La Lanterna #3 | 28 settembre 2014: quando Succi divenne una bandiera

Quattro anni fa contro il Milan il gol e quelle braccia protese verso la Mare
28.09.2018 21:00 di Bruno Rosati  articolo letto 2001 volte
Davide Succi
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
Davide Succi

La sconfitta subita per mano del Matelica non è facile da digerire. Il fatto che il Cesena scenda in campo ancora per i suoi tifosi è già di per sé un buon motivo per essere contenti, non era così scontato sino ad un paio di mesi fa. Se è vero che giocatori, allenatori e dirigenti passano mentre il Cesena resta, c'è da dire che questo Cesena dev'essere rappresentato per forza di cose da persone che ne incarnino al meglio i valori. 

Allora oggi è doveroso dare il meritato tributo a Davide Succi, calciatore e uomo che si è speso più di tanti altri nel portare in alto il nome della Romagna bianconera. Esattamente quattro anni fa, il 28 settembre 2014, un gol di Succi permetteva al Cesena di pareggiare contro il Milan e di raggiungere una delle più alte vette della sua storia recente. 

La rete è stata fra le più brutte che abbia mai messo a segno: dopo una decina di minuti Marilungo recupera a centrocampo una palla che sembrava persa, parte con una delle sue percussioni palla al piede e appena dentro l'area calcia un tiro centrale di destro; Abbiati para malissimo e la palla resta lì nell'area piccola a disposizione di Succi che si fionda come un falco e insacca. 

Nel suo repertorio abbiamo potuto ammirare di meglio: punizione, pallonetto, gol di precisione o palloni scaraventati in rete con potenza brutale dalla lunga distanza; c'è stata persino una rovesciata per gli occhi dei mille spettatori accorsi al Manuzzi per l’amichevole Cesena-Chiasso durante la sosta natalizia fra il 2013 e il 2014. È mancato solo il colpo di tacco ma noi non siamo gente dai palati troppo fini e ci va più che bene così. 

Quel gol al Milan è banale, dovuto quasi totalmente alla papera del portiere. Ma in quel momento non conta l'estetica assunta dalla traiettoria descritta dal pallone. Davanti hai il Milan e tutto il blasone che si porta appresso, lo stadio è pieno. Non vorrai mica dare soddisfazione a chi ha preso posto fra i seggiolini pensando che il Manuzzi sia una passerella? Segna come vuoi, purché la butti dentro. Eppure, estraniandosi dal contesto di pubblico e dall'avversario di fronte, quel gol guadagna ancora più valore. Ad un certo punto non conta nemmeno più il risultato. Conta chi ha segnato e la sua storia. 

C’è De Feudis in campo ma la fascia da capitano è legata stretta attorno al braccio di Succi che si prende una bella rivincita nei confronti di chi lo ha francobollato come un giocatore finito. Malgrado la promozione in serie A, la stagione precedente del Cigno è stata al di sotto delle aspettative. Re Davide ha trovato la via del gol solo cinque volte rispetto alle quindici dell'anno precedente. Si è dovuto sorbire diversi epiteti immeritati, c’è chi lo ha definito “zavorra” per non aver accettato di essere ceduto ad altre squadre ed essere rimasto a Cesena a tutti i costi. Magari tutti avessero questo attaccamento, invece lui è stato etichettato come perdigiorno e ruba-stipendio. Ma adesso che segna al Milan ottiene la sua rivalsa. 

Poi però c'è l'esultanza e tu che sei lì ti rendi conto che neppure il gol ha più importanza. Succi allarga le braccia come se volesse stringersi ad uno ad uno con tutti gli spettatori. E lì ti rendi conto del suo valore. Succi allarga le braccia verso la Curva Mare come a dire “Io sono con voi. Io sono come voi. Io tengo al Cesena quanto ci tenete voi”.

In quell’istante finisce il calciatore e nasce la bandiera. È una di quelle circostanze che trascendono il semplice concetto di sport. Chiunque fosse presente in quel pomeriggio agli sgoccioli di settembre può raccontare di aver vissuto un’emozione pressocché irraggiungibile e con il cuore gonfio d'orgoglio può raccontare di esserci stato. 

Grazie Davide: a te è scappato il gol, a qualcun altro è scappata una lacrima.