La Lanterna #29 | And the Oscar goes to…

In un contesto di assoluto grigiore, una piccola gemma splendente.
11.02.2020 08:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
La Lanterna #29 | And the Oscar goes to…

L’astinenza continua. Questo 2020 sembra proprio non voler concedere la benché minima soddisfazione. Tre punti racimolati su sei incontri disputati, una media alquanto magra.
Ciononostante, qualche timido segnale per riacquisire un minimo di fiducia c’è. I pareggi strappati in rimonta contro la settima e la quinta in classifica lanciano un messaggio forte e chiaro: le possibilità di risalire la china sono concrete, non una speranza utopica.

Questa flebile fiammella d’ottimismo non deve certo creare illusioni, lasciar pensare che il peggio sia già alle spalle. Non è ancora giunto il momento di stendere il tappeto rosso dinnanzi il Dolby Theatre per assegnare premiazioni e statuette. Però occorre saper dare a Cesare quel che è di Cesare, a mister Viali qualche enorme merito va già riconosciuto. Il suo Cesena visto in campo al cospetto del Padova sembra proprio incarnare la lotta di classe rappresentata in Parasite (pellicola del sudcoreano Bong Joon-ho, premiata come miglior film poche ore dopo la partita dei bianconeri). I veneti, malgrado la differenza di forze sulla carta, non sono riusciti a conquistare il predominio del match e, dopo il vantaggio estemporaneo siglato da Buglio, non sono stati capaci di imbrigliare il Cavalluccio, finendo per subire la rete dell’1 a 1 a pochi minuti dal termine.

Quel che colpisce maggiormente è la capacità del tecnico di Vaprio d’Adda di rimanere sempre schietto e lucido in ogni sua dichiarazione. Dopo Piacenza tutti hanno lodato la grande reazione di Ardizzone e compagni nella ripresa, Viali invece ha preferito soffermarsi sul quarto d’ora successivo al vantaggio emiliano che ha visto i suoi in totale balìa dell’avversario. E pure a seguito della sfida contro il Padova non si nasconde dietro al gol realizzato a ridosso del novantesimo, bensì dice a tutti platealmente: “Non è più il tempo della pacca sulle spalle”.
Il tempo è poco, bisogna fare punti il prima possibile. Un concetto tanto semplice quanto essenziale che il mister non perde occasione di comunicare a tutto l’ambiente sin dal suo arrivo sulla panchina.
E se Mandorlini (anch’egli subentrato, da quattro giornate sulla panchina patavina) afferma di aver visto la propria squadra sulle gambe e poco dinamica - lanciando frecciatine non troppo velate al suo predecessore -, Viali riconosce quanto di buono fatto da chi allenava prima, ammettendo di aver trovato una squadra in buona condizione e di apprezzare le trame offensive proposte dai bianconeri. Un gesto di galanteria per nulla scontato, di quelli in cui ci si imbatte raramente in un mondo individualista come quello del calcio.

Ovviamente non si assegna un premio prima di sapere l’esito di una prova, questa salvezza rimane ancora tutta da costruire. E verosimilmente William Viali non vincerà mai un Academy Award, però la bellezza e la sincerità delle sue parole sono da Premio Oscar.