La Lanterna #25 | Romagnoli siamo noi

“Romagna solatìa, dolce paese… ”
24.05.2019 07:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
L’orgoglio romagnolo
L’orgoglio romagnolo

“Si dovrebbe ripartire con una squadra formata da soli ragazzi giovani e tutti romagnoli”.
È una frase che a più riprese ognuno di noi ha sentito ripetere nel corso degli anni. A volte come polemica demagogica, specie se gli ultimi giocatori arrivati dalla campagna acquisti avevano deluso le attese o se l’obiettivo stagionale non era stato raggiunto. A volte con una vena nostalgica, ricordando un calcio di tempi pregressi, più genuino e meno massmediatico.

Bene, nonostante la vetrina non fosse di quelle più attraenti, contro la Pergolettese il Cesena ha impiegato ben sei giocatori nati in Romagna. Di cinque utilizzati nell’undici titolare, tre sono nati proprio a Cesena (Capellini, Zamagni, Campagna); Sarini e Andreoli invece arrivano da fuori provincia (il portiere è nato a Ravenna, il jolly offensivo è originario di Faenza). A gara in corso si è aggiunto pure Younes El Bouhali, proveniente da Imola (e qui ci sarebbe tutto un capitolo da aprire poiché gli imolesi si considerano romagnoli, sebbene risiedano sotto la provincia di Bologna).
Oltre a tutti loro, impossibile non citare pure Brenton Tola. L’ex capitano del Romagna Centro è nato sì a Durazzo ma risiede in Romagna praticamente da sempre e si è calcisticamente formato in questo lembo di terra compreso fra le spiagge dell’Adriatico e gli Appennini.
Occorre inoltre sottolineare che di questi ragazzi solo Tola e Capellini hanno superato i venticinque anni mentre tre di loro (Camapgna, Andreoli e El Bouhali) non hanno ancora compiuto i venti.

La maggior parte degli elementi di questo gruppo non ha ricoperto il ruolo di protagonista durante il campionato ed è abbastanza improbabile che il loro impiego contemporaneo potesse verificarsi in un contesto differente dalla poule scudetto. È comunque una ragione ulteriore per cui essere orgogliosi di questa squadra. A maggior ragione se si considera che uno scenario del genere era del tutto irrealizzabile sino all’anno scorso, quando giovani calciatori che avevano da poco iniziato a muovere i primi passi nel Cesena venivano ceduti spesso e volentieri prima ancora di essere arrivati alla formazione della primavera.

A suggellare il tutto, non poteva essere altri che un allenatore nostrano come Beppe Angelini. Un mister romagnolo che è riuscito ad essere profeta in patria e che di qui in avanti verrà ricordato non solo per essere riuscito a riportare il Cesena nel mondo dei professionisti, ma anche per aver schierato ben sette romagnoli in una singola gara dei bianconeri.