La Lanterna #15 | Scivoloni (ma la pioggia non c’entra…)

Solite disattenzioni che costano sempre più caro!
05.11.2019 08:00 di Bruno Rosati   Vedi letture
La Lanterna #15 | Scivoloni (ma la pioggia non c’entra…)

“Quando un diluvio si abbatte sulle nostre vite, dobbiamo pensare a cosa mettere in salvo”.
Metafora della gara del Cesena a Fermo e dell’incessante tempesta sotto la quale si è giocata. Questa è la sintesi di cosa siano oggi i bianconeri: una squadra che non ha ancora appreso cosa sia veramente importante nel corso dei novanta minuti.

La prestazione al cospetto dei gialloblù è la prima in cui gli uomini di Modesto sono tornati ad esprimere un gioco corale continuativo, con convinzione e una discreta efficacia, dopo il primo tempo del Romeo Menti di Vicenza. Nel frattempo è trascorso un mese di sterilità sia di manovra che di risultati. Vero è che a Ravenna, dopo essersi trovata sotto, la squadra aveva saputo reagire nella ripresa. Ma era stato prevalentemente un moto d’orgoglio, volto a sovvertire quel che ormai sembrava l’esito scontato di una prestazione insipida.

A Fermo si è visto qualcosa di nuovo, in positivo: finalmente il Cesena ha capito che nulla vieta di provare anche il tiro da fuori area. E da ciò sono scaturite due prodezze balistiche di Rosaia e Franco, i quali si aggiungono al sin qui poco nutrito gruppo di giocatori andati a bersaglio.
Questo è un lato della medaglia…

Poi però viene il resto. Ed è un bel peso sul groppone perché i gol subiti ora sono già ventuno. Seconda peggior difesa a pari merito con il Fano, ultimo. Su tredici partite giocate, il Cesena ha subito tre o più gol in tre occasioni. E solo in due circostanze (V. Verona e Imolese) non si sono subite reti avversarie.
Sarebbe semplice imputare questo annoso problema ad una difesa non all’altezza. Ma i dati dicono che le cose non stanno così. La retroguardia è il reparto in cui il Cesena ha fatto i maggiori investimenti sul mercato, a livello di monte ingaggi. Inoltre, più o meno tutti sono incappati in errori grossolani, quindi non si tratta neppure di livello dei singoli. È evidente che la questioni ruoti tutta attorno all’attenzione collettiva nella lettura di determinati momenti.

In occasione della prima rete di Maistrello, ad esempio, la cagione non risiede solo fra Brignani e Ciofi, su chi dovesse andare a contrasto con l’attaccante di casa. All’origine vi è il fatto che quel traversone non sarebbe neppure dovuto partire: Zerbin, in pressione su Iotti, lascia andar via il terzino e Valeri non va a stringere, lasciandolo libero di scodellare il pallone in mezzo. Sul corner dal quale poi lo stesso Maiestrello fa 2 a 2, la squadra nella sua interezza compie una valutazione sbagliata, comportandosi come se l’angolo battuto fosse a rientrare e non a uscire. E, infine, quando si salta in barriera viene sempre insegnato che non bisogna mai farlo in torsione.

Imprecisioni, leggerezze che si tramutano in grossolane sbavature. E, come è giusto che sia, nel professionismo queste disattenzioni le paghi a caro prezzo. Così ti trovi invischiato nella zona play-out, in piena bagarre per non retrocedere, nonostante il valore della rosa possa valere tutto un settimo o ottavo posto in classifica.
Fino a quando i calciatori del Cesena continueranno ad avere questi cali di tensione, si continuerà ad incappare in scivoloni del genere, che ci sia la pioggia o meno.