Perticone: “Sono ancora incazzato come una iena. Tornare? Magari…”

L’ex capitano bianconero si confessa: “Noi giocatori avevamo il diritto di sapere dei ‘veri’ problemi del Cesena. In Romagna volevo mettere radici. E quel successo con la Cremonese…”
04.12.2019 17:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
Perticone: “Sono ancora incazzato come una iena. Tornare? Magari…”

Avviso ai naviganti: questa è un’intervista che profuma maledettamente di rabbia. Di romanticismo. Di speranza. Di passione. Passione rigorosamente colorata di bianco e nero, ovviamente. Signore e signori, riecco a voi Romano Perticone.

Perticone, se le dico ‘Cesena’ cosa le viene subito in mente? Una cosa bella, mi raccomando…
“Ripenso spesso a quella vittoria raccolta con la Cremonese, con addosso la fascia da capitano. All’ultima giornata. Davanti al nostro meraviglioso pubblico. Quella salvezza arpionata in extremis era densa di significati. Quella sera mi sono emozionato, sul serio. Domanda: ci si può emozionare per una ‘semplice’ salvezza? Risposta: si può. Eccome se si può…”.

Su quella rimonta ‘targata’ Castori si potrebbe scrivere un libro intero.
“Dopo quel 3-0 beccato a Bari alla prima giornata c’era già chi ci dava per spacciati. Ma alla fine, il nostro obiettivo, siamo riusciti comunque a raggiungerlo. Grazie alla nostra grinta, al nostro orgoglio. Al sostegno dei nostri tifosi. Grazie ovviamente a Castori, che appena sbarcato a Cesena (per sostituire Camplone, ndr) ci disse: nel calcio non conta essere belli, nel calcio bisogna avere gli attributi…”.

Salvo sul campo. Fallito dietro la scrivania. Poi il Cesena ha fatto una brutta fine…
“Niente e nessuno potrà cancellare questa terribile ferita. Nel corso di quella stagione avevo percepito qualche segnale negativo sullo stato di salute del club, ma mi ero sempre voluto fidare delle rassicurazioni che arrivavano copiose dalla dirigenza. Solo quando la situazione è precipitata definitivamente mi sono reso conto che il Cesena stava morendo. Ora la giustizia dovrà dire chi ha sbagliato…”.

Si è sentito tradito da qualche dirigente bianconero?
“A dirla tutta… sono ancora incazzato come una iena. Perché noi giocatori, che per quella maglia abbiamo sempre sputato sangue, avevamo almeno il diritto di… sapere. Io stesso, fresco di rinnovo (e dopo aver detto no a una succosa offerta del Foggia, ndr), mi sono ritrovato all’improvviso a spasso. Io, la carriera, la volevo chiudere nella ‘mia’ Cesena. Io, a Cesena, volevo mettere le radici. Mia figlia è stata concepita proprio a Cesena. E il mio sogno era proprio quello di vederla diventare grande in Romagna…”.

Chissà, magari un giorno la rivedremo di nuovo in riva al Savio…
“Ora sono a Cittadella, dove mi sto trovando divinamente. Ambiente sano, persone competenti, poche pressioni: Cittadella resta davvero un’oasi felice del calcio italiano. Anche sul fronte dei risultati sono molto soddisfatto del campionato che stiamo facendo (i veneti sono in piena corsa per la promozione diretta, ndr). Però… Cesena è Cesena. Io ci spero sempre in un revival. Per tanti motivi…”.

Sappiamo che lei continua a seguire le gesta del ‘nuovo’ Cesena con estrema attenzione.
“Cerco di tenermi informato. Sia grazie a TuttoCesena sia grazie al prezioso aiuto del mio amico ‘Chicco’ Agliardi. Ho visto che, dopo un ottobre ricco di problemi, a novembre siete riusciti a rilanciarvi in classifica. Ad allontanarvi dalla zona rossa. In attesa di vedere la prossima stagione un Cesena in lotta per il 1° posto… in questo campionato confido in un piazzamento utile per i play-off”.

Lei lo sa che a Cesena, tanti suoi ammiratori (ed ammiratrici…), continuano simpaticamente a chiamarla ‘Capitan Mutanda’?
“… che spettacolo (risata, ndr). Sì, lo so. È che io, questo gesto di tirarmi su i calzoncini, l’ho sempre fatto. E continuo a farlo anche oggi. Non per fare il figo, non per edonismo. Lo faccio e basta. È un gesto che mi viene spontaneo. Ormai non cambio più…”.