La confessione di Bernacci: “Non sarei dovuto andare al Bologna”

L’Airone delle Vigne si racconta: “Nel 2009, ad Ascoli, non ce l’avevo con il Cesena ma ‘solo’ con… Bisoli. Appendere gli scarpini al chiodo? Non ci penso proprio… ”
18.09.2019 12:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
La confessione di Bernacci: “Non sarei dovuto andare al Bologna”

Dici Marco Bernacci e la mente di ogni tifoso bianconero, vola subito a Lumezzane. A Castori. A uno dei Cesena più belli di sempre. Al ‘premiato’ tandem Torino-Arbitro Farina. Ma non solo. Perché l’Airone delle Vigne, una volta salutato il suo amatissimo Cavalluccio, al popolo della Mare ha regalato pure una robusta manciata di bocconi indigesti.

Bernacci, non ha ancora deciso di attaccare gli scarpini al chiodo?
“A smettere, per ora, non ci penso proprio. Non ho ancora compiuto 36 anni, finché mi diverto e il fisico regge vado avanti. Anche quest’anno gli stimoli non mi mancano. Gioco nel Diegaro (campionato di Eccellenza, ndr). Siamo partiti forte, siamo primi in classifica. Vogliamo arrivare lontano… ”.

Apriamo il suo album dei ricordi in bianco e nero. La giornata da ricordare?
“Non sono bravo a fare le classifiche, faccio fatica a scegliere una giornata in particolare. In ordine sparso mi vengono subito in mente il derby col Rimini vinto per 3-2 in rimonta sotto la Mare, il mio gol segnato al Neri nei play-off, la famosa finalissima di Lumezzane. E poi ci sono tutte le reti che ho fatto in serie B… ”.

Sulla delusione più grossa le regalo io l’imbeccata: la semifinale play-off col Toro del 2006…
“Quel Cesena era forte. E bello da vedere. Fa sempre male ripensare a quella doppia sfida persa con i granata, a quel  discutibile arbitraggio sfoderato da Farina al Manuzzi. In quell’occasione, le nostre paure della vigilia (il Torino faceva gola alla serie A e, allo stesso tempo, il compianto fischietto ligure faceva rima – ehm ehm – con sudditanza psicologica, ndr) si tramutarono in realtà… ”.

Ad un certo punto lei è diventato pure una sorta di bestia nera per i bianconeri…
“Vero. Con addosso le casacche di Mantova ed Ascoli ho segnato diversi gol pesanti (sei, ndr) al Cesena. Quei gol, per me, avevano sempre un sapore agrodolce. Da un lato ero felice per aver gonfiato il sacco. Dall’altro ero invece triste per aver bastonato la mia squadra del cuore. La squadra dove sono cresciuto. La squadra della mia città”.

Il gol dell’ex che ha fatto più discutere arrivò una notte di settembre del 2009. Al Del Duca.
“Quella sera trasformai un calcio di rigore. I tifosi cesenati giunti ad Ascoli mi accusarono di aver sfoderato un’esultanza irriguardosa nei confronti del mio passato. Io però non ce l’avevo affatto col Cesena, con i miei ex sostenitori. Ma con Bisoli, che aveva passato tutta la gara a punzecchiarmi… ”.

Se potesse tornare indietro… la ‘patacata’ che non rifarebbe più?
“Col senno di poi, nell’estate del 2008, non sarei dovuto andare al Bologna. All’epoca dissi di sì agli emiliani perché volevo assolutamente andare a giocare in serie A. Poi col passare degli anni mi sono reso conto che, da ex bianconero, da… tifoso del Cesena, non avrei dovuto fare quella scelta”.

Recentemente l’abbiamo vista in tribuna al Manuzzi…
“Quando posso vengo a vedere qualche partita. Ultimamente sono stato anche a Villa Silvia a vedere un paio di allenamenti dei bianconeri. Sta cominciando a piacermi, questo giovane e rivoluzionato Cesena. Per me mister Modesto ci sa fare. La salvezza, per i bianconeri, resta l’obiettivo primario. Ma secondo me, più avanti, si potrà pensare anche a ‘qualcosina’ di più… ”.