D’Alessandro: “Quella volta che ho fatto infuriare Bisoli…”

L’ex bianconero, ora alla Spal, si racconta: “Che bello, dopo tanti anni, rivedere De Feudis ancora protagonista con addosso quella maglietta. Il vostro girone è tosto ma spero nei play-off…”
21.11.2019 08:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
D’Alessandro: “Quella volta che ho fatto infuriare Bisoli…”

Marco D’Alessandro, in riva al Savio, ha lasciato una vagonata di estimatori. E pure tanti amici. Amici veri.

D’Alessandro, se le dico Cesena…
“… mi tornano subito in mente quelle due stagioni intense. Pregne di emozioni. Il primo anno, dopo una partenza da film horror e dopo l’avvicendamento in panca fra Campedelli e Bisoli, riuscimmo a raggiungere una grande salvezza. Nel giugno del 2014, sempre agli ordini di Bisoli, al termine di un campionato ricco di colpi di scena, nella dolce Latina arrivò invece quella straordinaria promozione in serie A. A pensarci mi vengono ancora i brividi…”.

Bisoli e D’Alessandro: un legame per nulla banale.
“Bisoli è un tipo schietto, uno che ti dice sempre le cose in faccia: all’inizio, con lui, ho fatto davvero tanta fatica. Poi però, piano piano, ho cominciato a conoscerlo. A capire che lui si arrabbiava con me ‘solo’ per farmi crescere, per farmi maturare. È anche grazie alle sue strigliate se sono diventato un calciatore vero, un calciatore da serie A. Bisoli è stato uno dei pochissimi allenatori che ha saputo tirare fuori il ‘vero’ D’Alessandro. Non smetterò mai di ringraziarlo…”.

Lei, il Bisolone, una volta l’ha fatto sbroccare di brutto…
“Dicembre 2012. Sabato mattina. Ritiro bianconero. Era il giorno di Lanciano-Cesena. Io e Tabanelli arrivammo in ritardo alla classica riunione pre-partita che si teneva nella hall dell’albergo. Bisoli, quella volta, cominciò ad urlare e a dircene di tutti i colori. Ci umiliò davanti a tutta la squadra. All’improvviso diede un pugno alla lavagnetta che usava per fare le formazioni e ci comunicò che la nostra maglia da titolare era all’improvviso… svanita nel nulla. Ora, a ripensare a quell’episodio, mi scappa da ridere. Ma quella mattina, ve lo giuro, io e Taba avevamo il cuore in gola…”.

Forse, uno come D’Alessandro, avrebbe potuto fare di più. Molto di più.
“Nella vita si può fare sempre meglio. Però, quando mi guardo indietro e vedo il mio percorso, non ho poi grandi rimpianti. Mi sono tolto tante soddisfazioni, ho giocato diverse stagioni in A. Non sono mica poi così vecchio per fare bilanci finali: non ho ancora 29 anni, magari per me il meglio deve ancora venire (risatina, ndr). Adesso sono fermo ai box per colpa di un brutto infortunio al ginocchio. Ma non vedo l’ora di ributtarmi nella mischia, di tornare a dare una mano alla Spal…”.

Fra le fila del ‘nuovo’ Cesena milita ancora qualche suo vecchio compagno di merende bianconere.
“È bello vedere che, dopo tanti anni, De Feudis è ancora assoluto protagonista con addosso quella maglietta colorata di bianco e nero. Così come è bello sapere che pure Agliardi e Capellini lottano ancora per portare il loro amato Cavalluccio il più lontano possibile. Fatemi fare un grosso in bocca al lupo per il proseguo della stagione a Beppe, a Federico, a Nicola. E a tutto il Cesena. So bene che il girone B della C è difficile. La priorità resta la salvezza. Ma a maggio mi piacerebbe vedervi ai play-off…”.