Colucci: “Alessandro e Ricciardo erano da tenere. E su Modesto e il Conte...”

L’ex bianconero apre il suo diario dei ricordi, ma non solo: “Nel 2011 Campedelli si affidò a giocatori che non c’entravano nulla con il Cesena. E a chi mi dava del bollito…”
15.06.2019 18:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Colucci: “Alessandro e Ricciardo erano da tenere. E su Modesto e il Conte...”

Apre per noi il suo diario in bianco e nero, Giuseppe Colucci. Ma non solo. Visto che, l’ex centrocampista (anche) di Verona e Pescara, è sempre informatissimo sul ‘suo’ Cesena.

Colucci, lei arrivò a Cesena nel dicembre 2009. All’epoca qualche sapientone tuonò: ‘Campedelli si è portato a casa uno svincolato…bollito’.
“Bollito a 29 anni? Me la ricordo bene, quell’accusa assurda che mi fu rivolta. Io comunque, appena sbarcai in Romagna, cercai di rispondere alle malelingue con i fatti. Sul campo. Sapevo che potevo dare tanto a quella maglia. E così fu. Una manciata di mesi dopo, con Bisoli al timone, a Piacenza arrivò quella splendida promozione in serie A”.

Una volta arrivata la tanto agognata serie A, in molti pronosticarono per il Cesena un campionato da film horror…
“Già dal ritiro di Malles ci davano tutti per spacciati, per retrocessi, per morti e sepolti. Invece sapete tutti come è finita quella grande favola. Quella volta, a fare la differenza, fu il gruppo. L’esperienza di noi vecchi. La classe di Jimenez. E l’esplosione di gente come Giaccherini e Parolo. Mi emoziono ancora a ripensare a quella nostra rimonta finale…”.

Poi, l’ambizioso Campedelli, decise all’improvviso di provare ad alzare l’asticella. E il Cavalluccio scivolò ben presto all'inferno.
“Il peccato originale fu quello di affidarsi a giocatori che con la dimensione provinciale di Cesena non c’entravano nulla, vedi Mutu o Candreva. Quell’anno, secondo me, dalla società furono creati dualismi sbagliati fra giocatori della vecchia guardia che conoscevano il valore di quella maglia e atleti solo di…passaggio. Mi fa sempre malissimo ripensare a quella maledetta stagione…”.

Sono passati 7 anni dal suo addio al Cesena. Eppure sappiamo che lei continua ancora a seguire con affetto le gesta dei bianconeri.
“A Cesena ho vissuto momenti esaltanti. A Cesena ho ancora tanti amici. Tra l’altro sono spesso in Romagna, visto che ho preso casa a Milano Marittima. Sì, il Cesena lo continuo a seguire sempre con attenzione, con affetto. Sono felicissimo per il vostro pronto ritorno fra i prof. Non c’era nulla di scontato: vincere non è mai facile, neppure se ti ‘chiami’ Cesena…”.

Siamo curiosi: cosa ha apprezzato di più di questa (convulsa) cavalcata bianconera verso la serie C?
“I grandi artefici di questo ‘salto’ sono stati sicuramente Ricciardo ed Alessandro: lo dico subito, io li avrei confermati ad occhi chiusi anche per la C, non soltanto per le loro doti tecniche e realizzative. Mi è piaciuto poi Noce, un difensore centrale che per tutto il campionato ha giocato fuori ruolo (da terzino destro, ndr). Menzione speciale per il mio vecchio compagno di squadra De Feudis. Vedere Beppe ancora a Cesena, con in tasca quella sua fresca quinta promozione in bianconero, dimostra che il calcio moderno sa ancora regalare storie vere, storie da ricordare, storie da libro cuore. Auguro a De Feudis di vincere a Cesena almeno un altro campionato. E poi, Beppe, fra qualche anno lo vorrei vedere sempre a Cesena. Dietro la scrivania. Nel ruolo di dirigente. Cesena è la sua casa. Lo so io, lo sapete voi…”.

Pelliccioni & Company, al posto di Angelini, hanno deciso di chiamare Modesto. Lei, l’ormai ex trainer del Rende, lo conosce bene…
“Con Francesco ci ho giocato assieme a Pescara, in A. Modesto è un allenatore giovane, preparato, che vuole arrivare lontano: a Rende ha fatto bene, ora per lui Cesena sarà un passaggio fondamentale. Mi auguro che la società bianconera riesca a mettergli a disposizione una squadra attrezzata per la categoria. So che in Romagna non ‘girano’ grandi budget, però una piazza che vive di calcio come quella di Cesena merita comunque di poter fare un campionato importante…”.

A una piazza come quella di Cesena, che fa più di 8000 abbonati fra i dilettanti, non puoi dire: ‘Puntiamo a una salvezza tranquilla’. Almeno in C.
“Mi hai tolto le parole di bocca! Volevo dire proprio questo! Lo so bene che il Cesena è reduce da un fallimento. Lo so bene che a Cesena c’è una società giovane e senza grandi disponibilità economiche. Lo so bene che il campionato di C è complicatissimo. Però Cesena è Cesena…”.