Il Cesena ha preso quattro gol perché ha provato a rimontare

Tante critiche sono piovute per lo spirito mostrato in campo contro il Fano. E se invece fosse stato l’atteggiamento giusto?
10.12.2019 12:00 di Andrea Pracucci   Vedi letture
Il Cesena ha preso quattro gol perché ha provato a rimontare

Lo so, non è la prima cosa che verrebbe da fare dopo una brutta sconfitta subita contro la squadra penultima in classifica, ma per comprendere a pieno la strana partita disputata dai bianconeri sabato sera bisogna ragionare sui motivi profondi di un risultato così pesante.

Il Cesena è rimasto in dieci dopo un solo minuto, a causa dell’espulsione di Brunetti per fallo da ultimo uomo su Barbuti in area di rigore. Dagli undici metri proprio il centravanti di Sassuolo ha permesso agli ospiti di andare in vantaggio anche nel punteggio. A questo punto Modesto si trovava davanti ad un bivio: da un lato il desiderio di non subire un’imbarcata avrebbe potuto spingere l’allenatore a schierare la squadra in modo prudente, magari abbassando Valeri come centrale di sinistra e puntando sul mantenimento dello svantaggio unitario, nella speranza di creare qualche occasione con le ripartenze.

Se non si fosse ancora capito, però, è utile ribadire che il credo di Modesto è ben definito e posa sulle solide fondamenta dell’aggressività. Possono esserci alcune variazioni nello spartito - come indicato in una precedente analisi, ad esempio, nel secondo tempo delle partite in cui i bianconeri si trovano in vantaggio il pressing viene applicato sempre meno e il baricentro tende ad abbassarsi -, ma rinunciare ad un princìpio cardine dopo un singolo giro di lancette non è sicuramente facile.

Così i dieci giocatori in campo hanno sostanzialmente mantenuto le loro posizioni, con Rosaia che a tratti indietreggiava vicino a Maddaloni e Brignani senza però abbassare stabilmente il proprio raggio d’azione. L’obiettivo dichiarato del Cavalluccio era quello di rimettere la partita in carreggiata nella prima frazione di gara, quando ancora lucidità ed energie non erano venute meno. In questo modo si spiega il grande sforzo atletico che ha portato il Cesena a creare quattro nitide occasioni da gol in questo lasso temporale; la sfortuna e la scarsa precisione di Valeri, Russini, Borello e Butic hanno impedito ai padroni di casa di raggiungere il pareggio.

Dall’altra parte del campo, nel frattempo, gli iniziali tentennamenti in fase di pressione confermavano una giornata negativa per quanto riguarda la coordinazione nei movimenti di difensori, mediani ed esterni. Sul primo gol la distanza tra la linea di centrocampo e quella difensiva aveva creato un cuscinetto perfetto per la creatività di Baldini, autore di una partita sontuosa e in grado di servire molto bene l’inserimento di Barbuti che ha portato al nefasto evento spartiacque. Questa tasca non è mai stata coperta dai bianconeri, che hanno lasciato banchettare i tecnici giocatori marchigiani negli spazi di mezzo. Non era facile mantenere le distanze giuste con l’uomo in meno, ma sicuramente movimenti più coesi avrebbero tolto ossigeno alla manovra offensiva degli ospiti.

Il secondo tempo ha corroborato ulteriormente questa intuizione sul piano gara attuato da Modesto. Il Cesena infatti si è rapidamente spento, privo di tutto il carburante bruciato nei quarantacinque minuti iniziali e sempre meno motivato a rimontare, con lo svantaggio che cresceva e i minuti che passavano.

Si possono avere diverse posizioni riguardo alla scelta presa dal tecnico calabrese. Sarebbe stato meglio rannicchiarsi in area di rigore e cercare di evitare l’imbarcata? Questa decisione avrebbe però obbligato la squadra ad applicare una difesa posizionale nella quale i difetti dei difensori bianconeri sono emersi con forza in diverse occasioni. Forse, tentare di ristabilire la parità nel primo tempo non è stata un’idea così assurda. Peccato che Russini si sia fatto pescare in fuorigioco e che il tiro-cross di Valeri non abbia oltrepassato la linea di porta; magari ora staremmo parlando di un’altra partita.