Il calcio ai tempi del coronavirus

09.03.2020 17:00 di Redazione TUTTOCesena   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Il calcio ai tempi del coronavirus

Come purtroppo preannunciato qualche giorno fa, un giocatore della Reggiana -  primo caso tra i professionisti - è risultato positivo al Covid-19. Si tratta dell'ex bianconero Favalli. Ora tutta la squadra, che già non si allenava da una settimana, è in quarantena. La psicosi dilaga: il Pescara scende in campo con le mascherine in B, due giocatori del Cosenza rifiutano di imbarcarsi per Verona, la Pro Vercelli dichiara di non voler più giocare e l'associazione calciatori minaccia lo sciopero.

Con un calendario già fitto di recuperi il caos Reggiana - che non potrebbe giocare contro il Modena questo fine settimana - diventa un rompicapo difficilmente risolvibile ma il punto è un altro. Che senso ha impegnare risorse preziose, logistiche e umane, per garantire delle partite di calcio, quando il sistema sanitario nazionale è prossimo al collasso, almeno al nord, e non si riesce a far passare alla popolazione il messaggio che il tempo degli scherzi è finito?

Il calcio che continua è un segno di normalità che non ci possiamo permettere e non vogliamo nemmeno avere. È una cosa sensa senso e un messaggio sbagliato.

Come TuttoCESENA continueremo a darvi conto degli sviluppi riducendo al minimo le informazioni non essenziali per sopravvivere in questo periodo di crisi da coronavirus. Non importa come sia finito il sondaggio sui portiere, non importa nessuna polemica nè statistica.

Il messaggio è chiaro: il Covid-19 si sconfigge tutti insieme, con misure non farmacologiche, semplicemente interrompendo il contagio attraverso una severa limitazione delle risorse sociali. 

Ci impegneremo a veicolare al massimo questa informazione. Poi, speriamo preso, cercheremo come tutti di tornare alla normalità.

A proposito, anche voi siete d'accordo: niente porte chiuse, il campionato sarebbe stato da sospendere come indicato qui.