Quando i giocatori bevevano solo Sangiovese di Romagna
Arrivasti a Cesena nel 1968, quali i primi ricordi di quel periodo e quali aspettative avevi dopo esserti messo in luce al Cervia?
Giocavo nel Cervia allenato da Arnaldo Pantani, uno dei fondatori del Cesena, il quale mi consigliò al presidente Manuzzi, cosi nel 1968/69 debuttai in serie B con la squadra guidati dai cesenati Matassoni e Riva che avevano sostituito l'esonerato Meucci. Il salto di categoria era enorme, ma io mi sentivo di poter diventare titolare... e dopo il primo anno lo diventai collezionando rispettivamente con 31, 29 e 38 presenze in serie B nelle tre stagioni seguenti.
Il Cesena stava nascendo e incominciava a farsi conoscere in campo nazionale. Cosa ricordi di quel periodo, sia come gestione societaria che a livello di squadra?
Si stava uscendo da un calcio vecchio e abitudinario, cominciava ad essere più professionale con allenatori sempre più qualificati. Per noi giovani Cesena era l'ideale per crescere, c'era la giusta confidenza familiare, ma con l'impegno tacito di raggiungere il massimo... cosa che si realizzò con l'arrivo di Radice.
Hai un aneddoto che ti è rimasto impresso e che ricordi con piacere?
È un aneddoto che riguarda il presidente Dino Manuzzi il quale controllava sempre i conti spese della squadra. Si accorse che a far crescere la cifra dei costi alberghieri era la voce bevande. Chiese informazioni al nostro responsabile accompagna tore Vittorio Casali in presenza del grande segretario generale Pietro Sarti e si scopri che nei ristoranti la voce vino copriva il 25% dei costi!
A quel punto il presidente Manuz zi ordinò che nelle trasferte future si portasse il sangiovese di Casali. Così con la scusa che la squadra poteva bere solo quel vino arrivavamo con il Sangiovese di Romagna fatto in casa. Inizialmente la cosa creò un po' di imbarazzo, ma quando gli hotel conobbero la bontà di quel sangiovese pregarono Casali di portarlo sempre. Il presidente Manuzzi con quella mossa fece conoscere il sangiovese in molte città d'Italia.... tutti i produttori di oggi dovrebbero riconoscergli una royalty per questa pubblicità gratuita.
