Il muratore e il maratoneta: sempre di corsa

02.03.2013 12:00 di  Giovanni Guiducci   vedi letture
Fonte: Il Bianconero
Battista Festa
Battista Festa

Valori tecnici non eccelsi, ma grande generosità ne hanno fatto due beniamini del pubblico sia a Cesena che a Modena. Sono Battista Festa e Paolo Ponzo. Il primo giocava in mediana e raggiunse la serie A con i romagnoli, il secondo giocava sulla fascia e si conquisto la A con gli emiliani.
Festa, già ai tempi in cui vestiva la maglia gialloblù era soprannominato il “muratore”, perché svolgeva questo lavoro con una piccola impresa di cui era socio, mentre giocava a livello dilettantistico nella Pergolettese. Anche Ponzo era partito tra i dilettanti con il Vado. Nessuno dei due ad iniziò carriera avrebbe probabilmente immaginato di giocare un giorno a San Siro o all’Olimpico.
Festa addirittura aveva pensato di smettere con il calcio, perché non era facile conciliare il lavoro e gli allenamenti. Quando a 24 anni gli proposero di andare a fare un provino per il Modena, pensò che oramai fosse troppo tardi per tentare la carriera tra i professionisti. Invece fu preso e nel 1969 si ritrovò a giocare in serie B con i canarini.
Anche Ponzo riuscì ad attirare le attenzioni di un club professionistico come il Genoa, che nel 1992 lo prelevò dal Vado e lo inserì in Primavera, senza però mai arrivare in prima squadra. Così l’anno seguente fu costretto a ripartire dalla C2 a Montevarchi.
Entrambi in campo si dimostrarono campioni di umiltà e generosità. Anche dal punto di vista tecnico presentavano caratteristiche simili. Festa era un motorino inesauribile, un indomito lottatore in grado di garantire un prezioso lavoro di interdizione e di raccordo, anche se a volte tanto impeto e generosità andava a discapito della precisione.
Ponzo suscitava simpatia e ammirazioni nei tifosi perché come un maratoneta correva, pressava e contrastava senza tregua, sebbene i suoi movimenti fossero sgraziati. Alternava recuperi e sgroppate da applausi a passaggi completamente fuori misura.
Approdarono a Cesena rispettivamente nel 1971 e nel 1992.
Il “muratore” arrivò in Romagna dal Modena in cambio di Vittorio Zanetti. Inizialmente non gradì il trasferimento perché aveva sperato di finire in un grosso club (era circolato il nome dell’Inter). In serie A ci finì comunque con il Cesena, conquistando una storica promozione nel 1973. Come altri giocatori di quegli anni era solito frequentare il bar Bianconero, tra una partita a carte ed una biliardo. Rimase a Cesena fino al 1976 prima di passa all’Atalanta per giocare fino a 37 anni. Appesi gli scarpini al chiodo diventò un imprenditore edile.
Sfortunata, dal punto di vista di squadra, fu invece l’esperienza del “maratoneta” a Cesena dove al termine della stagione 1996-’97 arrivò la retrocessione in B. Tipo schivo Ponzo si integrò comunque nella vita della città svolgendo attività di volontariato presso la Caritas di Cesena. Lasciata la maglia bianconera conobbe l’amarezza di retrocedere anche con Reggiana e Savoia e la sua carriera sembrava destinata a perdersi nelle categorie inferiori. Invece ripartì dal Modena e con due promozioni a fila si trovò a giocare in serie A e incrociare sulla sua fascia gente come Maldini, Zambrotta o Cafù. A 40 anni era ancora in campo a correre con la maglia dell’Imperia in Eccellenza. Oggi è responsabile del settore giovanile del Savona.