Perchè la punta non è arrivata

07.09.2012 10:29 di  Francesco Pizzinelli   vedi letture
Perchè la punta non è arrivata
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© foto di Federico De Luca

Un pomeriggio d' estate i due fratelli, come al solito, erano usciti col pallone: gli piaceva troppo tirare calci fingendo di giocare in serie A, o la finale della Coppa del Mondo: uno faceva sempre l' Italia e l' altro, ciclicamente, il Brasile, l' Argentina o la Germania.
L' Italia voleva essere sempre il fratello maggiore, se no erano botte: il più bravo a giocare era però il piccolo, un vero talento; se n' erano accorti gli osservatori delle squadre locali, aveva già fatto qualche provino, e aspettava delle risposte. Nel frattempo, quel pomeriggio, era il Brasile.
Succede che quel giorno l' Italia ha un rigore a favore, e che va a batterlo Altobelli: i sudamericani protestano, ma non c' è niente da fare, l' arbitro (che è sempre Altobelli..) non sente ragioni e posiziona la palla sul dischetto.
Fa molto caldo quel pomeriggio, talmente caldo che ad arrivare fino al campetto di calcio i due proprio non se l' erano sentita: hanno preferito improvvisare una sfida tra i palazzi, con i segnali stradali e le auto parcheggiate come pali delle porte.
Ed il portiere brasiliano si piazza lì, a metà strada tra una Innocenti rossa e un senso unico: parte Spillo, una breve rincorsa e.......palo. Palo pieno.
Vetro dell' Innocenti rossa in frantumi.
Non si può neanche scappare: il proprietario è un vicino di casa, appena sceso e il tempo di due bestemmie i genitori dei fratelli sono già sul posto: Altobelli, con sorpresa del portiere brasiliano, lo sostituisce in porta e spinge l' azzurro in zona dischetto "quando arriva il babbo te dici che è colpa tua, se no poi fai i conti con me! Chiaro?!!"
Il babbo si avvicina, guarda i due a testa bassa e prende per un orecchio l' italiano: "Spillo" si difende "non sono stato io! Davvero! E' stato lui, io ero in porta!"
Il portiere brasiliano abbassa la testa e non dice niente.
Il babbo lo sa: lo sa che il portiere brasiliano in realtà ha un piede alla Altobelli, e che la punta azzurra che tiene per un orecchio è in realtà un portiere in incognito: la punizione è tutta per lui, una settimana senza pallone.
La sera a cena i due fratelli non si parlano, il grande era già stato chiaro un' ora dopo il fattaccio: "questa me la paghi, vedrai! Non adesso però, che te lo aspetti, neanche domani, e nemmeno tra una settimana.....quando non ci starai pensando più, mi vendico!"

Passano circa 20 anni.
Il piccolo ha giocato a calcio nella sua vita, ci avevano visto giusto: ha smesso presto, un infortunio e molta sfortuna, ora fa l' allenatore.
Il grande è diventato un imprenditore, il calcio è rimasta una passione ma col pallone tra i piedi non è mai stato più che un onesto amatore: per compensare, si compra la squadra della sua città.
Un' estate, chiama il fratello piccolo: "vieni ad allenare?"
Grande festa, in famiglia si stappa lo spumante: il piccolo è commosso, abbraccia il fratellone.
Poi succede che l' ultimo giorno di mercato è convinto che il fratello gli comprerà la punta che manca, per avere una squadra competitiva: sembra fatta, e invece non arriva nessuno.
Nessuno.
Da casa, il fratello grande guarda la conferenza stampa del piccolo che annaspa, prova a dire qualcosa, che farà con quello che ha a disposizione: ma gli occhi tradiscono qualcosa, qualcosa che riesce vedere solo Igor.
"Te l' avevo detto, Nicola, che te la facevo pagare"