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CORRIERE ROMAGNA - Fine delle trasmissioni
14.05.2012 13:19 di Francesco Satanassi
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Fonte: Corriere Romagna Non è vero che ci sono solo brutte notizie sul Cesena. Ieri per esempio è finito il campionato. È finito al termine di un girone di ritorno da 7 punti in 19 partite, con una serie di numeri umilianti e storici da far rivedere almeno un paio di almanacchi. Eppure è finita con lo stadio che è stato un fenomeno da analisi sociologica, uno stadio che ha passato gli ultimi 15 minuti a cantare “Romagna Mia”. E mica solo la curva, erano i tre quarti del Manuzzi. Cosa c’era dietro quel clima di festa? Perché nostalgici talebani che sopportano la visione di Rennella che indossa la maglia di Hubner hanno addirittura voglia di fare il tifo? Forse perché cantare “Romagna mia” di fronte al Cesena con meno spirito romagnolo della storia è l’ultima forma di appiglio a un sentimento di identità. Magari questa squadra si fosse limitata a perdere le partite. È andata oltre: non ha trasmesso niente. E allora magari per buona parte degli indomiti di ieri, gente che sotto il diluvio voleva comunque esserci, ci voleva addirittura Secondo Casadei per ricordare innanzi tutto a se stessi che quello con la maglia bianca era davvero il Cesena. È finita male ma è finita cantando, senza mattoni lanciati, fumogeni in campo o copertoni bruciati sul parcheggio. È finita con 22 punti, i punti che si sperava di avere alla fine dell’andata. Però è finita ed è la notizia migliore. Da Roma alla Roma. Due anni fa cominciò tutto con Roma-Cesena 0-0, con i dubbi su cosa potessero fare Giaccherini e Schelotto in serie A e Nagatomo che cominciava a farsi scoprire. È finita ieri con Cesena-Roma 2-3 e un saluto al grande calcio nel segno di alcuni grandi giocatori. Per esempio Mario Santana, il tipo di giocatore che il Cesena dovrebbe sempre avere nel caso partecipasse alle coppe europee. Marione ha apparecchiato ri rabbia e talento il primo e l’ultimo gol di ieri. In avvio il suo dribbling a sinistra ha fatto girare Kjaer come una trivella, armando il piattone vincente di Del Nero. Alla fine di tutto, l’ultimo gol del Cesena in A è stato una delizia da cartoni animati: il 2-3 del recupero non contava più nulla, ma è stato un qualcosa di bello che fa il pari col mostruoso talento di Lamela e l’atteggiamento positivo di un Totti con gambe e testa sulla partita fino alla fine. Roma in rimonta. Il Cesena della prima mezzora avrebbe anche voglia di fare la partita, con la Roma che ha belle idee, ma anche una difesa improponibile per chi punta ogni anno ai primi quattro posti. Dall’altra parte la Romagna bianconera ci mette tanto Santana e parecchio Guana per dare ritmo al motore, mentre davanti Rennella conferma la sua madornale inadeguatezza. Il Cesena sfiora addirittura lo 0-2 al 18’, quando Del Nero manca la deviazione su cross di Santana e in porta ci entra lui anziché il pallone. E’ il sussulto che sveglia la Roma, che arriva all’intervallo forte di due colpi di zampa tipici dell’elefante che scaccia la mosca. Bojan e Lamela. Erik Lamela era partito piano, poi il suo quarto d’ora che porta all’intervallo è magnifico, da giocatore che fa tutto bene e lo fa pure ai mille all’ora. Inizia al 27’ con un cross fantastico da sinistra che arma il tuffo vincente di Bojan, che segna l’1-1 e mortifica la difesa di Ceccarelli e Von Bergen. Cinque minuti ed ecco il sorpasso ospite: primo vero errore di Guana e pallaccia sanguinosa persa ai 20 metri: tacco immediato di Totti per Lamela, che fionda il sinistro centrale e sorprende Ravaglia facendogli fare una mezza figura.
Fine stagione. Squadre subito lunghe e Cesena che prima della pausa può impattare, ma al 47’ il colpo di testa di Rennella (fuori) è imbarazzante ed è lo specchio di una squadra che cerca di attaccare senza attaccanti. Altre notizie - Rassegna stampa
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