CORRIERE ROMAGNA. A processo l'ex vice presidente del Cesena
«Io no stupido. Io due aneurismi e un infarto. Per questo no venuto altre volte». Ha iniziato chiedendo scusa al giudice Camillo Poillucci ed alle parti in aula attorno alle 13.30.
Ha finito alle 15.45 circa, cercando i carabinieri che lo avevano coattivamente accompagnato nel primo pomeriggio ed alterandosi perchè i procedimenti non venivano sospesi e lui, stando male, aveva bisogno di prendere medicine e di assentarsi.Sergio Aletti, cesenate d'adozione, imprenditore, ex vice presidente del Cesena Calcio e leader delle società calcistiche Ravenna e Triestina fallite entrambe nel corso della stagione 2011/2012 di Prima Divisione, era in alcuni casi parte lesa in altri imputato in 5 procedimenti penali riuniti in un'unica udienza in cui l'accusa era rappresentata dal Pm Massimo Maggiori.
All'inizio si è parlato di un processo in cui erano imputate due ex dipendenti dell'hotel-ristorante Pino di Cesenatico. Qui Aletti era potenziale parte lesa perchè le due donne erano accusate di aver indebitamente ritirato della posta (arrivata all'indirizzo dell'albergo): missive riconducibili al contenzioso tra proprietà e gestione dell'hotel stesso che è chiuso ormai dal 2007.
Le due donne (difese dall'avvocato Carlotta Mattei) sono state assolte. Lo stesso Aletti, in un italiano stentatissimo nei contenuti grammaticali per le difficoltà d'espressione acquisite con le malattie, ha spiegato di non ricordare neppure chi fossero le due imputate e quindi nemmeno le querele presentate contro di loro.
E' stato il comune denominatore dei vari processi di ieri. All'inizio di ogni udienza l'avvocato difensore chiedeva il legittimo impedimento per Aletti che aveva presentato un certificato medico attestante "diabete e prodromi di aneurismi e di infarto"; certificato che consigliava 20 giorni di riposo. Ad ognuno dei 5 fascicoli il giudice ha respinto il legittimo impedimento forte di una perizia (presente in uno dei faldoni) in cui Aletti non risulta essere gravato da un "impedimento assoluto" a sostenere processi.
Così, successivamente, sono state ascoltate le testimonianze (anche peritali) di una doppia imputazione che grava sull'ex patron di Ravenna e Triestina. Accusato di aver falsificato la firma della moglie per alcune operazioni economiche legate a società a lei intestate ma che per l'accusa erano sotto la diretta gestione di Aletti. Qui i procedimenti per falso in scrittura privata e documentale ma anche per aver trattenuto delle documentazioni di società intestate alla moglie, sono stati aggiornati al prossimo 16 di ottobre.
E' qui, che dopo oltre 2 d'ore in aula, la dialettica di Aletti si era fatta un po' più fluente (pur restando stentata). Ha detto di non poter restare in aula per questioni cliniche. Se ne è andato, ed è stato dichiarato contumace per i restanti fascicoli.
In uno di questi era persona offesa. Ha denunciato per stalking, calunnia e falsa testimonianza a vario titolo l'ex moglie e una serie di persone a lei legate anche da legami di parentela. Dopo le testimonianze c'è stato anche qui l'aggiornamento per la futura sentenza (al 12 dicembre).
Ultimo atto di giornata (con sentenze poi lette alle 19) il procedimento che vedeva Aletti accusato di non aver mantenuto il proprio figlio minore e l'ormai ex moglie. Mancanza di sostentamenti che per Procura e parte civile (avvocati Angelo Loreto e Mauro Cacciaguerra) erano da attribuire ad una precisa volontà di Aletti che era nelle disponibilità finanziarie di poter provvedere ai pagamenti.Per la difesa (Fabio Malpezzi e Gianluigi Biondi) invece, il cesenate avrebbe in parte provveduto tramite terzi al sostentamento della famiglia. Salvo poi non essere più in grado di farlo per le malattie che lo hanno colpito e che gli impediscono di lavorare. Qui il giudice ha condannato Aletti (considerando le questioni di contenzioso fino a novembre 2009) a 4 mesi di reclusione e 20.000 euro di provvisionale economica solo per il figlio, non per l'ex moglie.
