Un altro calcio è possibile: dal calcio tedesco al modello St Pauli - Parte I

17.01.2020 21:25 di Stefano Severi   Vedi letture
Un altro calcio è possibile: dal calcio tedesco al modello St Pauli - Parte I

Era il 6 marzo di 7 anni fa quando gli ultras bianconeri, con un comunicato firmato sia da Wsb che Sconvolt, si oppose alla creazione della nascitura Cesena per Sempre per rilanciare invece il “modello St Pauli”. “No alla follia del finanziamento popolare” recitava il comunicato che potete rileggere su TuttoCesena cliccando qui:Facciamo un vero azionariato popolare come il St Pauli, il club posseduto da 13.000 tifosi!!! [..] Tifosi che VOTANO e DECIDONO, non mucche da mungere o pecore da tosare alla bisogna”. Il comunicato si concludeva con un’esortazione: “Noi vogliamo un vero azionariato popolare modello ST PAULI!!!”.

Da quel momento il “modello St Pauli” è diventato una specie di mantra, spesso citato nelle discussioni societarie, prepotentemente entrato nel lessico della tifoseria bianconera. Ma cosa prevede esattamente questo modello, che in realtà non è un azionariato popolare (guai a chiamarlo così ai biancomarroni di Amburgo!) e come funziona? 

Considerato che molte considerazioni di quel comunicato del 2013 sono quantomai attuali, compresa la frase sibillina destinata all’allora sindaco  - Lucchi e i politici si carichino il problema sulle spalle e smettano di dare credibilità a persone e progetti falliti in partenza -  e che tante previsioni si sono avverate, siamo andati ad approfondire anche la questione St Pauli. Lo abbiamo fatto andando direttamente alla fonte, ovvero nel quartiere portuale di Amburgo, per incontrare la prima associazione ufficiale associata al St Pauli completamente fondata da italiani. Si tratta delle “Brigate Garibaldi” che ci accompagneranno in questa nostra inchiesta per capire come funziona il calcio tedesco e a quali modelli potrebbe aspirare il Cesena e, più in generale, un nuovo calcio italiano.

Iniziamo dalle presentazioni: chi siete?

Siamo le Brigate Garibaldi, un’associazione di tifosi italiani, riconosciuta come club ufficiale del St Pauli del quale condivide il movimento sociale e politico oltreché sportivo. Le Brigate sono state fondante circa un anno fa, il 27 gennaio 2019 e hanno ricevuto il riconoscimento ufficiale a partire dallo scorso 1 luglio, ovvero dall’inizio della nuova stagione sportiva. Degli 8 soci fondatori la metà è di Amburgo e l’altra metà vive in Italia: Novara, Parma, Perugia e Roma.

Cosa significa condividere il movimento sociale e politico del St Pauli?

Per spiegarlo dobbiamo aprire una lunga parentesi: ovvero raccontare come funziona il fußball in Germania. Per regolamento della federcalcio tedesca, la DFB (omologa della nostra Figc), tutte le squadre devono essere delle associazioni e non dei club. Cioè prima di tutto devono essere ammesse al registro nazionale delle associazioni: qualcosa come le nostre Asd, anche se in Germania tutte le associazioni sono simili – si differenziano solo per nome e statuto – e soprattutto l’associazionismo può fare profitto. In particolare sono riconosciute come società professionistiche quelle in Erste, Zweite e Dritte Bundesliga, omologhe della nostra Serie A, B e C, governate da una stessa Lega (e non tre diverse come in Italia), la DFL.

Da dove nasce quest’obbligo di creare associazioni e non club?

Storicamente l’associazionismo in Germania unisce ed è sempre stato la punta organizzativa dei vari stati tedeschi fin dall’800, in Prussia, in Baviera e poi nella Germania post seconda guerra mondiale. Tutte le squadre sono “eingetragener Verein”, ovvero associazioni registrate, dal Bayern Monaco al St Pauli, e conseguentemente in quanto associazioni sono aperte a tutti. Chiunque può farne parte: è questo lo spirito tedesco. Le uniche eccezioni sono Bayer Leverkusen, Wolfsburg e Osnabrück: aspirine e lupi sono nati come “dopolavoro” rispettivamente della casa farmaceutica Bayer e della Volkswagen, per cui solo i lavoratori di queste aziende possono farne parte. Osnabrück nasce invece dall’associazionismo cattolico tipo le nostre Acli: ma questi sono gli unici club con una limitazione all’accesso.

Come funziona in dettaglio una squadra di calcio, o meglio, un’associazione tedesca?

Ogni associazione ha un proprio statuto, depositato presso DFB e DFL, e a questo si rifanno tutti i soci che partecipano facendo attività politica, sportiva e sociale. È importante sottolineare come l’associazionismo nasca anche per salvaguardare i valori sociali della Germania. Ogni statuto sostiene ed è scritto ad hoc per la propria zona ed ha alla base la propria tradizione storica e culturale. Mentre in Italia le tradizioni vengono distrutte – guardiamo a quello che ha fatto Pallotta a Roma – in Germania vendono protette e valorizzate. Tanto per fare un esempio: lo Schalke è di Gelsenkirchen, nella Ruhr, zona di miniere e minatori e afferma nel proprio statuto di avere una responsabilità sociale proprio nei confronti dei minatori come quelli che hanno fondato l’associazione. Allo stesso modo il Bayern Monaco difende le tradizioni bavaresi e così via: questa responsabilità sociale è il cordone ombelicale tra la gente e l’associazione.

Come funziona nel dettaglio un’associazione tedesca?

Tipicamente ci sono i probiviri che controllano il Cda, il quale viene eletto dall’assemblea dei soci. Poi il Cda in genere propone all’assemblea i nomi dei presidenti – possono essere 3, 5, 7 e persino 9 – e il più votato diviene il primo presidente. Poi ci sono le varie commissioni, che rappresentano le divisioni dell’associazione: c’è quella del calcio maschile, poi ci può essere quella della pallavolo, pallacanestro, e così via. A St Pauli abbiamo quella per calcio per non vedenti, atletica, triathlon, etc. Ogni associazione ha diverse commissioni, diventando un po’ una polisportiva, e questa è un’altra grande differenza con l’Italia: resta il fatto che l’associazione è sempre al di sopra di ogni singola commissione.

Questo modello rappresenta anche un vantaggio economico per l’associazione stessa?

Certo, anche se il Bayern Monaco con i suoi 280mila soci è l’associazione più grande al mondo. Questi soci ogni anno, tramite la propria quota associativa, versano nelle casse biancorossi circa 30 milioni di euro che rappresentano un’entrata extra oltre agli sponsor e alle televisioni. Questi 30 milioni però non vanno solo alla squadra di calcio ma sono tutti reinvestiti nelle varie commissioni: ad esempio sia quella del calcio femminile che basket maschile stanno dominando i rispettivi campionati.

Il modello dell’associazionismo però non è solo tedesco…

No, il Boca Junior ad esempio ha uno statuto simile a quelli delle associazioni tedesche, oppure potremmo citare il Lisbona che con i 260mila soci è la seconda associazione al mondo dopo il Bayern. Infine l’associazionismo aumenta e diffonde la pratica sportiva tra i soci: non a caso in Germania si registrano 9 milioni di praticanti sport registrati su un totale di 80 milioni di abitanti mentre in Italia ce ne sono solo 1,9 su 60 milioni di abitanti. 

(fine prima puntata).