E se alla fine la nostra fortuna si chiamasse Martorano?

20.04.2021 07:00 di Stefano Severi   Vedi letture
E se alla fine la nostra fortuna si chiamasse Martorano?

Uno spettro si aggira per la Romagna: lo spettro del Martorano. Tutte le potenze della vecchia dirigenza si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro. Ci sono i riminesi che sfottono il Cesena chiamandolo Martorano, giornalisti che sui social sparano ad alzo zero e tifosi un po’ troppo imborghesiti che si vergognano di essere ripartiti da questa piccola associazione di campagna.

Eppure, a ben guardare, potrebbe essere proprio il Martorano a salvare il nuovo Cesena da derive ben note e già vissute in passato. L’associazione dilettantistica Martorano, dalle cui ceneri è nato il Cesena FC, ha infatti dato in eredità al sodalizio bianconero (la holding) un’impostazione dal basso, non centrata sull’uomo solo al comando, bensì sugli sforzi di una larga base di soci. A questo va poi aggiunto il discorso Accademia, con lo statuto anche legalmente mutuato dall’analoga struttura del Martorano, che legalmente impegna i soci ad operare senza fini di lucro e senza possibilità di generare plusvalenze.

È ancora poco, certo, per arrivare ad una società, o meglio un’associazione, solida come quelle di stampo tedesco. Ma la strada è senza dubbio quella e, a meno di clamorose sterzate future, anche gli attuali “grandi soci” della holding, stanno rispettando questo spartito. Anche in caso di ingresso di un improvviso, quanto improbabile, imprenditore desideroso di apportare liquidità, questo approccio non verrebbe snaturato. Naturalmente tanti osservatori hanno criticato questa scelta che avrebbe tenuto lontano possibili compratori, tra i quali l’ex Samb Fedeli.

È questa mentalità che permette al Cesena di sopravvivere anche in tempo di covid, anche con un disavanzo di qualche centinaio di migliaia di euro, anche mentre il resto delle società dalla A alla C si trova alla prese con clamorosi problemi di liquidità che si protrarranno per anni (visto e considerato che quest’anno il versamento dell’Irpef, ovvero oltre il 40% del monte ingaggi, non è stato cancellato ma solo rimandato).

In ultimo, guardando quello che succede a Bari, bisogna anche ringraziare che il Comune abbia evitato che certi personaggi, De Laurentis è proprio uno di questi, abbiano messo le mani sul Cesena. All’epoca le critiche furono tante, soprattutto da parte di chi ha ancora il mito del vecchio patron, l’imprenditore appassionato e benefattore che investe a fondo perduto sulla squadra. Insomma chi non ha ancora capito che questo modello di calcio, nato negli anni ’80 con la legge sul professionismo, è morto con il concetto di Spa. Non è più sostenibile. Non permette investimenti.

E allora forza Martorano. Che non vuol dire, attenzione, forza società (quelli non siamo noi di TuttoCesena): è un attestato di stima per il modello, non per le persone.