Tifare Cesena significa (anche) essere anti-juventino
Mia nonna ha un’ottantina d’anni, ama lo sport e tifa Juventus. E’ cresciuta col mito di Bartali, odiando Coppi, poi il ciclismo è diventato un’altra cosa e ha iniziato a seguire il calcio, scegliendosi la Juve giusto per fare un dispetto a mio nonno, che dal Grande Torino ad oggi ha sempre avuto un cuore granata.
È da allora che in casa mia si è sempre tifato Juve. Sono cresciuto con “Juve squadra mia” e “Hurra Juventus”, col poster di Roberto Baggio che alza la Coppa Uefa e la pelle d’oca per Jugovic che sistema la palla sul dischetto, batte Van Der Sar e fa la capriola.
Devo vergognarmi per questo? Qualcuno a Cesena dirà di “sì” ma io son convinto del contrario…e vi (gli) spiego perché.
Siamo romagnoli e le tradizioni sono importanti, ma anche quelle cambiano. Da bambino la tradizione domenicale era giocare a calcio, dietro casa con gli amici se era bel tempo, in casa a Sensible Soccer se faceva freddo. Da ragazzo la tradizione della domenica era incollarsi a “Tutto il calcio minuto per minuto”, con la propria formazione del Fantacalcio trascritta su un foglietto. Poi è arrivato il Manuzzi, la Bombonera e il 12 marzo 2011: Cesena-Juventus, in serie A.
Nel calcio, come in tutti gli sport, ci sono gli spettatori e poi ci sono i tifosi. I primi sono quelli che si augurano prima di tutto di vedere un bello spettacolo, che magari simpatizzano per qualcuno ma sono disposti ad accettarne la sconfitta senza drammi. Poi ci sono i tifosi e quelli vivono per una sola squadra. Gli spettatori sono quelli che si siedono in tribuna o in gradinata, i tifosi stanno in curva (e non si siedono per niente).
Quando sei un tifoso non puoi avere dubbi. Chi dice di tifare Cesena ma è disposto ad accettarne la sconfitta nel nome di una qualche volata scudetto di Juve, Milan o Inter, semplicemente, non è un tifoso del Cesena. Chi dice di tifare Cesena ma esulta ad un gol del Bologna a San Siro, semplicemente, non è un tifoso del Cesena.
La passione non è una cosa che puoi dividere e spartire o, meglio, forse puoi farlo ma indebolendola e contraddicendoti. Per come la vedo io, chi tifa per due squadre è come chi esce con due ragazze: non dico che non puoi farlo, ma in fondo le tradisci entrambe.
Non sono stato sempre un tifoso del Cesena, ma mi sento di non aver mai tradito la mia passione: c’è stato un tempo in cui tifavo Juve e c’è un presente (e un futuro) in cui tifo Cesena. I brividi che provavo da ragazzo per la capriola di Jugovic sono gli stessi che ho provato quel 12 marzo 2011, quando uno dei migliori Cesena che posso ricordarmi rimontò due gol a una Juve tramortita. E nell’esplosione di gioia al gol di Parolo, proprio sotto la Mare, il dito medio più alto di tutti era il mio. Una gioia nella gioia per tutti quei romagnoli che avevano esultato ai gol di Matri, unendosi ai cori e agli sfottò juventini.
E’ soprattutto per quei romagnoli che l’idea di un nuovo sgambetto a una Juve (questa volta) lanciata verso lo scudetto, ora, accende le mie fantasie più di qualsiasi corsa salvezza o sentenza del calcio-scommesse. Anzi, la verità è che sarei disposto ad assolvere Mutu da ogni peccato del passato in caso di un gol decisivo contro la Vecchia Signora.
Tifare Cesena, oggi più che mai, significa anche essere anti-milanista, anti-interista e anti-juventino. Non credo che mia nonna capirebbe, ma in fondo non è mai stata in Curva Mare…
