Un ex pupillo di Bisoli guida la carica del Francavilla

Cosmo Palumbo, capitano degli abruzzesi prossimi avversari del Cesena, ha un passato in bianconero, in Lega Pro, nel 2008-09: “Bisoli mi diede tanta fiducia ma fui condizionato dagli infortuni”
12.10.2018 08:00 di Bruno Rosati  articolo letto 3092 volte
Cosmo Palumbo
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
Cosmo Palumbo

Attenzione alla sorpresa Francavilla. Gli abruzzesi, dopo aver mancato l'accesso ai play-off dello scorso campionato soltanto per due punti, quest’anno coltivano grandi ambizioni e arrivano all’Orogel Stadium a pari punti con il Cesena. Abbiamo scambiato due chiacchiere con il capitano della squadra teatina, Cosmo Palumbo, che ci ha parlato anche del suo trascorso proprio in riva al Savio.

Nella stagione passata, al suo primo campionato in Abruzzo, il suo bottino è stato di 13 gol e 2 assist in 33 presenze.
“Lo scorso campionato è andato molto bene. I compagni e lo staff mi hanno messo nelle condizioni giuste per esprimermi al meglio. Tutti quei gol per un centrocampista sono tanti. Sono arrivato qui grazie al direttore, non conoscevo la presidenza, né l'ambiente. La società si è rivelata molto seria e preparata, come poche se ne trovano in queste categorie. È una situazione molto tranquilla dove si può lavorare bene”.

C'è un obiettivo particolare che vi siete posti?
“Quest'anno la squadra si è rinnovata, sono cambiati diversi elementi. Però è una rosa che può tranquillamente dire la sua in questo campionato. Ci sono giocatori di alto profilo per la categoria, i presupposti sono giusti per ambire a qualcosa d’importante. Diversi giovani in rosa giocano a Francavilla ormai da anni. La società ha fatto un ottimo lavoro nel confermarli perché in serie D non ce ne sono molti così bravi della loro età. Devono comunque crescere ancora tanto come calciatori e di segreti qui non ce ne sono. Siamo un bel gruppo, anche al di fuori del campo, dove ognuno si mette a disposizione del proprio compagno. Credo sia la cosa più importante, alla base del raggiungimento dei grandi successi”.

Cosa si prova ad essere scelti come capitano?
“Ad inizio ritiro qualcosa mi era stato accennato sia dal mister, sia dal presidente. Ci sono alcuni di noi che sono da anni qui a Francavilla, per me è un onore fare il capitano. Ed ho il supporto di persone che hanno tanta esperienza come Cafiero, Cruz e Banegas. Mi sapranno sicuramente dare una mano nel ruolo di guida e ciò mi rende contentissimo. È stata un’investitura importante di cui vado molto fiero”.

Che tipo di partita vi aspettate domenica?
“Non sarà semplice giocare al Manuzzi: tra l’altro sarà pure la prima partita in cui il Cesena potrà contare su tutti i propri tifosi al completo. I sostenitori saranno un'arma fondamentale per il Cavalluccio. Noi non veniamo certo per fare una passeggiata e andare via. Siamo consapevoli della nostra forza e il nostro obiettivo è quello di fare punti. Il Cesena, pur essendo partito tardi, è una squadra organizzatissima e può contare su giocatori di livello superiore. Alcuni di loro li conosco, come Alessandro e De Feudis che ho incontrato proprio a Cesena e Ricciardo con cui ho giocato a Casale Monferrato”.

Ci racconta della sua esperienza in Romagna?
“Arrivavo dalla primavera del Napoli e quello fu il mio primo anno fra i grandi nel 2008-09. È un rammarico aver fatto poche presenze, ho avuto qualche infortunio di troppo, specialmente all'inizio quando mi sono strappato. Bisoli mi ha dato tanta fiducia e considerazione, nonostante fossi un giovane alle prime armi. A gennaio sono rientrato a pieno regime ed ho partecipato al torneo di Viareggio con la primavera per riprendere la giusta forma. Però davanti avevo tanti giocatori di primissimo piano: lo stesso De Feudis che è ancora lì con voi, Giaccherini, Sacilotto, Ceccarelli. Per giocare in quella squadra dovevi essere pronto. Probabilmente non era il mio momento per disputare un campionato di vertice. Magari, se fossero state in vigore le regole di adesso avrei avuto più spazio. Giocare con gli under solo perché esiste questa regola ti può mettere in difficoltà. Dieci anni fa questo non poteva accadere. Se uno meritava di giocare veniva utilizzato come Djuric, Rossi o Regini. Ad oggi le regole ti impongono di schierare in campo ragazzi non ancora pronti. Ciò è un handicap per tutte le società, in particolar modo quelle più ambiziose. È stato giusto quindi giocare poche partite però è stato veramente un bell’anno. Il fatto di aver vinto sicuramente condiziona il ricordo che ho di quella stagione ma è stata una delle migliori che abbia vissuto nel corso della mia carriera”.

Quali differenze ha trovato nel passare da una metropoli come Napoli a città più piccole?
“All’inizio vedevo completamente un mondo diverso. Napoli è molto caotica, ci sono abitudini differenti rispetto ad altri posti come Francavilla e Cesena. Queste sono località più tranquille dove puoi vivere una vita più serena. Girando tantissimo l’Italia ho avuto modo di vedere posti in cui ho pensato sarebbe bello viverci un giorno. A Napoli fai fatica ad abituarti se non ci sei nato. Io però torno spesso dalla mia famiglia ed al momento è lì che presumo di stabilirmi al termine della carriera”.