Silva lo sa

In carriera l'esperto tecnico dell'Isernia ha battuto il Cavalluccio quattro volte su quattro
09.11.2018 10:00 di Bruno Rosati  articolo letto 2203 volte
mister Massimo Silva
© foto di Federico De Luca
mister Massimo Silva

Il Cesena deve prontamente reagire all’inattesa sconfitta interna contro la Recanatese. Sulla sua strada troverà una vecchia conoscenza, uno che al Cavalluccio le ha spesso e volentieri suonate di santa ragione. L’allenatore dell’Isernia, Massimo Silva, non ha certo bisogno di presentazioni. 

Mister Silva, come va?
“Sono ancora arrabbiato per il risultato di domenica ma già guardiamo al Cesena” .

Dopo l’esperienza di due anni fa alla guida del Campobasso, questa nuova avventura in Molise è partita decisamente con il piede giusto. 
“Sarei rimasto molto volentieri a Campobasso perché la città e i tifosi mi amavano, proprio tutti. L’anno scorso tuttavia non si sono verificati i presupposti per rimanere, per allestire una squadra all’altezza. In Molise devo aver lasciato un bel ricordo perché infatti quest’anno mi hanno fortemente voluto ad Isernia, siamo una realtà giovane e c’è un bel progetto per uno come me a cui piace ancora vivere le emozioni sul campo. Dobbiamo crescere e salvarci prima possibile. Al momento ce la stiamo cavando, con qualche vittoria di prestigio già centrata” .

Soffre un po’ la lontananza da casa?
“Sono originario dell’Oltrepò Pavese ma ho sempre vissuto a Milano. Non dimentico certo i miei trascorsi da giocatore con Inter e Milan. Ho pure una maglietta dedicata nel museo dei rossoneri. La mia storia mi ha portato a stabilirmi ad Ascoli dove è nato tutto: squadra, calcio e famiglia. Lì ci torno ogni quindici giorni, non è poi così lontano. In Lombardia sono rimaste mia madre e mia sorella, di tanto in tanto vado a trovarle” .

Sulla panchina dell’Ascoli ha battuto il Cesena quattro volte su quattro. Sembra che lei sia uno specialista di questa sfida.
“Sono state grandi battaglie, quelle degli ultimi anni me le ricordo bene, contro Bisoli soprattutto. L’ultima al Manuzzi in particolare: Zaza era squalificato ma la partita venne rinviata per neve, così nel giorno del recupero il mio bomber aveva già scontato la squalifica. Dopo il vantaggio di Ceccarelli, segnò una doppietta, due gol bellissimi. Appena rividi Bisoli, aveva ancora il dente avvelenato per quella partita. «Ma io avevo una squadraccia», gli dissi. Mi rispose: «Una squadraccia meno uno». E aveva ragione” .

Da giocatore invece ha mai trovato il gol contro i bianconeri romagnoli?
“Quando c’era Bersellini alla guida del Cavalluccio, in più di un’intervista disse: «Silva è un grande centravanti». Infatti ho avuto una brillante carriera. Non ricordo però se sono mai andato a segno contro il Cesena. Sono comunque state sempre delle belle sfide". 

Insomma, un’autentica bestia nera.
“Mah, non direi. A me il Cesena ha suscitato anche molte simpatie nel corso degli anni, soprattutto quando c’era Giampaolo, infatti ci rimasi molto male per l’epilogo che ebbe la sua avventura in Romagna. E poi lo seguivo con molto interesse anche quando in panca sedeva Fabrizio Castori, il mio amico-nemico”. 

Anche il prossimo match seguirà il solito copione delle partite del Cesena contro Silva?
“Il prossimo sabato ci sarà la festa per i centoventi anni di storia dell’Ascoli. Ero invitato a scendere in campo prima della partita per la storia che ho scritto con quella maglia, sia da calciatore che da tecnico. Invece il Cesena ci ha chiesto di anticipare la gara. Sarà un peccato non poter esserci con Giordano, Lorieri e Adelio Moro. Io sarò sicuramente molto agguerrito. Sarà una bella partita anche questa. Per noi, una cittadina di provincia che solo quest’anno si è affacciata alla serie D, sarà un piacere accogliere un club che vanta un passato così importante e che anche quest’anno riesce a portare più di diecimila persone allo stadio. Bene, bene, bene. Il campionato però è uguale per noi come per voi, attenzione".

Anche l’Isernia ha un suo Zaza, un giocatore che può fungere da spauracchio?
“Non abbiamo un cannoniere vero e proprio. Ma il nostro vecchio capitano, Iaboni, dall’alto dei suoi trentanove anni può essere ancora un pericolo".