Renzetti alza il gomito (senza vodka né Moretti)

 di Stefano Severi  articolo letto 2473 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Renzetti alza il gomito (senza vodka né Moretti)

1. Un solo tiro in porta in due partite è troppo poco per lasciar spazio recriminazioni. La tecnica del Cesena, da un mese a questa parte (con l’eccezione di ampi tratti di partita col Pescara) è quella di parcheggiare il bus davanti alla porta di Fulignati e sperare che davanti succeda qualcosa. È un piano legittimo ma certamente rischioso: basta che un vada storto un minimo dettaglio e tutto crolla.

2. Stasera i dettagli sono due. Il primo è rappresentato dalla mano di Scognamiglio, che dopo aver magistralmente tolto coi piedi la palla dalla linea di porta, ha rimesso in mezzo la sfera proprio con il braccio destro. E Paulinho ha ringraziato. Qui si tratta di pura e semplice sfortuna, che fa parte del calcio e che è serenamente da accettare.

3. Il secondo dettaglio ad aver deciso la gara è invece la gomitata killer rifilata, con incomprensibile quanto gratuita cattiveria, da Renzetti a Kupisz. L’episodio è avvenuto in piena area di rigore e ha letteralmente ridotto in una maschera di sangue lo sfortunato polacco che, a causa di questo episodio, è stato costretto ad abbandonare il campo.

4. Nemmeno tre minuti dopo è arrivato il gol dei padroni di casa e per una volta il Cesena non è stato in grado di trovare il pareggio, concludendo senza reti all’attivo la seconda trasferta consecutiva.

5. Quando va in frantumi un piano di gioco esclusivamente basato sulle barricate è naturale addossare le colpe al perno della squadra, quel Cascione ingenuamente (e probabilmente immeritatamente) espulso al minuto 95 da un direttore di gara in totale confusione. Va bene così, Cascione ha le spalle larghe e, al contrario di qualche suo compagno di reparto, non si è mai nascosto anche al costo di commettere degli errori (ok, tanti).

6. La realtà mostra invece un Cesena ampiamente prevedibile, con i tecnici avversari che ormai hanno studiato a memoria i movimenti di Laribi e Jallow, predisponendo sempre un mediano ad accorciare sull’italo-tunisino e costringendo l’africano a ricevere palla solo sulle fasce, dove la sua pericolosità è minima.

7. Castori lo sa e gli va bene così: non è un caso che i suoi esterni di centrocampo giochino quasi sempre di prima, senza mai provare ad alzare la squadra ma affidandosi sovente al lancio in profondità. È una partita a scacchi: Tesser contro Castori, dove Tesser vuole colpire il tecnico romagnolo in mezzo al campo sfruttano la posizione arretrata di Cascione e tagliando ogni rifornimento per i due in avanti.

8. Se ci fosse stato l’ausilio del Var probabilmente avrebbe vinto Castori invece, con l’imponderabile fattore umano ed arbitrale, ha vinto Tesser.

9. Il Cesena chiude il girone d’andata con 23 punti, a cavallo tra play-out e salvezza diretta.  Soprattutto chiude con una sola sconfitta il trittico di trasferte micidiali Frosinone-Parma-Cremona più il Palermo in casa. Prima di lamentarsi perché il Cesena gioca male – il paradigma del bel gioco è ormai meno credibile della Boschi di fronte a Travaglio – bisognerebbe andare a rivedersi Pro Vercelli-Cesena 5-2. Quindi ringraziate Castori e non lamentatevi del grasso che cola.

10. Poi c’è Renzetti, il grandissimo tifoso del Genoa. Qualcuno a Cesena aveva ancora il coraggio di dedicargli uno striscione. Lui ha ripagato i suoi ex tifosi con il massimo dell’antisportività, un gesto bruttissimo che niente ha a che fare con il calcio. La sua gomitata a Kupisz è il triste epilogo di una grandissima storia d’amore passata dalle gioie della A al tradimento con i bibini, poi il ritorno di controvoglia a Cesena e ora la definitiva rottura. Adesso è proprio finita.