Ma Calcutta per chi tifava?

 di Stefano Severi  articolo letto 4454 volte
Ma Calcutta per chi tifava?

1. Bravo Fabrizio Castori. È vero che sei cambiato nel corso di questi anni. Sei diventato più saggio, più oculato, sai gestire meglio certe situazioni. Sia che si tratti di leggere la gara dal punto di vista tecnico che da quello emotivo.

2. La gara dello Stirpe, inutile negarlo, si è sviluppata intorno alle contestate, e contestabili, decisioni del direttore di gara. A caldo comprensibilmente la rabbia era tanta: Castori però anzichè sfogarsi sui social come un millennial qualunque  è riuscito a mantenere un atteggiamento impeccabile e a condurre i suoi uomini al meritatissimo pareggio.

3. Se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola: finiamola subito di fantasticare su cosa sarebbe successo con un’altra conduzione arbitrale. Fa arrabbiare, lo so, ma non ci si può fare nulla. Il calcio in Italia è così.

4. A costo di risultare impopolare preferisco abortire sul nascere ogni accenno alla moviola e concentrare la mia analisi sullo stato di forma del Cesena che indica una sola cosa: la vera impresa, ovvero la salvezza a fine campionato, è più che mai alla portata.

5. Questa squadra ricorda certi giochi da bambini che hanno una levetta per azionare due diverse modalità di funzionamento. Se la metti sull’1, come contro Brescia e Ascoli, se ne sta tutta sulla difensiva pensando a non prenderle. Se la metti sul 2 va all’attacco, alla garibaldina, ricordando un po’ il Cesena del “vecchio” Castori. L’importante è che non resti sullo 0, cioè spento, come ad Empoli, fino a questo momento unico vero e proprio passo falso del tecnico marchigiano.

6. Castori sapeva bene che il limite principale della squadra di Longo era la difesa e che impostare la partita sulla difensiva sarebbe stato un vero e proprio suicidio: ecco la scelta di partire all’attacco sin dai primi minuti.

7. Il grande merito di questa squadra è l’aver complessivamente mostrato, e conseguentemente messo in campo, più personalità dell’arrogante Frosinone che già alla vigilia aveva battezzato questa gara come “abbordabile”.

8. Da questo punto di vista è stato bravo Castori a motivare i suoi giocatori: serviva un tecnico del genere per restituire fiducia ad un giocatore come Laribi, letteralmente man of the match, che ha surclassato il grande ex di giornata, Camillo Ciano, uno che quando le partite diventano pesanti è sempre il primo ad offuscarsi.

9. Nel rovente finale di gara poi spesso i bianconeri si sono girati verso la panchina di Castori in cerca di aiuto e di consigli, specie dopo il colpo potenzialmente da ko del 3-2 frusinate. Castori oggi non ha mai perso la bussola, si è arrabbiato, ma ha continuato ad indicare la strada ai propri soldati. Che l’hanno seguito e l’hanno ripagato.

10. L’ultimo punto oggi non è prettamente sul Cesena ma sul calcio italiano in generale: ieri all’Olimpico di Roma nel settore riservato ai tifosi della Spal non è stata fatta entrare una bandiera con il volto di Federico Aldrovandi. Ci sta lamentarsi di Pillitteri, di Tavecchio, di Lotito, di Ventura o della Gazzetta dello Sport: ma se amare il calcio in Italia significa non poter portare in curva la bandiera di un ragazzo assassinato di notte in un parco, allora ci meritiamo altri mille Pillitteri, Tavecchio e Ventura. E ce li meritiamo tutti, nessuno escluso.