Il gladiatore

 di Stefano Severi  articolo letto 1887 volte
Il gladiatore

1. Alla fine Castori, in sala stampa, ride. Stempera le tensioni. Sorride a quelli che ha davanti anche se in cuor suo vorrebbe dirgli tutt’altro. Ma ormai l’esperienza prevale sull’irruenza, e oggi si festeggia la vittoria come punto di nuova partenza.

2. Tutto inizia l’indomani della brutta sconfitta di Novara. Castori prende in mano la rassegna stampa e legge commenti, quasi sinottici, che non gli piacciono per niente. E il fatto che siano così simili gli fa pensare che non sia una casualità.

3. Le colpe della sconfitta in Piemonte sembrano tutte e solamente le sue, figlie delle sue scelte tattiche e umane. Castori non ci sta, è un leone in gabbia, vuole urlare al mondo che il solo fatto che questa squadra sia viva è merito suo. Che da fuori sembra tutto facile ma lavorare a Cesena, in questo periodo, non è così facile.

4. Castori ne deve parlare al più presto con la società, perché quelle voci lo stanno colpendo nel personale. Se il Cesena vuole continuare a lottare per la salvezza con lui in panchina, nel ruolo di tecnico e parafulmine, deve prendere le sue difese in maniera esplicita: non è un ultimatum ma il tono è perentorio.

5. La dirigenza bianconera è spalle al muro: la Curva Mare è saldamente dalla parte di Castori e una consistente parte di tifoseria gli è ancora riconoscente per i fasti passati. Separarsi da Castori ora significherebbe ammettere il fallimento completo del progetto tecnico (quale progetto? No, dai, non andiamo off-topic).

6. Ecco che la società prende, tramite interviste contemporanee e simili per contenuto, le parti di Castori. La fiducia è rinnovata ed estesa. Magicamente, dopo la pioggia di critiche post Novara, si ritorna a parlare di “unità” e simili amenità.

7. Castori apprezza l’inversione di rotta ma l’umore resta non dei migliori. Già parlavano del ritorno di Drago. Sono ferite difficili da cancellare.

8. Castori in settimana continua a lavorare a testa bassa. Le sue idee, le sue scelte non cambiano. Jallow, Cacia ed Esposito sono fuori combattimento. La formazione è quasi obbligata. L’unico che perde il posto è (ancora una volta) Donkor, per il resto tutto è uguale.

9. Arriva l’Entella che dopo pochi minuti è già sotto. Ad opera di Kupisz, il tanto criticato Kupisz. Poi Schiavone, che ha già messo a segno i gol di Sensi di due anni fa, e poi ancora Dalmonte. Tutto facile, persino troppo, per un allenatore commissariato.

10. E rieccoci in sala stampa, a raccontare la vittoria, a parlare di 4-3-3 al posto di 4-4-1-1, a sfoderare moduli e sorrisi. Tanto non cambia niente – pensa tra sé e sé Castori – sono solo un più esperto nel gestire queste situazioni ma resto il gladiatore dei primi anni a Cesena. Questa squadra è la mia creatura e la difenderò fino all’ultima giornata.