Good night, and good luck

 di Stefano Severi  articolo letto 4339 volte
Good night, and good luck

1. Finalmente è finita perché davvero non se ne poteva più. Non se poteva più di tanti giocatori, non se ne poteva più delle maglie della Lotto, non se ne poteva più del campo sintetico e non se ne poteva più nemmeno dei veronesi. Che almeno hanno sofferto come noi 8 anni e un giorno fa (17 maggio 2009, Verona-Cesena 0-0) e che grazie ad un Akammadu in formato Batos Tuta hanno vissuto il loro quarto d’ora di purgatorio prima del paradiso. Va bene lo stesso, con i mezzi a disposizione meglio non averli tra i piedi nel prossimo campionato cadetto.

2. Akammadu, Setola e Bardini: tre giocatori della Primavera che stasera, il primo e l’ultimo in particolare, hanno vissuto momenti di gloria. A dimostrazione che il vivaio bianconero qualcosa di buono ancora riesce a produrre. O a pescare in giro per l’Italia. Mentre Elia Petrelli a Torino si fa riconoscere a suon di gol c’è solo da augurarsi che questi tre ragazzi possano finalmente entrare a far parte del Cesena del prossimo campionato, che di fatto è già nato stasera.

3. A parte la festa del Verona ci sono due immagini che descrivono la surreale serata dei tifosi bianconeri. La prima a pochi secondi dalla fine del tempo regolamentare, quando il Cesena conquista una rimessa d’attacco proprio sotto il settore dei Casual, gli ultras della gradinata per intenderci, e tutti salano in piedi per chiedere a gran voce ai bianconeri di spingere fino all’ultimo secondo per vincere la partita, mentre i giocatori del Cesena li guardano sbigottiti. La seconda immagine è del post partita, quando sarebbe dovuto avvenire il giro di campo per salutare un pubblico da record, uno dei più caldi d’Italia: non si presenta nessuno (ufficialmente le forze dell’ordine avrebbero proibito il giro di campo ma sarebbe stato risalire un minuti per salutare tutti), se non Rigione con il figlioletto. Tutti gli altri restano nello spogliatoio. In Curva Mare appare un eloquente striscione: “Ora via tutti”.

4. Prima di tutto va fatta una doverosa premessa: il vero fallimento in questa stagione sarebbe stato retrocedere. Per il Cesena non è stata certamente un’annata positiva e il bilancio (sia economico che sportivo) resta pesantemente in rosso. Però nello sport (come nella vita) è dalle sconfitte, o meglio dalle lezioni lasciate dalle sconfitte, che nascono le grandi imprese. L’esempio del 2013 è eloquente: stagione disastrosa nella quale si gettarono le fondamenta per la più clamorosa impresa della storia recente del Cesena. Quindi anche questo campionato non è tutto da buttare ed al contrario potrà essere molto utile per costruire la nuova squadra.

5. Detto questo sia il comunicato degli ultras emesso alla vigilia di Cesena-Verona che l’atteggiamento dei tifosi a fine partita vanno decisamente compresi. Se fino a poche ore fa era lecito pensare che il tempismo di quel comunicato – che in società ha colpito profondamente nel segno – non fosse il migliore, gli eventi post partita di stasera hanno dato ragione agli ultras. Non presentarsi a salutare un pubblico di 10 mila abbonati che non ha mai nemmeno per un istante smesso di incitare la squadra e non ha mai perso il distintivo tratto di civiltà che la contraddistingue è un’onta troppo grande per essere dimenticata con facilità.

6. Questa squadra, costruita in estate sotto le direttive di Massimo Drago, ha sempre difettato di personalità e non di tasso tecnico: lo si è spesso visto e saputo. Il mancato saluto di stasera però è davvero grave. Con che coraggio potrà la società, tra pochi giorni, tornare a chiedere ai tifosi bianconeri di abbonarsi? Con la prospettiva di allestire una squadra che a seguito di qualche critica non saluta il pubblico a fine campionato? Non si chiede certo un allenatore che vada sotto la curva a prendersi le responsabilità dei giocatori – è successo anche questo a Cesena, ricordate? – ma il campionato non sarebbe dovuto finire così.

7. Mi sarei aspettato un gesto diverso anche da Camplone e mi auguro che non sia un segnale per il futuro. Senza troppi giri di parole: non riuscire a confermare il tecnico abruzzese anche per la prossima stagione significherebbe aver sprecato tutto quello di buono (che non è nemmeno così poco) che c’è stato in questa stagione. Camplone in questo momento ha in mano le chiavi del Cesena: ha sviluppato un’idea di gioco chiara con tante possibili varianti, sa bene quali pedine confermare e quali sostituire e, ultimo ma non meno importante, ha compiuto un capolavoro dal punto di vista atletico con i suoi “allenamenti neri” e con le ripetute in salita. Due esempi su tutti: Garritano e Rodriguez. Il primo è diventato un punto di riferimento dopo i mesi passati ad ammuffire in panchina mentre il secondo ha disputato un ottimo finale di campionato anche grazie a un fisico molto più asciutto rispetto a inizio stagione.

8. Ora è tempo di risposte. La rottamazione del debito con Equitalia ci è stata pubblicizzata in tutte le forme e modi possibili ma con quali soldi avverrà? Non a caso ultimamente si è iniziato a parlare anche di un possibile piano B, alternativo alla rottamazione, ovvero una trattativa diretta con il Ministero delle Finanze. Come mai questa improvvisa frenata dopo l’entusiasmo iniziale?

9. Gli americani che fine hanno fatto? Il presidente Lugaresi aveva dato tempi piuttosto precisi anche se l’ultimo riferimento temporale pubblico indicava nel mese di luglio il momento risolutore dell’operazione. È però rischioso costruire una squadra a luglio e la riuscita o meno dell’accordo con i fondi americani sarà determinante nel tratteggiare le potenzialità di mercato del nuovo Cesena.

10. Già da domani intanto Camplone, Foschi e Lugaresi discuteranno il possibile rinnovo di contratto del tecnico abruzzese e probabilmente entro il fine settimana si saprà qualcosa. Le parti restano comunque distanti per le pretese economiche ma soprattutto tecniche di Camplone, aggravate queste ultime dall’incertezza sulla permanenza di Rino Foschi nel ruolo di direttore sportivo. Good night, and good luck.