L'AVVERSARIO - Le fere rossoverdi

 di Patrick Lavaroni  articolo letto 852 volte
Valjent
© foto di Federico Gaetano
Valjent

LA STORIA
A Terni si dice che la maglia rosso-verde sia fin troppo pesante per coloro che non sono predisposti al sacrificio e al lavoro: due caratteristiche che rappresentano veri e propri dogmi nella città umbra, doti spesso riproposte nelle sue interviste da Domenico Toscano, mister dell’ultima promozione in B, avvenuta nel 2012. Ciò testimonia che da ben 5 anni, le “fere” difendono con orgoglio la categoria; in particolare l’ultima salvezza è stata agguantata con le unghie e coi denti, confermando il soprannome di belve, guadagnato grazie all’ardore che nei decenni ha contraddistinto la squadra e che aveva il suo uomo simbolo nel bomber degli anni ’60, Sergio Tonini, detto la “fera” per la grinta che mostrava in campo.

La gloria della Ternana si nasconde appunto nel secolo scorso, in particolare negli anni ’70, quando gli umbri guadagnarono la serie A per ben due volte: la prima con Corrado Vinciani in panchina grazie al suo calcio umile e corto, capace di imbrigliare persino il Milan, nello storico esordio nella massima categoria al Libero Liberati. Nonostante l’apprezzamento per il grande spirito delle fere giungesse da ogni parte dell’Italia, la Ternana retrocedette in B. Il purgatorio
cadetto durò un solo anno ma nella stagione successiva arrivò un nuovo salto all’indietro, affrontato a testa alta dopo aver dato filo da torcere a ogni avversario. In quella Ternana allenata da Riccomini militò anche Salvatore Garritano, papà dell’ex bianconero Luca. Negli anni a seguire la Ternana non incontrò più la Serie A, nonostante l’ingaggio di allenatori preparati come Fabbri e Maldini. La società si trovò anzi più volte sospesa tra Serie C e cadetteria, toccando pure il fallimento verso gli anni ’90; fino all’attuale ritorno in Serie B sotto il comando della famiglia Longarini e, da questa stagione, di Bandecchi proprietario dell’università “Niccolò Cusano”.

IL MOMENTO
Dopo aver salutato Liverani, fautore della miracolosa salvezza nello scorso torneo, la Ternana si è affidata a Pochesci che propone un 4-3- 1-2 combattivo e offensivo senza stelle “viziate”, come quel Mohamed Sissoko passò da Terni solo per poche giornate nell’ultimo campionato. In porta giocherà il rientrante Plizzari, rientrato dall'impegno con la nazionale Under 20, e davanti a lui giocherà una difesa composta da Ferretti, Gasparetto (dalla SPAL), Valjent e Favalli (ex Cesena). A centrocampo incontriamo l’esperienza di Paolucci e Defendi, affiancati da Angiulli, a supporto di Tremolada e della coppia Montalto-Finotto. In panca troviamo giocatori come Vitiello (anche lui ex Cesena) e Albadoro pronti a subentrare.

4-3-1-2: Plizzari; Ferretti, Gasparetto, Valjent, Favalli; Defendi, Paolucci, Angiulli; Tremolada; Montalto, Finotto.

L’UOMO IN PIU’
Finotto è il classico attaccante “affamato”, arrivato dal basso mentre Tremolada è un giocatore temibile nonostante gli alti e bassi dello scorso anno. Ma il vero beniamino del Liberati è Martin Valjent pregevole difensore ceco, nazionale
U21, trattenuto nonostante le numerose offerte estive per accontentare i tifosi, che già mormoravano all'ipotesi della possibile partenza di un giocatore in rossoverse da ormai 5 stagioni. Anche mister Pochesci ha avuto il suo momento di celebrità sul web dopo l’intervista in cui fantasticava riguardo al modulo della sua squadra (3-7 o 3-1-6), per descrivere a il vuoto causato dalla mancanza di “nomi pesanti” in squadra, colmato grazie alla voglia di lavorare e al sacrificio tipici delle fere.