Samorì prova a prendersi il nuovo Cesena

L’avvocato, banchiere, editore, amico di Berlusconi e leader del MIR prova a prendersi il pallone bianconero ma il Patto dei Tre Anni Comune-Orogel regge.
26.10.2018 08:00 di Gian Piero Travini  articolo letto 4237 volte
Gianpiero Samorì
Gianpiero Samorì

Gianpiero Samorì, dopo essere stato vicinissimo ad acquisire il Modena tra giugno e agosto, ha fatto il suo passo la scorsa settimana con Cesena FC: 15 mln in tre anni per tornare nel calcio che conta in cambio di una quota del 51% della Società.
L’imprenditore e avvocato modenese si è presentato la scorsa settimana negli uffici di Pubblisole con la sua offerta: quota del 51% di Cesena FC spa, carta bianca per la gestione tecnica all’attuale management e investimento iniziale di 5 mln di euro per la serie C, a partire dalla prossima stagione, fino a 15 mln in tre anni, più o meno quanto aveva proposto in estate per il Modena.

Ambienti interni all’Amministrazione comunale confermano che Samorì già a luglio si era presentato a Palazzo Albornoz per prendere informazioni su di un’eventuale proposta sul nuovo Cesena. E anche prima aveva avuto contatti con AC Cesena spa.
Il Comune nel pomeriggio si è espresso ufficialmente, dando credito in piena trasparenza di un incontro a giugno con un emissario di Samorì, il consulente finanziario faentino Giulio Mongardi.

Samorì in passato si era avvicinato al tessuto economico romagnolo quando voleva acquistare con altri soci – tra cui Pubblisole e altri –, la maggioranza di Editrice La Voce srl, la società che editava La Voce di Romagna poi fallita: all’epoca Samorì aveva già iniziato ad interessarsi del mondo dell’editoria – con Qui Modena, dove lavorava l’ex direttore della Voce di Romagna Franco Fregni –; l’editore Gianni Celli, tuttavia, non volle rinunciare alla maggioranza societaria, condannando di fatto il giornale alla scomparsa. Qualcosa di simile a quanto successo in tempi più recenti ad una nota Società calcistica cittadina.

Nuovamente le vie di Pubblisole e di Samorì si sono incrociate. E nuovamente non se n’è fatto niente. Per ora.
I rapporti sono cordiali, ma il capo politico di MIR – Moderati In Rivoluzione, associazione attiva a centro-destra –, per qualche tempo wannabe ‘delfino’ di Berlusconi e suo amico, è un free rider nel vero senso del termine, come lo è stato Silvio negli anni ’80. E possiede capitali reali, senza chiacchiere come quelle di tanti venture capitalist che intervengono nel calcio italiano al giorno d’oggi. Eppure il Sindaco Muzzarelli gli preferì la cordata di Carmelo Salerno per il nuovo Modena... 

Regge quindi il tacito ‘accordo’ tra Bruno Piraccini, patron di Orogel, e il Sindaco Paolo Lucchi: tre anni di gestione di Pubblisole per far diventare nuovamente appetibile il pallone bianconero e cercare una proprietà solida che possa tornare ad investire nel pallone, con l’aggregatore di aziende legato ad Orogel a fare da capofila della raccolta pubblicitaria, tramontata Infront. Il “Patto dei Tre Anni”, che ha ‘confinato’ Davide Veglia ad un’unica quota e ad un possibile posto in cda in chiave 2019-20, ha per il momento messo in stand by Samorì.
Anche perché o si vende in blocco il Cesena FC o si va avanti con le quote paritetiche: obiettivo 2019 almeno 50 aziende.

[aggiornato il 26/10/2018 alle 19:23]