Lettera aperta a Giuseppe De Feudis

Giuseppe De Feudis ad un passo dal ritorno a Cesena: lettera aperta per celebrare il ritorno a casa del capitano bianconero, l'uomo di tutti gli ultimi trionfi del Cavalluccio
29.07.2018 23:18 di Stefano Severi  articolo letto 5499 volte
Lichtsteiner e De Feudis
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Lichtsteiner e De Feudis

Bentornato, Conte.

Eh già, si fa presto a dire bentornato, tanto presto quanto si fece in fretta a scaricarti e dimenticarti, da parte della dirigenza e gregari al servizio, qualche anno fa. Il silenzio da parte di chi ci ha portato nella situazione attuale (controllati e presunti controllori), all’indomani di una scontatissima retrocessione, si scontrò con il calore del Manuzzi e dei tuoi ex compagni di squadra in Coppa Italia, quando ti tributarono un saluto mai visto prima di quel giorno in Romagna.

Oggi, con il tuo ritorno in riva al Savio dato praticamente per certo, è tutto uno sfogliare di almanacchi per ripercorrere la tua carriera, e i tuoi successi, in maglia bianconera. Dalla C alla A non c’è impresa bianconera degli ultimi 15 anni che non ti abbia visto protagonista: due promozioni in B e due in A, una Coppa Italia di C e naturalmente le vittorie in serie A. A breve sarai l’unico giocatore nella storia del Cesena ad aver indossato questa maglia in tutte le categorie dalla D alla A. Sei storia, ma questo ormai lo sanno anche quelli che un tempo erano i tuoi detrattori.

In tutto questo però mi interessa scriverti questa lettera aperta per sottolineare un altro aspetto della tua carriera bianconera e del tuo carattere: l’amore per la maglia, per la terra e per questi colori. Possono sembrare frasi fatte, di circostanza, magari retoriche per un ragazzo che a fine carriera ritorna a giocare là dove tutto è iniziato. Possono sembrare frasi facili, e comode, da dire quando si va in televisione – fantastica la tua ultima apparizione a TifoCesena! – invece, caro Conte, è giusto che tutti sappiano quanto tu sei legato al Cesena.

Potrei raccontare mille aneddoti – tipo quando ho avuto la fortuna di seguire la partita di Piacenza in tribuna al tuo fianco, e conservo ancora gelosamente la foto in compagnia tua e di Nicolino Marcatelli – ma nei giorni di festa è sempre tutto facile. Io voglio raccontare un episodio meno noto: era il 7 novembre 2010, erano passati pochi mesi dalla promozione in A, e Ficcadenti non ti aveva confermato nella rosa per la massima serie. Del resto in mezzo al campo c’era Appiah… Tu eri finito a Torino, come sempre senza polemiche e senza rancori, e ti eri messo al servizio della squadra. Stagione inizialmente difficile – in panchina c’era Giampiero Ventura – chiusa però in crescendo e nella quale ti sei persino tolto la soddisfazione si mettere a segno uno dei gol promozione alla penultima giornata, seconda promozione consecutiva in serie A. In quella domenica di inizio novembre il Cesena giocava all’Olimpico di Torino contro la Juventus: partita sulla carta ostica e priva di sorprese. Invece il vantaggio (effimero) di Jimenez non fu l’unica sorpresa di quella giornata: appena arrivato allo stadio con alcuni colleghi, in disparte in un angolo notai un volto noto. Eri tu, capitano De Feudis, venuto allo stadio nel tuo giorno libero per salutare i tuoi vecchi compagni e tifare quella che era già diventata la tua squadra.

 

Lontano dalle telecamere, lontano dai riflettori, in un periodo della carriera probabilmente non dei più semplici – che come sempre poi hai saputo capovolgere – hai voluto manifestare la tua vicinanza a qualcosa che sentivi già tuo, il bianconero di Romagna. Perché, come diceva Bartali, certe medaglie si appendono al cuore, non alla giacca.

E questo è solo uno dei mille episodi – ogni tifoso probabilmente ne avrà uno diverso – che si possono raccontare per spiegare quale sia il legame tra te e il Cesena. Per spiegare perché qualsiasi persona con a cuore il Cavalluccio non ti avrebbe mai potuto lasciare partire nell’estate 2015. E ora che le cose sono andate male, da chi si riparte? Da capitan De Feudis, ovvio.

Bentornato a casa. E questa volta, anche una volta appesi gli scarpini al chiodo, faremo in modo di non farti ripartire. Perché per non ripetere gli errori del passato Cesena ha bisogno di persone come te. Con il cuore bianconero.