Botte e gol a Villa Silvia

Come una volta: Cesena che fa delle proprie debolezze la forza e batte l’Axys Zola, ultras carichi che fan baruffa con un supporter del Bologna. E dopo anni di nulla c’è pure chi si lamenta
09.09.2018 10:30 di Gian Piero Travini  articolo letto 6579 volte
... e chi lo ferma più Tortori
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
... e chi lo ferma più Tortori

CESENA (4-3-3) PT: West Astuti; Zamagni, Noce, Benassi, Ciofi; Biondini, De Feudis, Campagna; Tortori, Ricciardo, Alessandro. ST: Sarini; Bisoli, Stikas, Poggi, Zola; Gori, Andreoli, Gasperoni (32' st Pastorelli), Casadei, Capellini. All: Angelini.
AXYS ZOLA (3-5-2) PT: Celeste; Fiore, Salcuni, Minghetti, Esposito, Bagatti; Marchetti, Andronachi, Fabbri; Nanetti, Cozzolino. ST: Bruzzi; Cocchi, Galanti, Cestaro, Tanoh, Bagatti; Scalini, Marchetti, Gabrielli; Caprioni, Ben Bahari. All: Zaccaroni.
RETI 10' Cozzolino, 32' Tortori, 34' Cozzolino, 37' e 39' Tortori; 26' st Bisoli
NOTE Partita sospesa all’87' per intemperanze del pubblico

Il nuovo Cesena ieri in amichevole ha battuto l’Axys Zola, che gioca nel girone del Modena, che ha un budget stagionale di 2,4 mln di euro e che rappresenta una costola del Bologna, raccogliendo molti suoi giovani.
Prima mezzora infernale per i bianconeri, colpiti da Cozzolino – ex Giulianova, Lecce, Chievo, Como e Pro Patria – alla prima azione, mostrando ancora una volta gli stessi problemi in difesa: Benassi è sempre un passo indietro negli anticipi, in porta né West Astuti ieri né Sarini nelle ultime gare sembrano ancora pronti per chiudere la saracinesca. I bianconeri però crescono nella fase offensiva – complice lo stato di forma in ripresa di Biondini – con Tortori finalmente esploso che ne butta dentro tre, aiutato anche da Giuseppe De Feudis. Cozzolino allunga momentaneamente con West Astuti a farfalle, ma da lì in poi il 3-5-2 di Enrico Zaccaroni – ex Ribelle – impostato sul lasciare la partita ai bianconeri non paga più. Nel secondo tempo dentro le riserve e il Cesena chiude il poker con Bisoli che raccoglie un prolungamento al volo di Stikas, attualmente più solido di Benassi. Aspettando la fine del mercato – con altri due o tre partenti e Shala in entrata, ma solo a metà ottobre – la retroguardia continua a dare pensieri ad Angelini.

Fino a qui il calcio giocato. Poi c’è quello sugli spalti e sulle collinette del ‘Rognoni’.
Che magari a certi signorini del pallone bianconero non piace molto e quindi quando volano un paio di smatafloni tra cesenati e bolognesi subito s’indignano.
Bene. La situazione è questa. Villa Silvia con tutti i parcheggi occupati e gente che parcheggia a casa di altri non succedeva da anni. Passare dalla zona riservata ai calciatori e vedere che hanno macchine da povery, umili come quelle che guidiamo ogni giorno, sorprendendosi per una o due Audi A4 è consolante e ci fa sentire tutti più uniti. Insomma, la serie D è operaia non specializzata. È roba per tutti noi.
Ti siedi tra l’erba e la terra perché non vuoi il sole sugli spalti e paghi pegno scrollandoti di dosso le zecche che ti assalgono. È il calcio contadino, quello che ci siamo dimenticati dopo anni di skybox e di hostess almeno da Europa League. E stranamente bisognerebbe farsene una ragione proprio quando ci sorprendiamo se vediamo il Lupo Giuseppe Greco in panca, arrivato con Cozzolino dal Rosselli Mutina, che mi ci vuole Wikipedia per sapere che è nel modenese e farmi salire il crimine.
Però se un ultrà del Cesena inquadra un supporter del Bologna venuto per vedersi l’amichevole del Zola Predosa con il Romagna Centro, lo punta con altri chiamati e gli arriva un cartone sul muso, ci sconvolgiamo. Di che? È il tifo. È Cesena-Bologna. È sempre successo da almeno la seconda metà degli anni ’80.
E per fortuna continua a succedere. Perché il Cesena ha rischiato di non esistere più. Perché in questi anni anche il tifo ha rischiato di perdersi per strada, sfilacciato e martoriato dalle parole di gente che le auto operaie non le ha mai viste se non nei documentari dell’Istituto Luce sugli anni d’oro dell’autovettura torinese, grazie ai soldi di papà.

Torniamo al calcio. Quello sporco. Vero. Quello che i diritti televisivi costano 10mila euro e ti guardi la partita in diretta su un’emittente locale.
Quello dove volano gli schiaffi da una parte. Che poi ci pensa l’Autorità a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato... o gli schiaffi dall’altra parte la volta dopo per mettere in pari il karma.
Poi ci potrebbero essere conseguenze sulla prima trasferta ad Avezzano da parte dell’Osservatorio. Ma noi romagnoli siamo maestri nel tirarci la zappa sui piedi, soprattutto se torniamo nell’orto a zappare dopo tanto tempo.
Sia come sia, noi torniamo a tifare.