Testa o croce?

15.10.2018 05:49 di Stefano Severi  articolo letto 3406 volte
Testa o croce?

1. E va bene così, con due voci storiche, quelle di Michele Chiesa e Mauro Ferrara, che fanno da colonna sonora a una vittoria storica. Chiesa è lo speaker storico del Manuzzi, ritornato per una volta dopo la pensione davanti al suo microfono mentre Ferrara è l’ex voce dell’Orchestra Casadei, ora Grande Evento, che inciso l’ormai iconica versione di Romagna Capitale.

2. La vittoria è certamente storica perchè apre la “terza età” dell’Orogel Stadium o, se preferite e per i più nostalgici, la Fiorita. La prima è quella dei tubi Innocenti, la seconda è quella delle curve e della gradinata coperta e a due piani e la terza è iniziata ieri. 

3. Al di là dell’importanza simbolico-emotiva, la vittoria è contro gli abruzzesi è importantissima perché ha evitato una trappola colossale agli uomini di Angelini. In settimana, sia per il ritorno al Manuzzi, sia per la chiusura della campagna abbonamenti, in città si era creato un entusiasmo del tutto ingiustificato per una squadra in quel momento distante ancora cinque punti dalla vetta.

4. L’espulsione di Biondini, punto di riferimento in campo sia per i compagni che per lo stesso Angelini, è stato il primo punto di svolta del campionato. C’era il rischio concreto che dopo una prima frazione generosa il Cesena, ridotto in 10 uomini per un evidente fallo di nervosismo, potesse subire un crollo psicologico aprendo la strada ad un tonfo interno clamoroso, una sconfitta pesantissima da digerire anche per i 10mila spettatori presenti.

5. Invece, probabilmente per la prima volta nel corso di questo campionato se si esclude il temporaneo vantaggio della Sangiustese, il Cesena è stato chiamato a reagire ad una situazione di evidente difficoltà e lo ha fatto davvero bene. Nel secondo tempo sembrava il Cesena la squadra con l’uomo in più, tanto era il movimento e tanta era la qualità (bravo Angelini) degli uomini di casa.

6. Il nuovo fondo dell’Orogel Stadium ha certamente aiutato: terreno veloce ma non più totalmente sintetico, rimbalzo più controllabile e conseguentemente amico di chi sa già dove andrà la palla ancora prima che parta il passaggio. Aggiungiamo un fondo di gioco sufficientemente largo – quello di Monte San Giusto ricordava il campetto di fronte alla chiesa delle Vigne – e un pubblico che senza dubbio ha saputo incitare la squadre senza mettere eccessiva pressione: ecco i segreti della rabbiosa reazione.

7. L’unica nota stonata di giornata è arrivata in conferenza stampa, dove un Beppe Angelini eccessivamente prudente, si è lasciato andare ad un preoccupante “non so se vinceremo il campionato ma ai ragazzi non si può imputare nulla”. La frase può essere letta come volontà del tecnico di non caricare eccessivamente di responsabilità i propri ragazzi ma, ormai è inutile ripeterlo, Cesena non è Bellaria né Santarcangelo.

8. Se ai ragazzi non può essere imputato nulla e al tempo stesso il Cesena non è in grado di vincere questo campionato – anche i risultati di ieri hanno confermato che si tratta di un girone molto combattuto – significa che il problema siede altrove, ovvero in panchina. Quindi, caro Beppe, non iniziamo a mettere le mani avanti in questa maniera.

9. Quando si gioca a Cesena la pressione fa parte del gioco, soprattutto quando si gioca col Cesena in serie D. Il meraviglioso pubblico di ieri, lo stesso pubblico che trasforma in campo amico la quasi totalità delle trasferte, ha un costo: sostiene i colori fino alla fine ma pretende rispetto, impegno e soprattutto risultati. In altre parole: i tifosi ieri presenti sugli spalti vogliono una squadra almeno al loro stesso livello. Sta a questo punti ai giocatori dare un voto al tifo bianconero contro il Francavilla e vedere di meritarsi lo stesso punteggio.

10. Testa o croce? Avete presente “Non è un paese per vecchi” dei Fratelli Coen? Ecco, quello significa mettere veramente pressione. In fondo quello dei tifosi bianconeri, al confronto, non è altro che calore.