Storia perfetta dell’errore

07.10.2018 07:00 di Stefano Severi  articolo letto 3141 volte
Storia perfetta dell’errore

1. Prendo in prestito una semplice verità dall’ultima fatica letteraria del grande poeta Roberto Mercadini: nella nostra società l’errore visto negativamente, come qualcosa da evitare, e conseguentemente lo si priva di ogni valore. Esattamente ciò che questo Cesena non dovrà fare.

2. La regola fondamentale della serie D è: vince chi commette meno errori. Perché, come dato di fatto, tutti ne commetteranno. E tanti. Ed è inutile mostrare sorpresa o irritazione per distrazioni elementari che in serie B avrebbero comportato l’immediata sostituzione.

3. In questa categoria giocano per regolamento quattro giovani e ci sarà un motivo se è stata necessaria una norma federale per farli scendere contemporaneamente in campo. È semplice: i giovani sono più propensi a sbagliare, hanno meno esperienza, e tenerli contemporaneamente sul terreno di gioco comporta dei rischi.

4. Angelini se da un lato deve quindi perfezionare gli schemi di gioco, cosa nemmeno troppo difficile dato l’elevato tasso tecnico di cui dispone, dall’altro deve lavorare tantissimo su questo aspetto, sulla gestione dell’errore. Deve far capire che i suoi giocatori non saranno mai esenti da errori ma al tempo stesso dovranno minimizzarne il numero e, soprattutto, saper porre rimedio ai propri sbagli.

5. Analizziamo i quattro gol fin qui subiti dal Cesena in campionato. Ad Avezzano Cola perde troppo facilmente l’uomo, a Matelica scatta un contropiede all’ultimo secondo con la squadra intenta a battere una punizione in zona offensiva, oggi prima Stikas lascia libero il proprio uomo e poi un lancio di 40 metri che si infrange sulla traversa viene catturato dall’unico avversario presente all’interno dell’area piccola. Si tratta di quattro clamorose disattenzioni che con appena un po’ più di concentrazione si sarebbero facilmente evitate.

6. La difesa del Cesena difficilmente raggiungerà la perfezione: in altre parole, difficilmente saprà innalzare una linea Maginot al di fuori della propria area di rigore per troncare sul nascere ogni sortita avversaria. Però, questo è lecito attenderselo, dovrà lavorare ancora molto per ridurre quantità e qualità degli errori e delle disattenzioni commesse. Soprattutto quelle dovute a mancanza di concentrazione su cross e calci piazzati quando si guarda solo la palla e si finisce per perdere il proprio uomo.

7. Pelliccioni poi ha scommesso su Sarini, rifiutando l’ipotesi Agliardi, ben sapendo quali fossero i rischi connessi ad un portiere giovane. E lo sapeva sin dall’inizio anche Angelini, che non allena più realtà come Bellaria, Santarcangelo o Martorano nelle quali la crescita di un giovane portiere, anche a costo di qualche errore, poteva avere senso. Quindi occorre essere coerenti con la scelta ed evitare di porre troppa pressione sul giovane Sarini.

8. La speranza è poi che il numero di errori diminuisca proporzionalmente al miglioramento della condizione atletica, che ancora oggi è sensibilmente inferiore a quella delle dirette avversarie. Come già visto in tutte le trasferte – in casa fortunatamente i conti sono sempre stati chiusi ben prima del finale – l’ultimo quarto d’ora di gioco si è sempre trasformato in una sofferenza.

9. La Sangiustese con i cambi ha ridato linfa e velocità al proprio gioco, persino togliendo quel Cheddira che sembrava la bestia nera di Ciofi e compagni: il Cesena, tolte due belle sgroppate di Bisoli e Capellini, non ha praticamente ricevuto nessun apporto significante dalla panchina. E qui dovrà essere proprio Angelini a limitare questo tipo di errori.

10. A costo di risultare ripetitivi, va ricordato che il mese giusto per spiccare il volo è novembre. Ottobre va vissuto ancora come rodaggio, magari cercando di vincere sempre in casa (a proposito, appuntamento domenica al Manuzzi con mega coreografia e probabile corteo per accompagnare la squadra allo stadio) e mantenere la media inglese positiva. Poi si tireranno le prime somme, ben prima di Natale.