Sinistri della Difesa

18.11.2017 19:33 di Stefano Severi   Vedi letture
© foto di DiLeonforte/TuttoCesena.it
Sinistri della Difesa

1. Tra il 21 ottobre 1998 e il 22 dicembre 1999 la carica di Ministro della Difesa in Italia fu assunta da Scognamiglio, Carlo all’anagrafe, appartenente ad una di quelle formazioni politiche, l’UdR, che fa più anni ’90 di Beverly Hills 90210 e dei Take That messi insieme. Nel 1998 un altro Scognamiglio, Gennaro, che oggi anziché occupare una poltrona da ministro si sedeva in panchina al Castellani, aveva appena 11 anni. Gennaro in teoria sarebbe dovuto essere il Ministro della Difesa del Cesena, ma oggi abbiamo visto in campo tanti sinistri e pochi ministri.

2. Siamo realisti: la partita del Castellani è finita al 90’, sul 5-1. Le ultime due reti contano un po’ come il 70% di possesso palla dell’Italia di Ventura e Candreva contro la Svezia. I timbri di Jallow e Moncini sono utili alle statistiche ma rischiano di falsare la lettura della partita.

3. Il Cesena, questo Cesena, non sa difendere. Castori dal suo arrivo ha fatto tanto, ha lavorato su altre fasi, ma la difesa si è involuta, è persino peggiorata.

4. Con Camplone spesso, troppo spesso, succedeva che tutta la squadra subisse clamorose imbarcate a livello mentale: ora la difesa agisce come corpo a sé  stante, completamente disunito dal resto della squadra e (anche per questo) estremamente vulnerabile.

5. È sbagliato parlare di errori individuali. Mettere la croce sul singolo, sia Agliardi o Rigione, non aiuta a comprendere la portata del problema. La difesa bianconera, messa in campo così, non è in grado di opporsi agli assalti nemici.

6. Le ultime partite hanno dimostrato che non sono gli episodi a decidere le gare del Cesena, bensì c’è un chiaro filo conduttore che determina il risultato finale ben prima del novantesimo. Con la Salernitana sul 3-1 era evidente che i campani sarebbero andati presto a segno, oggi se anche il Cesena avesse segnato per primo dopo un buon inizio sarebbe stato sommerso dal furore toscano.

7. È il momento di essere veramente pragmatici: mancano 6 partite alla fine del girone di andata e il Cesena ha 14 punti. L’ideale sarebbe arrivare a 23 prima del giro di boa (2 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta) ma sarebbe fatale non arrivare a 20 (2 vittorie o almeno 1 vittoria e 3 pareggi). Quindi è importantissimo prima di tutto iniziare a non prenderle, o a non prenderle così tanto.

8. Ora serve il secondo miracolo di Castori. Il primo è stato quello di rianimare una squadra in coma profondo, che aveva perso la fiducia nei propri mezzi. L’ha rigenerata, le ha fatto capire che può segnare a tutti, che non si deve mai fermare e che potrà lottare fino alla fine. Adesso deve perfezionare l’opera integrando la difesa nell’impianto di gioco complessivo.

9. Secondo il credo di Castori si attacca in 11: ora bisogna però anche difendere in 11. Spesso si punta il dito sull’errore del difensore che buca la marcatura sulla punta avversaria o sul portiere che non difende bene lo specchio. Più difficile però, anche se più giusto, individuare pari responsabilità nel mancato filtro di centrocampo. Sbaglia parimenti chi non andando al contrasto o non rientrando in fretta lascia partire il cross, il suggerimento, chi si fa saltare, chi lascia impostare l’avversario.

10. I limiti tecnici della squadra sono evidenti ma non devono costituire un alibi per lasciarsi andare. Il fondo budget con il quale Rino Foschi ha allestito la squadra è superiore a quello di almeno la metà delle squadre cadette e il 18 novembre è decisamente troppo presto per arrendersi.