Siamo questi

20.01.2018 23:59 di Stefano Severi  articolo letto 2387 volte
Siamo questi

1. Non so se si possa ancora usare questa espressione o se ostracismo e damnatio memoriae ne abbiano vietato l’uso, però se stasera non vi è piaciuto il Cesena visto contro il Bari, sappiate che non vale la pena prendervela più di tanto. Perché “siamo questi” (Luca 23,3).

2. Sfortunatamente la partita è stata decisa da un grossolano errore di un nuovo arrivo del mercato di gennaio, perché a conti fatti Fulignati non si è quasi sporcato i guanti e per il Bari segnare sarebbe stata dura. Poi però Cissè ha fatto capire a quelli di casa che il punticino non sarebbe stato affatto da disdegnare.

3. Il Cesena non sa costruire gioco. Probabilmente non ne ha i mezzi, in attesa di vedere se Emmanuello saprà lasciare il segno o si aggiungerà alla lunga lista degli inopportuni prestiti atalantini: l’unica alternativa è il contropiede o il gol di rapina.

4. Catturare palla, far ripartire l’azione, cercare uno tra Dalmonte, Laribi e Jallow che poi se la vedono tra di loro: ecco lo schema segreto del Cesena. Oppure calcio d’angolo a cercare la testa di Scognamiglio. Inutile perdere tempo con le sedute a porte chiuse: lo sanno anche i sassi come giocano i bianconeri, specialmente contro le grandi squadre.

5. Si diceva che per una volta il mercato ha influito negativamente sulla partita, ma si tratta di un episodio, di un evento fortuito. In questa sessione di gennaio, e limitatamente a questa sessione, il Cesena ha operato bene. Ha sostituito Rigione con un pretoriano di Castori come Suagher, ha preso Emmanuello a centrocampo che ha le carte in regola per fare bene e si è liberata per 150 mila euro di giocatore non sempre costante come Kone.

6. Gli errori gravi sono stati fatti in estate e nelle stagioni precedenti. Il Cesena con Kone è stato fin troppo tollerante, a cominciare dalla scorsa stagione quando da infortunato se ne andò in Nazionale a (non) giocare amichevoli poco più che parrocchiali (una addirittura sospesa per intemperanze dei tifosi) e ritornò ancora infortunato. Avrebbe potuto puntare i piedi per tempo, pretendendo il rinnovo del contratto: invece l’ivoriano ha mostrato a tutti che è facile fare la voce grossa con una società in difficoltà finanziarie come il Cesena. E comunque il vero affare dei ciociari sull’asse Frosinone-Cesena è stato l’acquisto per poco più di un milione di Camillo Ciano.

7. Certo, in epoca di fake news, farsi sempre portavoce delle istanze (e dei desideri) della Società non aiuta a stabilire un clima sereno con la piazza. Anche a livello societario, come a livello tecnico per la squadra, c’è paura di ammettere che “siamo questi”. Oltre all’evidente problema deontologico, il rapportarsi in maniera non sufficientemente critica nei confronti di corso Sozzi rappresenta chiaramente la cifra delle difficoltà della società stessa.

8. Uno dei tanti problemi di questa società, benché ereditato dalla precedente gestione, è quello relativo al terreno di gioco che attualmente condizioni critiche. Il Cesena ha un anno di tempo per rifare il verde: migrearà verso una soluzione mista naturale-sintetico come quella attualmente in uso al Mapei Stadium che però, al pari del Manuzzi, sta ricevendo parecchie critiche. Il sogno sarebbe poter utilizzare il brevetto olandese, considerato pressoché perfetto, in uso in parecchi stadi europei tra i quali San Siro, ma in questo caso il budget necessario sarebbe decisamente destinato ad aumentare.

9. In estate ci sarà poi un altro problema da risolvere per rinnovare il campo prima dell’inizio della stagione 2018/19: oltre al rifacimento del manto di gioco il Comune deve compiere alcune opere di ristrutturazione degli spalti. Naturalmente questi lavori non possono avvenire contemporaneamente a quelli al manto erboso: la palla è quindi in mano agli uffici tecnici comunali.

10. Parlare di futuro al 20 di gennaio, quando cioè il discorso salvezza è ancora tremendamente complicato, è forse un po’ strano. Ma non prematuro. Il tifoso può concentrarsi sul presente ma il dirigente deve guardare al futuro. Pena il dover svendere ogni estate i migliori prodotti del settore giovanile.