Restaurazione o rivoluzione

21.01.2019 07:00 di Stefano Severi  articolo letto 2984 volte
Restaurazione o rivoluzione

1. Jacopo Fortunato, basta lui per dare un’idea di cosa sia questo Cesena. Strappare un centrocampista da otto gol in poco meno di un girone a una squadra del tuo stesso girone significa essere una società con mezzi di categoria superiore.

2. Non è un caso che la gara di ieri sia stata decisa dalle reti di Gianni Ricciardo, tredici gol all’attivo in questa stagione, e proprio Fortunato, salito a quota 11 (di cui tre con la maglia bianconera). Le migliori bocche da fuoco dell’arsenale di Beppe Angelini.

3. Questo Cesena è davvero una collezione incredibile di giocatori fortissimi per la categoria, e basta dare un’occhiata alla panchina per capirlo: Benassi, Biondini, Fortunato e Capellini (oltre a De Angelis in tribuna) sono un lusso che nessun’altra squadra del girone si potrebbe permettere. 

4. Ironicamente il punto di forza del Cesena è anche contemporaneamente il tallone d’Achille: i tanti talenti in squadra sanno vincere le partite da soli ma non ancora come collettivo.

5. Palla a uno tra Alessandro, Valeri o Tortori e poi cross nel mezzo dove magari c’è Ricciardo oppure, in seconda battuta, qualcuno a rimorchio da centrocampo. La stragrande maggioranza dei gol bianconeri nasce così.

6. Al tempo stesso il panico dilaga in area bianconera ad ogni palla inattiva: anche contro la Sammaurese se ne sono viste di tutti i colori e solo la traversa e un super Agliardi hanno salvato la porta bianconera.

7. Con tutto il rispetto per la Sammaurese e per il solito ritornello secondo il quale non esistono partite facili, il Cesena si è complicato fin troppo la vita in una partita che avrebbe dovuto chiudere con la stessa facilità dell’andata, nell’unica vittoria in carrozza di questo campionato.

8. A questo punto l’obiezione è naturale: ma come ci si può lamentare del gioco con la seconda a -10 in classifica? E ancora: ma non si è sempre detto che il risultato è più importante del gioco? Verissimo, infatti questi considerazioni arrivano oggi solo perché il campionato è ormai in ghiaccio: se la lotta col Matelica fosse stata minimamente più serrata, oggi avremmo certamente parlato d’altro.

9. Ad Angelini va dato senza dubbio merito per aver costruito un gruppo, coeso, determinato e che nel momento più difficile ha saputo mantenere i nervi saldi. Tra gruppo e collettivo, inteso come insieme in grado di sviluppare un’efficace idea di gioco, c’è una certa differenza.

10. Sarà questo infatti uno degli spunti principali di discussione da qui a fine campionato: restaurazione o rivoluzione?