Qualcosa per cui vale ancora la pena innamorarsi

08.12.2017 21:46 di Stefano Severi  articolo letto 2704 volte
Qualcosa per cui vale ancora la pena innamorarsi

1. Il calcio è lo sport più popolare in Italia perché ha una innata capacità di creare storie in grado di suscitare l’entusiasmo della gente e far battere forte il cuore. È la parte più bella del calcio, quella fatta di uomini e non di attori, fatta di gol e non fotogrammi, di pugni al cielo dei tifosi e non di inutile retorica da Gazzetta dello Sport. Gabriele Moncini oggi la ragione per cui ci possiamo ancora innamorare del calcio.

2. Oggi al Manuzzi abbiamo visto tutto e il contrario di tutto. Abbiamo capito perché il Cesena non può permettersi di pensare a nulla che non sia una dignitosa salvezza e abbiamo visto come questa squadra abbia i mezzi per centrare per tempo l’obiettivo. Abbiamo visto una squadra giocare bene fino a credere di essere davvero forte per poi essere nettamente schiacciata dal Pescara. Abbiamo ammirato l’ennesimo guizzo dei bianconeri che si rialzano dal tappeto e ribaltano un incontro che sembrava perso. Pazzo Cesena.

3. Poi c’è Gabriele Moncini, classe 1996, giunto in Romagna sotto la gestione Campedelli e apparentemente destinato all’interminabile trafila di prestiti in squadre minori che già aveva affossato tanti suoi colleghi.  In una piazza dove ci sarà sempre un giovane in prestito da un’altra squadra a chiuderti il posto non è facile emergere dalla gavetta: oggi Moncini l’ha fatto.

4. Questa vittoria è tutta sua. Sul gol del 2-2 ci ha messo l’istinto mentre quello del sorpasso, il 3-2, è un vero capolavoro di tecnica e marchio di fabbrica di un bomber di razza. Lo ha ammesso anche Castori a fine partita che Moncini sa entrare bene in partita e in area di rigore è sempre pericoloso.

5. Già, quel Castori che già dieci anni fa, a chi lo criticava per non saper lavorare adeguatamente con i giovani, rispondeva con il nome di Milan Djuric, da lui fatto esordire in prima squadra. Da stasera il nome di Castori è indissolubilmente legato anche a quello di Gabriele Moncini.

6. Sul piano tattico invece abbiamo visto un Cesena decisamente bipolare. La formazione iniziare, almeno per chi frequenta Villa Silvia in settimana, era abbastanza scontata e il roboante avvio di gara ha inizialmente dato ragione a Castori. Poi però il Pescara ha individuato il tallone d’Achille del Cesena, a centrocampo non c’era nessuno in grado di accorciare la squadra, e da quel momento sono iniziati i dolori.

7. L’assenza di Andrea Schiavone è risultata infatti pesante: senza alcun bianconero in grado di andare ad aggredire i portatori di palla avversari, Valzania e compagni hanno gradualmente alzato il proprio baricentro fino a posizionarlo ai limiti dell’area di rigore cesenate. Inevitabile, dopo alcuni miracoli di Fulignati, subire gol.

8. Dopo l’entusiasmante avvio il Cesena ha anche compiuto un peccato di presunzione: si è convinto, da Fulignati in avanti, di essere forte. Questa squadra invece potrà fare risultato solo e soltanto finché rimarrà umile come il proprio allenatore. La doccia fredda dei due gol nella ripresa hanno invece risvegliato l’animo lottatore della squadra e il finale di gara è stato riscritto.

9. Anzi, più che riscritto, proprio capovolto: se fino ad un quarto d’ora dalla fine il Pescara aveva legittimato il vantaggio, dalla panchina si è alzato l’uragano Moncini, che ha fatto leva sulle sue due migliori qualità, tecnica e umilità. Per avere Moncini in rosa non è stato necessario staccare nessun assegno a cinque zeri, non è servito nessun collaboratore di Gianluca Di Marzio che prestasse il Mac e non sono stati spesi inutili fiumi di inchiostro. Ma i suoi gol sono stati ugualmente bellissimi e pesantissimi.

10. Visto che sabato scorso avevo parlato dell’increscioso episodio di Roma, dove una bandiera con il volto di Federico Aldrovandi non era stata fatta entrare all’olimpico, oggi non posso non sottolineare lo striscione esposto all’esterno della Curva Mare dai tifosi bianconeri. “Il volto della verità va sbandierato e non censurato. Aldrovandi vive”. Cesena due volte vincitrice e noi due volte orgogliosi di essere cesenati.