Largo all’avanguardia

25.10.2018 07:00 di Stefano Severi  articolo letto 3147 volte
Largo all’avanguardia

1. Il 24 ottobre è una data tristemente storica per l’Italia: 101 anni fa le truppe austroungariche e tedesche, tra cui già si esaltava un giovane Rommel (che oggi definiremmo sovranista), sfondava le linee italiane (coordinate dal giovane Badoglio, che oggi definiremmo europeista) nei pressi del piccolo comune di Kobarid, in italiano Caporetto. Ecco, diciamo che le premesse per la gara dell’Orogel Stadium non erano il massimo, ma il Cesena ha vinto senza dover arretrare fino al Piave (o al Savio).

2. Scherzi a parte, la sfida di ieri sera era davvero delicatissima sotto ogni punto di vista: il Forlì è una squadra tosta, arcigna, che non si vergogna di difendersi a suon di calcioni e pronta a ripartire in contropiede. In più era rabbiosa a causa degli ultimi risultati e in cerca di rivincita e affrontava nel turno infrasettimanale un Cesena reduce da qualche festeggiamento di troppo. Insomma, gli ingredienti per una Caporetto bianconera c’erano tutti.

3. E invece… non solo si è evitata la sconfitta, ma si è continuato il filotto di vittorie interne (siamo a 4 su 4, i nostalgici di Drago iniziano a tremare) con quello che gli anglofoni chiamano “clean sheet”, ovvero senza subire reti.

4. La vittoria non è stata facile, ma questo era ampiamente prevedibile. Nicola Campedelli ha studiato attentamente gli ultimi incontri del Cesena e ha visto sia la folle decisione (un po’ presuntuosa) del Santarcangelo di affrontare i bianconeri a visto aperto, sia l’approccio decisamente più cauto del Francavilla e ha optato per quest’ultima soluzione. Gli è andata male, ma ci ha provato.

5. Il Cesena, in virtù del turno infrasettimanale, ha scelto di realizzare quello che nella maratona è definito split negativo: partenza tranquilla e aumento del ritmo nella seconda parte di gara. Così è stato: quando Tortori e compagni hanno iniziato a premere sull’acceleratore i galletti sono finiti alle corde e solo il caso ha ritardato fino al minuto 80 il colpo del ko di Ricciardo.

6. Vincere una gara del genere significa essere solidi e cinici. Significa saper scegliere il momento in cui attaccare con veemenza l’avversario e capitalizzare al meglio le occasioni da rete. Perché ieri sera il Cesena non è che ne abbia avute poi tantissime: semplicemente è stato bravo a capitalizzare ciò che ha creato.

7. Attenzione, però: la macchina da guerra di Angelini non è ancora pienamente collaudata, perché all’appello manca ancora l’ultimo impegno di questi nove giorni, a Jesi. Nelle Marche dovremo valutare sia la risposta della squadra sotto il profilo atletico (a settembre questo era ancora uno dei punti deboli), sia il rendimento di chi sarà chiamato in causa per far rifiatare alcuni titolari.

8. Passare a pieni voti l’esame Jesina significherà che il Cesena è in piena corsa per il primo posto. Chiaramente il rammarico per quella sconfitta veramente ingenua a Matelica in questo momento costa la vetta solitaria ai bianconeri, ma il tempo per recuperare è ancora infinito.

9. A voler essere ancora più severi, la classifica per il Cesena fino almeno a Natale non dovrebbe proprio esistere. I bianconeri hanno il dovere di scendere in campo con la voglia di vincere e con la determinazione mostrata nelle ultime tre gare, senza quel timore visto un mese fa. E l’avversario non conta: il Cesena dovrà ingaggiare una sorta di cronometro individuale, una lotta contro se stesso per migliorarsi continuamente. 

10. Sarebbe infine interessante, come esperimento antropologico, rileggere adesso certi giudizi e commenti piuttosto sprezzanti pubblicati su media e social nei confronti di squadra e giocatori dopo i due passi falsi di Matelica e Monte San Giusto. Nell’arco di un mese l’umore generale è radicalmente cambiato ed è più difficile trovare i contestatori. Giusto per chiarire il ruolo di questi brontoloni: la squadra è l’avanguardia, fate largo all’avanguardia.