La rivincita degli Schützen

23.10.2019 22:02 di Stefano Severi   Vedi letture
La rivincita degli Schützen

1. Avanti con Modesto, senza se e senza ma, fino a Ravenna. Per vincere, rischiando il tutto per tutto. Per dare una svolta al campionato.

2. La folla grida Barabba e forse questo è il momento per stare dalla parte di Modesto. Che nonostante i tanti errori ha un’autostima pari a quella di Andrea Scanzi – il cicciogamer del giornalismo – ma tutto sommato può ancora raddrizzare la baracca.

3. Può, ma non è detto che ce la farà. E Ravenna è la partita perfetta per il cambio di marcia: giocata praticamente a porte chiuse (poco più di 600 tagliandi per il settore ospiti, già quasi tutti prelazionati, e minima la presenza locale con poco più di 1000 abbonati), non ci sarà il “fattore pressione” evocato in settimana da Pelliccioni.

4. Già, caro Pelliccioni, a volte la pezza è peggio del buco: le recenti prestazioni non hanno scusanti, sono scientificamente frutto di errate impostazioni della partita da parte del tecnico ed è inutile nasconderlo. 

5. I diecimila spettatori non possono mai al mondo rappresentare un problema. Tanto per dare un’idea: stasera al Manuzzi, in un anonimo turno infrasettimanale giocato alle 18,30 allo stadio c’era più pubblico che domenica scorsa a Rimini. Non è pressione: è amore, è passione. Se per qualcuno queste cose si trasformano in pressione allora è meglio che cambi mestiere.

6. Torniamo a Pelliccioni: tra le mura di casa fa la sparata sull’eccessiva pressione dell’ambiente, mentre quando è ospite “in trasferta” e riceve messaggi non moderati produce il famoso sproloquio terminato con l’epiteto “coglione”. Ecco, no, a Cesena non può funzionare così.

7. O meglio, non dovrebbe funzionare così, ma ormai ci siamo abituati già dalla precedente gestione. Vicepresidenti permalosi, cacciatori leoni da tastiera su Facebook, direttori sportivi non amanti delle critiche e disposti a rilasciare informazioni solo ai propri parenti e tifosi vigilanti un po’ troppo assopiti. 

8. Quando le cose vanno male poi a Cesena rispunta la storia del budget troppo basso (c’è sempre un amico da spingere dentro la società), del progetto fallito e del mercato sbagliato. Storie vecchie, per distrarre il tifoso e rimandare il necessario esame di coscienza.

9. L’ineludibile sentenza è che il cuore del tifoso cesenate richiede un cuore altrettanto grande da parte di chi scende in campo. La leggenda secondo la quale il bel gioco sia la chiave per far divertire il pubblico è versa solo a Fifa o PES. Raccoglie più applausi a Cesena una palla in tribuna (tipo sul contropiede di Petrella) che dieci corse a vuoto per uno schema che non funziona.

10. Modesto ha ancora tre giorni per capirlo e farlo capire ai propri giocatori. O forse ai propri uomini, che non è chiarissimo quanto siano ancora disposti a seguirlo. Domenica sera arriverà molto probabilmente la risposta definitiva.