Il nemico in casa

05.11.2018 05:38 di Stefano Severi  articolo letto 3499 volte
Il nemico in casa

1. Eccolo, finalmente, il calendario più facile. Proprio così, dopo la sofferta vittoria col Forlì, in una partita non troppo diversa da quella di ieri, c’era già chi parlava di partite sulla carta più abbordabili e di grande occasione per il Cesena. Ipse dixit.

2. I risultati di ieri pongono ancora una volta l’accento su una  banalissima verità: in serie D la parola “facile” a priori non esiste: le partite diventano facili solo dopo averle vinte. Ne sa qualcosa il Matelica caduto sul campo di una Sammaurese apparsa contro il Cesena tutt’altro che irresistibile.

3. A questo punto è bene dividere il campo in due fazioni: i nostalgici del vecchio corso, che godono a dimostrare che la risalita dalla D è dura, che esultano per l’infortunio a Biondini, che insultano i giocatori a fine partita dopo una sconfitta e che cercano di destabilizzare l’ambiente con false profezie da una parte, e tutti gli altri dall’altra.

4. Questa divisione di campo, che deve essere quanto mai netta e definitiva, è importantissima perché tutta Cesena si deve rendere conto che il nemico più grande è in casa, è quello interno. 

5. Ormai tutte le squadre hanno capito come si affronta il Cesena, ovvero trincerandosi in una doppia linea difensiva e puntando alle ripartenze, facendo leva sulle incertezze difensive bianconere. Quando poi Angelini perde la sua torre più preziosa, ovvero Ricciardo, ecco che deve di fatto rinunciare anche al gioco aereo e la partita si trasforma in una sfida a scacchi.

6. Per vincere partite bloccate, estremamente complicate, servono quindi nervi saldi e ben distesi. L’errore fa parte del gioco, e il gol subito ieri è l’ennesimo ribaltone mal gestito dai bianconeri, ma è ancora più grave sprecare mezz’ora di tempo per porvi rimedio.

7. Capiterà ancora, e spesso, di trovare in futuro avversarie che imposteranno la partita come ha fatto la Recanatese ieri e, nei turni precedenti, Forlì e Jesina. Anzi, è stato piuttosto casuale che il passo falso sia arrivato contro Palmieri e compagni: l’impressione è che sarebbe bastato uno svantaggio anche casuale nelle due precedenti uscite per compromettere il risultato finale.

8. Se il Cesena non è ancora una grande squadra per la serie D le cause non sono da ricercare tanto nel materiale umano a disposizione – resta una rosa attrezzata per la vittoria finale – ma per la fragilità mentale del gruppo. Partite come quella di ieri sono da vincere prima di tutto sul lato psicologico, facendo capire sin dall’inizio all’avversario che aria tira e non permettendogli di acquisire fiducia col passare dei minuti. L’esatto opposto di quello che è poi accaduto.

9.Torniamo quindi al discorso del nemico interno: la favola del calendario facile, le tante voci sul futuro e le mille polemiche seguenti ogni passo falso (le critiche, legittime, sono altra cosa) hanno come solo ed unico intento quello di disorientare squadra e tifoseria e rendere il Cesena FC più vulnerabile ad attacchi esterni.

10. Sì, la rabbia per il passo falso di ieri è tanta, ma lo è ancora di più quella verso gli sbandati, i disertori e i sabotatori della causa comune. Il disappunto e le critiche sono legittime, ma il disfattismo – soprattutto da parte di chi ha tenuto il capo chino durante tutta l’epopea pompettiana – proprio no. Il nemico è in casa e va combattuto hic et nunc. Ora più che mai, non un passo indietro.