Guida interregionale per autostoppisti

03.09.2018 02:28 di Stefano Severi   Vedi letture
Guida interregionale per autostoppisti

1. Mi chiamo Thom Yorke e suono nei Radiohead: posso dire o fare qualunque cretinata che tanto i miei fan mi seguiranno acriticamente come sempre. Vero, un po’ triste, ma vero. Mi chiamo Maikol Benassi e gioco nel Cesena FC: posso dire o fare qualunque cretinata che tanto batteremo la Savignanese. Falso, un po’ ingenuo come ragionamento ma tragicamente falso. Lezione numero uno: a volte il nome e il blasone non bastano per vincere le partite.

2. Lezione numero due: prima di pensare a come “asfaltare” Romagna, Marche e Abruzzi, ovvero il girone F della serie D, verificare di lavorare effettivamente per l’Anas, ovvero per l’ente effettivamente preposto a tale scopo. In caso di esito negativo della verifica moderare significativamente l’entusiasmo e prepararsi, al contrario, a tanta ma tanta sofferenza.

3. Lezione numero tre: in serie D è quasi impossibile costruire un’ammazza-campionato. Cinque titolari su undici sono under (1998, 1999 e 2000), ovvero metà squadra. È fondamentale sceglierli in maniera accurata ma, salvo fenomeni sfuggiti al richiamo delle categorie superiori, anche per una squadra con un budget più grande come il Cesena è difficile trovare ragazzi in grado di far la differenza. Si deve puntare quindi ai restanti sei ma il potenziale per far la differenza è quindi diminuito del 50% e conseguentemente il campionato è più livellato.

4. Lezione numero quattro: una squadra esordiente in D ha bisogno di tempo per rodarsi e partire con convinzione. Ne sa qualcosa il Modena, eliminato nel turno preliminare di Coppa Italia D domenica scorsa e preso a pallate dal Forlì ieri pomeriggio. Oppure il Rimini di un anno fa che, pur con una rosa tecnicamente superiore alle concorrenti, stentò per tutto il girone d’andata prima di cambiare allenatore e innestare il cambio di marcia nel ritorno.

5. Lezione numero cinque: quest’anno nessuno ci regalerà mai niente per il solo fatto di chiamarci Cesena e, al contrario, tutti daranno sempre il massimo. Troveremo squadre brutte e agguerrite, arbitri relativamente scarsi (o meglio, ancora giovani e acerbi) campi peggiori del San Vito-Marulla di Cosenza, barettini con birra cattiva, navigatori GPS più disorientati di Appiah in Cesena-Milan e insopportabili vecchietti in tribuna. Vincere in queste situazioni sarà sempre difficilissimo e molto più che in serie B conterà solo il risultato e non il bel gioco. 

6. Del resto Giuseppe Angelini è stato efficace nella sua descrizione del campionato di serie D: è l’inferno. Ma per uscire dall’inferno serve un Virgilio che sappia istruire la squadra su cioè che è bene e cioè che è male – non ragioniamo di lor, ma guarda e passa – fino a riveder le stelle. E questo è il compito forse più difficile per il tecnico bianconero, ieri pomeriggio rimasto a lungo dopo la gara a colloquio con il pentapartito del Cesena Fc, ovvero il presidente Patrignani, i consiglieri Lelli e Manuzzi, l’Ad Padovani e il Ds Pelliccioni.

7. I dirigenti bianconeri sanno che non è il momento di fare drammi né processi ma, doverosamente, vogliono accertarsi che in una macchina nuova e ancora in fase di rodaggio come quella del Cesena ci sia la massima chiarezza e divisione di compiti e di ruoli. E uno dei ruoli più importanti – ogni giorno sempre di più – è quello affidato a Davide Biondini, di fatto allenatore in campo della squadra.

8. La fascia di capitano appartiene indiscutibilmente a Beppe De Feudis per il curriculum in maglia cesenate ma Biondini, rispetto al Conte, ha una personalità molto più estroversa – probabilmente la più marcata tra tutti gli elementi in rosa - che già lo aveva avviato verso la carriera di dirigente del Sassuolo. Il Cesena gli ha quindi chiesto di sposare la causa romagnola e di essere una figura fortemente complementare ad Angelini nel trasmettere a tutti i compagni – specie ai più giovani – le giuste motivazioni e la giusta mentalità.

9. Non a caso nel 2010 le doti da stratega del rettangolo verde di Angelini emersero quando affiancò Bisoli per lavorare ad alcuni schemi soprattutto in fase offensiva. Potendo contare sulle indubbie capacità di motivatore del tecnico di Porretta, Angelini fu tra gli artefici di uno dei migliori Cesena di sempre, vera e propria macchina del gol, capace di andare a rete praticamente con qualsiasi giocatore.

10. Ora spetta a Biondini sostituirsi a Bisoli nel ruolo di motivatore – che fra un anno o magari due proseguirà dalla panchina o da dietro una scrivania - ma che ha già intrapreso con grande vigore. Le sue urla dagli spogliatoi al termine della sconfitta del Moretti sono una delle poche cose da salvare di questa giornata: le parole “asfalto”, “facile” e “serie C” per favore lasciamole in ghiaccio almeno fino a fine stagione.