Certo le circostanze non sono favorevoli (e quando mai?)

Certo le circostanze non sono favorevoli (e quando mai?)
Bisognerebbe? Bisognerebbe niente. Bisogna quello che è. Bisogna il presente
(P.G.R., Cronaca Montana)
19.11.2018 05:31 di Stefano Severi  articolo letto 2654 volte
Certo le circostanze non sono favorevoli (e quando mai?)

1. Uno degli aspetti più caratteristici della mentalità italiana di fronte ad una situazione negativa, rispetto alla quale Cesena non fa eccezione, è il voler a tutti i costi identificare i colpevoli prima delle cause. In pratica è una caccia all’uomo:  magari cade qualche testa poi però i problemi rimangono.

2. È innegabile che in questo frangente del campionato Angelini sia sulla graticola: l’allenatore è sempre il primo imputato in questi casi e la società naturalmente sta valutando continuamente i risultati del lavoro del tecnico bianconero, non solo in termini assoluti (cioè punti in classifica) ma anche relativi (crescita della rosa, giovani in primis). 

3. Proviamo quindi a capire prima quali siano i problemi di questo Cesena, per poi risalire alla cause ed a quel punto dovrebbe essere più semplice assegnare anche eventuali responsabilità. 

4. Il primo problema riguarda l’attacco: senza Ricciardo il Cesena spara a salve, si affida a qualche gol casuale come contro la Savignanese ed è estremamente prevedibile. I difensori avversari sono spesso liberi di avanzare a centrocampo mandando De Feudis e compagni in inferiorità numerica: come visto a Pineto mettere i bianconeri in fuorigioco è spesso facilissimo.

5. Il secondo problema riguarda i giovani. La Serie D è molto diversa dal mondo dei professionisti: grazie al particolare regolamento diventa fondamentale scegliere gli under in maniera opportuna, come più volte ripetuto, perché sono loro a costituire il valore di base della formazione. E questo Cesena fino ad ora ha ottenuto davvero poco, pochissimo, dai proprio giovani.

6. Il terzo grosso problema è mentale: non è possibile che ogni qualvolta si trovi in svantaggio il Cesena accetti supinamente (con la sola eccezione di Monte San Giusto) la sconfitta. Anche a Pineto non si è vista alcuna rabbiosa reazione: le occasioni per il pareggio sono perlopiù imputabili agli inevitabili errori da serie D che anche gli avversari, come lo stesso Cesena, spesso commettono.

7. Questi tre problemi hanno una causa in comune: la costruzione della rosa effettuata in maniera non efficiente. La strategia estiva è stata quella di ripartire dalla base del Romagna Centro – quindi con tanti giovani che fino a luglio erano convinti di dover lottare per la salvezza – aggiungendo degli ottimi giocatori per la categoria come Ricciardo, Biondini o De Feudis. Ma già dopo poche giornate il fatto di non aver dato sufficiente importanza agli under è stato pagato con la sostituzione del portiere ed ora il problema si è palesato ancor di più in tutta la sua drammaticità.

8. Beppe Angelini ormai da una settimana si sgolava per ripetere, anche in conferenza stampa, quanto la rosa fosse corta. Bisogna dargli atto di come abbia fatto il massimo per mischiare le carte – la mossa di Davide Bisoli è esemplificativa, e se avesse segnato a inizio gara tutti avrebbero esaltato il coraggio di Angelini – ma mancano sia i sostituti naturali (si parte per un campionato di 38 partite senza una riserva di Ricciardo?) che i giovani in grado di fare la differenza.

9. La fragilità degli undici che hanno concluso la gara ieri a Pineto è purtroppo assai indicativa della situazione che sta vivendo il Cesena. Le ultime vittorie sono state tutte soffertissime giunti al termine di prestazioni tutt’altro che indimenticabili: è da Santarcangelo che non si conquistando i tre punti in maniera limpida e netta, con una prestazione oggettivamente superiore. Aggiungiamo poi un Matelica stratosferico (a cui bisogna fare solo i complimenti) e tutto si fa maledettamente complicato.

10. Mancano poco più di dieci giorni all’apertura di un mercato che dovrà stravolgere l’impianto estivo di questa squadra e a quel punto andrà chiarito se ad Agosto siano state fatte o meno scelte condivise tra allenatore e società. Non è bel messaggio, per chi scende in campo attualmente, sapere che tra poche giornate sarà tutto azzerato, o quasi: la fiducia in se stessi può continuare a diminuire e ogni partita rischia di trasformarsi in un calvario. D’altra parte non è così che si gioca mentre si indossa la maglia bianconera: finchè la clonazione non sarà perfezionata però non potremo permetterci undici De Feudis.