Succi respira come Battisti

Il Cigno e il pallone sono distanti: con soddisfazione e riflessione. Quattro salti nei ricordi dell’ultimo zar dell’area bianconera della sua prima era calcistica
23.10.2018 19:00 di Bruno Rosati  articolo letto 2554 volte
Davide Succi
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
Davide Succi

Davide Succi, quando vestiva di bianconero, di derby ne ha deciso uno, contro il Modena, il 2 marzo 2013: 1-0.
Ora l’impressione che comunica uno degli ultimi zar dell’attaco bianconero pro, all’indomani della tripletta di Ricciardo Cuor di Leone, è quella di un ragazzo saturo di calcio che non ha grandi rimpianti e che può parlare a cuore leggero di ciò che non c’è più.
Respirando.

Dopo i preliminari di Champions League con La Fiorita ti stai godendo un po’ di riposo o sei in cerca di nuove sfide?
“Per adesso non c’è niente e non mi guardo attorno. In questo momento non è la mia priorità. Mai dire mai, chi lo sa che non arrivi la chiamata giusta? Io sto molto bene fisicamente e mi sento pronto, comunque le soddisfazioni nella mia carriera me le sono tolte”. 

Lo scorso sabato un altro giocatore del Cavalluccio è tornato a siglare una tripletta da quel lontano 1 dicembre del 2012. Che ricordi hai di quel giorno e qual è il tuo gol preferito fra i tuoi messi a segno con la maglia del Cesena?
“Erano state tre reti di ottima fattura, due su inserimento in area ed uno facendo il pallonetto al portiere, il mio amico Leali. Mi era già successo di fare tre gol in una sola partita ma non sono certo cose che capitano tutti i giorni. È stata una giornata che ricordo ancora oggi con piacere, nonostante l’amarezza finale per non essere riusciti a portare a casa i tre punti: in quel momento ne avevamo veramente bisogno. Sicuramente le reti siglate in serie A hanno un peso diverso. La cosa più bella per un giocatore è quando riesci a fare emozionare la gente, giocare con il Manuzzi pieno ti trasmette una grande carica motivazionale. Quel giorno contro il Milan allo stadio c’era anche mio figlio, andare a segno sotto la Mare è stata un’emozione incredibile ed unica nel suo genere”.

Cosa ci racconti delle tue avventure all’estero nella vita post-Cesena?
“Sono state due esperienze totalmente diverse. A Malta il campionato è di un livello molto molto basso. Chi investe nel calcio a Malta lo vede solo come business e tralascia l’aspetto più concreto, quello del campo, infatti dopo pochi mesi me ne sono andato. L’India invece è stata tutt’un altro discorso, è un Paese in continua evoluzione nonostante ci siano enormi disparità sociali fra gli abitanti. Il calcio in India è un universo appena nato dove i proprietari delle squadre hanno una disponibilità economica pressocché illimitata, di un impatto devastante. Anche a livello mediatico è stato veramente piacevole giocare davanti a tutto il loro pubblico, vista anche l’enorme popolazione che hanno. Quella col Chennaiyin è stata decisamente una bella esperienza, sia di vita che calcistica”. 

Il Forlì è partito un po’ a rilento in questo avvio di campionato ma è sicuramente una delle squadre più attrezzate per stare al vertice di questo girone. Com’è il mondo biancorosso vissuto in prima persona?
“A Forlì ho giocato dopo essere tornato dall’India. Avevo necessità di avvicinarmi a casa ed ho colto questa opportunità. Purtroppo le cose non sono andate bene perché siamo retrocessi dalla serie C. Serbo molto dispiacere per questa cosa perché è la squadra della mia città però Forlì, secondo me, è una realtà molto importante. Ha delle strutture decisamente all’avanguardia grazie al grande lavoro fatto dal presidente Fabbri e dal suo successore Cappelli. Queste persone sono due figure che amano molto il calcio e la loro città. Hanno fatto degli investimenti importanti per quanto concerne lo stadio e l’ammodernamento del settore giovanile”.

Il Forlì è guidato dall’ex Nicola Campedelli che vorrà vendicare la sua breve ed insoddisfacente parentesi da tecnico bianconero. A distanza di anni, quali furono i motivi di quell’insuccesso?
“Campedelli arrivò in una situazione molto particolare dove penso fosse difficile per chiunque fare bene. Dopo arrivò Bisoli che ebbe tutto un altro impatto ma già poteva contare su di un differente rapporto con la piazza, molto più solido. Secondo me è un allenatore preparato, con idee giuste che può esprimere al meglio in un ambiente come quello di Forlì. Anzi gli faccio anche un grande in bocca al lupo perché è veramente un’ottima persona”.

Cosa ti senti di dire invece a tutti i tifosi cesenati, che spesso ricordano le tue prodezze, riguardo la stagione corrente?
“Io auguro a tutto l’ambiente di Cesena di poter tornare dove merita. Cesena ho avuto la fortuna di viverla nell’arco di quattro anni importanti. Salvezza, vittoria dei play-off, serie A e poi nuovamente i play-off: non ci siamo fatti mancare niente. E il tutto è stato più bello grazie alla passione e al tifo che la gente di Cesena porta allo stadio ma che mantiene anche nella vita di tutti i giorni. Per lo meno, spero che il Cesena torni subito nelle serie professionistiche. Poi per la serie B o serie A ci sarà tempo”.