Scognamiglio: “Scusate, ma che lavoro fa Giorgio Lugaresi?”

L’ex difensore bianconero parla del fallimento del Cesena, ma non solo. “Il mio vecchio presidente ha tradito tutti, tifosi compresi: quando Foschi ha lasciato ho capito che era finita... ”
31.10.2018 19:00 di Flavio Bertozzi  articolo letto 4134 volte
© foto di DiLeonforte/TuttoCesena.it
Scognamiglio: “Scusate, ma che lavoro fa Giorgio Lugaresi?”

Ha ancora il dente avvelenato con Giorgio Lugaresi & Company, il granitico Gennaro Scognamiglio. E non potrebbe essere diversamente. Visto che, pure l'attuale centrale del Pescara, la scorsa estate è stato 'fregato' vergognosamente dal Cesena. “Quel fallimento è una ferita che non si rimarginerà mai – ci rivela in esclusiva il difensore campano – ma adesso, forse, è meglio guardare avanti…”.

Scognamiglio, quando ha capito che l’Ac Cesena aveva i giorni contati?
"Quando Foschi, a fine maggio, ha lasciato la società. Il direttore era un nostro punto di riferimento. Lui, per noi giocatori, c’è sempre stato. Anche nei momenti più duri. Il suo addio mi ha fatto aprire gli occhi. Quando si è concretizzato l'addio di Rino ho cominciato a sentire seriamente puzza di bruciato... ".

Prima di allora aveva comunque sospettato qualcosa?
"Sapevo che le cose non andavano bene. Sapevo che a livello finanziario c'erano dei grossi problemi. Però, sia io che i miei compagni, ci eravamo sempre fidati delle parole dei nostri dirigenti, Foschi compreso. 'Se vi salvate sul campo la società va avanti': loro ci hanno ripetuto questo rassicurante slogan per mesi. E noi abbiamo sempre abboccato... ".

Insistiamo su questo tema: ma davvero in tutti quei mesi roventi non hai mai avuto un brutto presentimento?
"A dire la verità c’era una cosa che mi faceva riflettere. Da quando sono arrivato in bianconero, in più occasioni, ho provato a chiedere a svariate persone, anche a miei compagni di squadra che erano a Cesena da più di un anno, che lavoro facesse Giorgio Lugaresi. Nessuno mi ha mai saputo rispondere...".

Se adesso lo avesse davanti a sé, cosa vorrebbe dire al suo ex presidente?
"Che con questo fallimento ha tradito tutti: giocatori, tecnici, dipendenti, tifosi. Il Cesena non meritava questa brutta fine. Ma soprattutto, noi che andavamo in campo, noi che ci siamo salvati sul terreno di gioco dopo tanti sacrifici, non dovevamo essere tenuti all'oscuro di tutto fino alla fine... ".

Lei dice bene, benissimo: sul campo, il suo Cesena, era riuscito a compiere un mezzo miracolo.
"Con Camplone la squadra non girava. Grazie a Castori siamo riusciti a risalire la china, a rimetterci prepotentemente in carreggiata. C'è stato da faticare fino all'ultima giornata. Ma siamo riusciti a raggiungere il nostro obiettivo stagionale. Poi però... ”.

Prima di chiudere ci parli brevemente di questo 'nuovo' Cesena che è ripartito dalla D.
"Vincere un campionato non è mai facile. Anche se ti chiami Cesena e giochi fra i dilettanti. Però è evidente che i bianconeri del mio amico Agliardi devono tornare subito nel mondo professionistico. La ricetta vincente per andare subito in C? Semplice: vincerle tutte in casa e fare più punti possibili in trasferta. Ho visto che siete già sulla strada giusta. Il prossimo maggio, oltre a quella del mio Pescara, voglio festeggiare un’altra promozione... ”.