Riecco Drago: “Cesena, il tuo girone è davvero facile…”

A tu per tu con l’ex trainer bianconero: “In Romagna ho trovato persone imprenditorialmente scarse. Non si può analizzare la rosa del 2015-16 con gli occhi di oggi. E su Foschi vi dico che... ”
04.10.2018 09:00 di Flavio Bertozzi  articolo letto 5651 volte
Massimo Drago
Massimo Drago

Dimenticato da tutti. O quasi. Ma ancora vivo. Bello carico. Pronto per rimettersi in marcia. Per salire su un treno in corsa. Torna a parlare dopo tanto tempo, l’ex trainer bianconero Massimo Drago. Tra passato, presente e futuro.

Drago, lei è stato esonerato dal Cesena ventitré mesi fa. Cosa è successo da allora?
“Ho avuto modo di sbollire la rabbia per quell’esonero che mi ha fatto stare molto male. Di godermi a 360 gradi la mia splendida famiglia, la mia Crotone. Per un allenatore non è mai facile rimanere a spasso, ho vissuto momenti non facili. Che però, anche grazie all’aiuto della fede, ho superato. Ora sono pronto per tornare. Nei mesi scorsi ho detto no a diverse squadre, fra le quali il Livorno, il Catania, il Pordenone. Adesso aspetto la chiamata giusta, un progetto serio”.

Lei, fino a due anni fa, era uno degli allenatori emergenti del calcio italiano. Adesso invece nessuno parla più di Drago. Perché?
“Forse perché sono un allenatore poco sponsorizzato. Forse perché, il sottoscritto, la scorsa stagione avrebbe dovuto rimettersi subito in carreggiata, senza farsi troppe paranoie. Di sicuro, in questo ultimo biennio, il calcio è cambiato tantissimo. Siamo davanti a un calcio globale, dove le categorie stanno perdendo di importanza: ora si fa presto a mandare allo sbaraglio un mister che arriva dal basso, ci si mette ancora meno a segarlo senza pietà dopo poche giornate. C’è confusione, nel mondo della pedata italiana. E non è certo un caso se siamo freschi reduci da una delle estati più nere del calcio nostrano”.

Cosa risponde a chi afferma che lei, nel 2015-16, con quello squadrone bianconero sarebbe dovuto andare dritto in A?
“Dico che non si può ragionare su quella rosa di allora con gli occhi di oggi. Adesso uno pensa ai Sensi, ai Kessie, ai Caldara. Magari non ricordandosi che Sensi quell’estate non lo voleva nessuno, che Kessie era arrivato a Cesena nelle vesti di quinto difensore, che Caldara all’epoca era ancora acerbo. Che dire? Che questa critica mi scivola addosso. Il bilancio di quella stagione, per me, rimane più che positivo. Quell’anno, a Cesena, ho proposto un calcio spumeggiante e fatto guadagnare tanti soldini preziosi alla società... ”.

Ci sarebbe poi da parlare del suo allontanamento avvenuto dopo quel ko di Frosinone, a fine ottobre 2016.
“Ufficialmente, la mia panchina, è saltata dopo quel 2-1 del Matusa. In realtà, la mia storia in bianconero, si era forse chiusa già una manciata di giornate prima. Dopo l’1-1 con la Spal. Ricordate? Quella sera, al Manuzzi, prendemmo gol in pieno recupero. Un paio di giorni dopo Lugaresi disse pubblicamente che il suo Cesena, in quella gara, aveva toccato il fondo. Ma come il fondo? Manco fossimo al... Real Madrid. Ecco, è stato in quel frangente che mi sono sentito delegittimato nei confronti della squadra. Eppure eravamo all’inizio del campionato ed io ero fresco reduce da un biennale voluto fortissimamente dalla società”.

Una persona da ricordare e una da dimenticare legata alla sua avventura in Romagna?
“Fra le persone da ricordare metto sicuramente Foschi: da lui ho imparato tantissimo e quell’esonero, lo so bene, non dipese da lui. Mi piace ricordare anche Corrado del ristorante Rugantino, mio confidente in tante serate difficili. Chi voglio dimenticare? Tutti quelle persone che erano vicine a Lugaresi, soci compresi. Tutte brave persone a livello umano, ci mancherebbe altro. Però, allo stesso tempo, persone scarse dal punto di vista imprenditoriale. E credetemi, non parlo così perché ho ancora il dente avvelenato per quell’esonero. Forse non è un caso se il Cesena, la scorsa estate, è fallito in quel modo... ”.

Come ha vissuto dalla sua Crotone questo crac?
“Con grande tristezza. Io, Cesena, continuo a portarla nel cuore. Non solo perché in Romagna ho conosciuto gente splendida. La panchina del Cesena, ve lo dico apertamente, per me non rappresentava un punto di partenza. Ma un punto di arrivo. Un fallimento si porta dietro sempre dietro mille scorie. Io però, ora, voglio guardare avanti. Faccio il tifo per voi. Mi auguro di rivedervi fra i professionisti già il prossimo maggio. Potete farcela. Anzi, dovete farcela. Perché, a dirla tutta, siete capitati in un girone molto facile. Senza altre vere big. Lo so bene che in D non c’è nulla di scontato, lo so bene che a Cesena le pressioni sono forti, lo so bene che ora in classifica siete solo terzi. Però ripeto: solo voi potete perdere questo treno che porta subito in C... ”.