Lauro: “Ho lasciato il Cesena per colpa dei fratelli Campedelli”

A tu per tu con l’ex difensore bianconero: “Il Cavalluccio andrà in C, prima però bisognerà agire pesantemente sul mercato. Io come il Conte: quando il cuore vale più dei piedi buoni...”
22.11.2018 08:00 di Flavio Bertozzi  articolo letto 3989 volte
© foto di Federico De Luca
Lauro: “Ho lasciato il Cesena per colpa dei fratelli Campedelli”

Nome: Maurizio. Cognome: Lauro. Segni particolari: mito bianconero.

Lauro, che fa ora di bello?

“Alleno gli Allievi Nazionali dell’Ascoli. Lavoro a venti minuti da casa. Mi diverto, sono felice. Per adesso va benissimo così. Poi magari, un giorno, torno nel calcio che conta…”.

A proposito, è vero che nel 2015 ha rischiato di tornare a Cesena?

“Vero, questa cosa la sanno in pochissimi. Drago, mio vecchio compagno di squadra ai tempi di Chieti, mi voleva come collaboratore tecnico. Ma Foschi & Co. dissero di no”.

Le sue giornate più belle in bianconero?

“Quel famoso pomeriggio vissuto a Piacenza nel 2010 non si scorda più. Subito dopo metto lo 0-0 di Verona che ci regalò la promozione in B nel 2009. E poi l'1-0 raccolto in extremis in A contro il Chievo nel 2011. Con quella vittoria iniziò la nostra rimonta da paura, con Ficcadenti in panca”.

Un pettegolezzo: in quegli anni, nello spogliatoio bianconero, ha incontrato più raccomandati o più omosessuali?

“A Cesena ho convissuto con qualche giocatore scarso ‘sponsorizzato’ da procuratori potenti o direttamente dal Presidente: i nomi, però, non li posso fare. Calciatori omosessuali? Solo forti sospetti…”.

Perché nell’estate del 2012 salutò il Cesena?

“Eravamo reduci da una retrocessione devastante. Io però ero bello carico, smanioso di ripartire. Cominciai il ritiro di Acquapartita. Ma sia Nicola Campedelli che suo fratello Igor mi fecero passare la voglia di...Cesena. Così, seppur a malincuore, me ne andai alla Ternana”.

Il suo ‘vecchio’ Cesena non esiste più.

“Cesena per me è come una seconda casa, a Cesena ho ancora tanti amici: il recente fallimento mi ha fatto stare male. Ora spero di rivedervi il prima possibile fra i prof. E non soltanto perché fra le fila bianconere è tornato a giocare il mio vecchio amico De Feudis”.

Il Conte e Lauro: le vostre storie sono simili.

“Entrambi siamo ‘figli’ di Bisoli. Entrambi siamo rinati a Cesena dopo la retrocessione del 2008. Quell’estate estate eravamo finiti ai margini della rosa, volevano darci via a tutti i costi. Invece siamo rimasti ed è arrivato il doppio salto dalla C alla A”.

Spesso non serve avere i piedi buoni per diventare degli idoli della curva.

“Per fare un giocatore apprezzato dalla gente non basta solo la qualità. A fare la differenza sono pure la grinta, l’umiltà, l’attaccamento alla maglia, il cuore. Io, in carriera, diverse volte ho tolto il posto a difensori molto più bravi di me”.

Lei segue sul web il Cesena: che idea si è fatto del Cesena?

“Il Cesena è una buona squadra, con delle individualità importanti come il già citato De Feudis, come lo strepitoso Agliardi, come bomber Ricciardo. Come Alessandro, che un anno ha giocato con me sempre a Cesena. Certo, i bianconeri non stanno giocando proprio benissimo. E, vista la classifica e l’ultimo brutto ko maturato a Pineto, non ammazzeranno di certo il campionato…”.

Il Matelica è già a +5: resta fiducioso in chiave promozione?

“Il Matelica sta andando forte ed è un’ottima squadra ma, se il Cesena farà bene nel mercato di riparazione, sono certo che alla fine saranno i bianconeri ad andare in C. Ora però, Pelliccioni, dovrà portare a casa rinforzi importanti per la categoria, soprattutto in difesa e a centrocampo. In questo momento l’imperativo del Cesena è uno solo: non perdere altro terreno dal Matelica da qui a Natale. I campionati, lo sapete di meglio di me, si vincono in primavera…”.