Giaccherini: “Quegli insulti presi a San Marino mi hanno fatto stare male”

L’ex bianconero si confessa: “Col Milan di Ibra l’emozione più bella, che errore con la Juve! A farmi svoltare sono stati Bisoli e un…funerale. De Feudis merita il pokerissimo”
27.03.2019 18:00 di Flavio Bertozzi   Vedi letture
Giaccherini in bianconero
© foto di Federico Gaetano
Giaccherini in bianconero

Emanuele Giaccherini, dal 2008 al 2011, con il Cavalluccio è riuscito a conquistare uno strepitoso doppio salto ‘bisolizzato’ dalla Prima Divisione alla serie A. E pure una salvezza da urlo in Paradiso, alla corte di Ficcadenti. Da allora, di acqua sotto i ponti, ne è passata parecchia. Nel frattempo, la Pulce di Talla, si è tolta grosse soddisfazioni (anche) alla Juventus e in Nazionale. Eppure, il Giak, è rimasto il ragazzo timido, riservato ed educato di allora. Uno che, a differenza di molti altri suoi ex colleghi bianconeri che hanno (più o meno) sfondato nel calcio che conta, si ricorda sempre dei suoi vecchi amici ‘targati’ Romagna. Del suo amato Cesena.

Giaccherini, possiamo dire che la sua carriera è svoltata all’improvviso grazie a un…funerale?
“Sì, lo possiamo dire. Era l’estate del 2008, ero col Cesena in ritiro a Castrocaro Terme. Praticamente ero fuori rosa. Stavo anche pensando di smettere col calcio professionistico. Poi un giorno, all’improvviso, venne a mancare il padre di Veronese. Marco lasciò ovviamente il ritiro per andare al funerale. Bisoli mi impiegò in un’amichevole contro dei dilettanti. Bene, quel test mi ha cambiato letteralmente la vita. La mia lunga e difficile scalata al calcio italiano è cominciata proprio quel giorno…”.

La partita da ricordare e la partita da dimenticare con addosso la casacca del Cesena?
“La gara da ricordare? Troppo facile: Cesena-Milan 2-0. Quella sera di settembre 2010 ci guardava  tutto il Mondo. Quella sera tutti aspettavano Ibrahimovic, la vittoria del Diavolo. Ed invece abbiamo vinto noi, grazie anche a un mio gol. Come partita da dimenticare scelgo invece un Cesena-Juventus andato in scena sempre in quella stagione. Quella volta riuscimmo a strappare alla Vecchia Signora un buon 2-2. Io, però, in quel match riuscii a sbagliare in maniera clamorosa un gol incredibile. Un gol già fatto...”.

I tre personaggi del mondo Cesena che ricorda con più affetto?
“Non posso non partire dal mitico Pierpaolo Bisoli: con lui in due anni ho vinto altrettanti campionati, come dicevo prima è stato proprio lui l'artefice della mia ormai insperata esplosione. Poi dico Fiorenzo Treossi, che era molto più che un semplice team manager. Infine mi piace ricordare il grandissimo Marco Parolo. Con lui ho passato tanti bei momenti in Nazionale. Ma tutto è cominciato a Cesena. Marco, per me, non era un semplice compagno di squadra. Ma un amico...”.

Quanto le hanno fatto male quei fischi e quegli insulti gratuiti ricevuti in quella ‘famosa’ gara di Coppa Italia?
“Me la ricordo bene quella gara di Coppa contro l'Ascoli giocata a San Marino nell'agosto del 2011. Io stavo per accasarmi alla Juventus. Il mio passaggio a Torino ormai era cosa fatta. Proprio per questo, Giampaolo, quella volta mi spedì in tribuna. Io ero allo stadio assieme a mia moglie, che tra l’altro era incinta. Dei tifosi bianconeri cominciarono a contestarmi, ad insultarmi. Sono stato male, quella sera. Perché io volevo bene al Cesena. Poi, per fortuna, il tempo ha sistemato un po’ le cose. Quello è stato un episodio isolato. So che la gente di Cesena mi vuole ancora bene. Vedo questa cosa anche d’estate, quando torno nella ‘mia’ Romagna per fare le vacanze…”.

Anche da lontano riesce ancora a seguire le gesta del ‘nuovo’ Cesena?
“Assolutamente sì! Vado sempre a controllare i risultati, ogni tanto guardo anche gli highlights sul telefono. Insomma, nel mio piccolo cerco di rimanere informato. Ho visto che siete ancora primi, che mancano poche gare al termine: dovete stringere i denti e tenere duro! Vi auguro di poter festeggiare il prima possibile questa meritata promozione in C. A proposito, fatemi fare un grosso in bocca al lupo anche al mio ex compagno di merende bianconere De Feudis. Caro Beppe, questa può essere la tua quinta promozione con addosso quella maglietta colorata di bianco nero: fantastico!”.

Come sta vivendo questo momento assai delicato del suo Chievo?
“La nostra situazione di classifica è complicata. Ma io, anche grazie all’aiuto di mister Di Carlo, cerco di stare sempre sul pezzo. Cercheremo di vendere cara la pelle sino alla fine. In queste gare che rimangono dobbiamo fare più punti possibili, poi alla fine faremo i conti…”.