Costantini-Spal perché noi non ci credevamo

Trafila delle giovanili a Cesena per il ventenne pesarese, poi la bocciatura, il passaggio in D e ora il ritorno. E intanto qua si “vendono giovani a peso d’oro”...
 di Gian Piero Travini  articolo letto 3426 volte
Tommaso Costantini
Tommaso Costantini

Tommaso Costantini arriva oggi alla Spal dal Mezzolara. Classe ’96, in D con gli emiliani si è ritagliato un posto da titolare in questa stagione giocando esterno altro con 15 partite, 4 reti e un bel po' di assist. Il tecnico della Spal, Semplici, lo ha visionato e lo ha trovato adatto al suo gioco e prova a dargli un’occasione.
Occasione che a Cesena Tommaso non ha avuto.

Abbondanza. Masolini. Medri. Riccipetitoni. La trafila delle giovanili dell’era Campedelli-Mancini Tommaso se la fa tutta, pescato nel serbatoio pesarese. Si allena un paio di volte con la prima squadra di Bisoli, durante il trambusto societario che porta Giorgio Lugaresi in sella. Ma per Tommaso non è cosa: il mister di Porretta Terme non ha ottimi rapporti con i giovanissimi, Angelini non lo vede particolarmente, Tommaso va a fare la Primavera in prestito al Carpi: ci lascia 15 presenze, 4 gol e un ginocchio che lo tiene fuori dai giochi per molto. Per troppo. Torna a Cesena ma non è cosa, quindi si svincola a dicembre 2015 e si lecca le ferite a casa, alla Vis Pesaro. Poi si rimette in gioco in D col Mezzolara, domina, e ora torna in Paradiso. Segnalato anche a squadre di serie A, è la Spal che lo preleva, dopo che da un paio di settimane le voci correvano.

Un settore giovanile che funzioni propone giovani che ritiene adatti per la prima squadra. Il settore tecnico li valuta e prova a farli esordire. Se l’esordio non è del tutto soddisfacente, il giovane viene girato in prestito per fargli fare esperienza. Se l’impatto del giovane è soddisfacente e si è in una squadra che fa del vivaio la sua ricchezza, si investe sportivamente sul giocatore e lo si fa aumentare di valore. Poi, come è giusto che sia, si cerca di ricavare un profitto economico sull’investimento sportivo: lo si vende. Questo per logica, per necessità, per regola. E per buon senso.
Attualmente l’unico giocatore proveniente dal settore giovanile bianconero ad aver avuto continuità in prima squadra - al netto delle squalifiche per doping - è Dalmonte. Setola per ora non fa testo, Moncini è stato ‘rimandato’ e gioca a Prato, Gasperi è infortunato. A tutto il 2017 il piatto della gestione Lelli del settore giovanile non è ricchissimo.

E intanto Francesco Urso, ex capitano della Primavera, viene ceduto al Vicenza nel 2014 per avere in contropartita Sasà Maiorana, di due anni più giovane: 2 mln il valore in entrata e in uscita per un’operazione a costo zero. Urso è titolare fisso al Vicenza in serie B, giusto qualche posizione in classifica più in alto dei bianconeri. Maiorana è riserva al Santarcangelo. E il fondo ammortamento cresce.
E intanto Amadou Diawara gioca a pochi chilometri da Cesena e finisce a Bologna nonostante Luca Mancini - presidente del San Marino - dove appunto Diawara sgambettava nel 2014 - sia socio fondatore di Cesena & Co. - controllante di AC Cesena spa - e soprattutto uno dei finanziatori principali dei bianconeri.
E intanto dalle colonne del Resto Del Carlino Rino Foschi dichiara che “abbiamo venduto e venderemo giovani del vivaio a peso d’oro ed il merito della loro crescita va all’ottimo lavoro del team coordinato da Gigi Piangerelli”. Permangono un paio di dubbi su questa asserzione: il primo è se si tratti di ‘vendere’ o piuttosto di ‘svendere’, il secondo è che non è positivo vendere un calciatore in crescita, dato che solitamente si tende a venderlo quando è già cresciuto.

Forse il settore giovanile sta lavorando bene, ma i frutti di questo lavoro, di questo vivaio, sono altri a goderseli. Ammesso e non concesso che non si tratti di operazioni finanziarie mirate solamente al riequilibrio della p/a.
Ma parliamo della stessa società che non ha voluto riscattare Lapadula a suo tempo. Perché non lo voleva Bisoli, stando a quello che sostengono i dirigenti che preferiscono buttarla un po’ in caciara.
Il problema non è mai stato Pierpaolo Bisoli.
Il problema è avere abbastanza lucidità per ammettere che qualcosa non ha funzionato senza bisogno di celebrare come successi anche le miserie.
O per rimanere in sella a una poltrona. Che continua a traballare, anche se momentaneamente vuota causa vacanze all’estero.