Savignanese-Cesena 2-0: bagno di umiltà

02.09.2018 18:27 di Redazione TUTTOCesena  articolo letto 4360 volte
Savignanese-Cesena 2-0: bagno di umiltà

SAVIGNANESE Pazzini, Vandi, Giacobbi, Brighi (80' Turci), Succi, Gregorio, Manuzzi R (30' st Peluso), Gasperoni (1' st Scarponi), Longobardi (30' st Guidi), Manuzzi F, Brigliadori A disp: Forastieri, Giua, Tamagnini, Gori, Battistini All Farneti
CESENA Sarini, Zamagni (19' st Cappellini), Valeri 29' st' Tola), Campagna (58' Poggi), Benassi, Noce, De Feudis, Biondini, Ricciardo, Alessandro, Tortori (19' st Andreoli) A disp: West, Cola, Gori, Casadei, Zammarchi All Angelini
RETI 9' Giacobbi; 11' st Vandi 
AMMONITI Campagna, Vandi, Succi, Scarponi, Alessandro, Peluso, Biondini
ESPULSO Benassi.

di Bruno Rosati

CESENATICO.  “Sì, ma va tutto bene. Guardami, sto benissimo. Fidati, andrà tutto bene. Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita.” È questa la frase pronunciata da Edward Norton con cui si chiude Fight Club, film del ’99 di David Fincher. Oggi attraversiamo un momento molto strano nella vita del Cesena Calcio, per lo meno non consueto dato che si trova a disputare una stagione tra i dilettanti a 58 anni di distanza dall’ultima volta.
Sui titoli di coda di Fight Club viene utilizzata come colonna sonora la canzone Where Is My Mind?, dei Pixies. Il cantante del gruppo, Black Francis, lo ha scritto ispirandosi ad una sua immersione subacquea nel Mar dei Caraibi. Chissà quali parole avrebbe usato dopo un bagno nell’Adriatico o sotto l’ombrellone delle spiagge di Cesenatico. Non importa, oggi ci basta il titolo. “Dov’è la mia testa?”, se lo dovrebbe chiedere l’intera squadra scesa in campo. Le reti dei gialloblù sono arrivate nei minuti iniziali, sia nel primo tempo che ad inizio ripresa, avvisaglia di un approccio troppo distratto. La disattenzione collettiva emerge nel difendere su calcio piazzato. Entrambi i gol della Savignanese sono firmati da difensori; il primo è arrivato a seguito di un corner sul primo palo, il secondo invece da una punizione battuta sul palo più lontano. I padroni di casa vanno in rete anche una terza volta, ancora sulla ribattuta dopo un angolo, questa volta annullata per fuorigioco.
“Dov’è la mia testa?”, se lo dovrebbe chiedere Benassi dopo essersi fatto espellere per aver applaudito ironicamente il direttore di gara.
“Dov’è la sua testa?”, se lo dovrebbe chiedere chi dalle fasce fa partire traversoni alla ricerca di Ricciardo. La punta si spende molto e non si tira indietro dalla battaglia ma i cross che arrivano dalle corsie laterali sono spesso calibrati male e si perdono nel vuoto.
“Dov’è la mia testa?”, se lo dovrebbe chiedere mister Angelini, nel constatare la mancata reazione dei giocatori in campo, limitati bene dalla chiusura ermetica della Savignanese.
“Dov’è la mia testa?”, ce lo dovremmo chiedere tutti noi. Essere allo stadio Moretti di Cesenatico per assistere a questa partita è una scelta di cuore. Lo stesso cuore che ci hanno messo De Feudis e Biondini decidendo di tornare a vestire il bianconero. Segno che l’affezione per il Cavalluccio è viscerale e profonda, va ben al di là del palcoscenico su cui si va in scena. Ma il cuore non basta. Ci vogliono testa e concentrazione. Due caratteristiche che sono mancate a chi ha disputato la gara. Nella sua ultima partita ufficiale, avevamo lasciato il Cesena vittorioso sul prato del Manuzzi contro la Cremonese. Ce lo ritroviamo contro la Savignanese. Con tutto il rispetto per una squadra che si è dimostrata ben organizzata e ha legittimato appieno la vittoria, non è facile prenderne atto. Savignano era un posto dove andare a bere con qualche amico, per passare una serata tranquilla. Magari in un pub fuori città, dove il tappeto musicale alternative rock in sottofondo propone brani come Where Is My Mind? dei Pixies.
Savignano oggi è la nostra realtà. La serie D è il nostro nuovo mondo e nulla ci dice che sia solo di passaggio, specie se gli avversari vengono fronteggiati nella maniera con cui oggi ci si è contrapposti alla Savignanese. Se si vuole risalire, bisogna quanto prima accettarlo. E per accettarlo non basta il cuore, serve la testa.