LA LAVAGNA - Punti di vista

 di Bruno Rosati  articolo letto 1566 volte
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
LA LAVAGNA - Punti di vista

Finisce con uno 0 a 0 il campionato del Cesena, risultato che i bianconeri non maturavano dallo scorso ottobre allo stadio Menti di Vicenza. Un’annata piuttosto anonima, iniziata malissimo e conclusa benino, viene mandata in archivio fra le immagini dei tifosi veronesi giunti in massa in Romagna per festeggiare la promozione. Da ricordare ci sarà ben poco, se non il rimpianto per quello che doveva essere e non è stato oppure il sollievo per ciò che ad un certo punto si era prospettato ed invece non si è verificato. Punti di vista. Sta di fatto che gli obiettivi prefissati ad inizio stagione sono stati del tutto mancati e ciò non deve passare inosservato.

Contro gli scaligeri si è deciso di schierare una formazione imbottita di riserve per lasciare spazio a chi ha giocato meno nelle altre partite. Bardini fa il suo debutto in porta e Setola viene rispolverato dopo mesi, tra i difensori centrali vengono lasciati in panchina sia Capelli che Perticone. Il Cesena, pur essendo già salvo, non vuole comunque sfigurare nell’ultima gara casalinga e non ha la minima intenzione di lasciar passare gli ospiti, seppur più forti e ben motivati nel ritrovare una serie A che ai nastri di partenza della cadetteria era già data loro per scontata.

L’Hellas parte forte ma il Cesena risponde colpo su colpo e lentamente riesce a prendere campo. Nel corso del match le occasioni latitano, la volontà sembra non mancare ma la costruzione della manovra è troppo imprecisa. Il primo tempo si chiude a reti inviolate ed il secondo riprende sullo stesso canovaccio. Nei primi minuti della ripresa un liscio di Ligi spiana la strada a Romulo che però manda a lato; pochi giri di lancette più tardi, sempre Romulo si trova a calciare da buona posizione ma Bardini è bravissimo a trovare il tempismo giusto dell’uscita e chiudergli lo specchio della porta. Il Verona non avrà altre occasioni. A metà ripresa, Ciano viene pescato liberissimo in area da Garritano ma spara fuori: non è la sua serata e infatti non c’è nessuna sua giocata a scaldare i cuori dei tifosi. Successivamente Rodriguez, nell’unica occasione degna di questo nome in cui viene servito bene, riesce a trovare il gol ma l’assistente segnala fuorigioco e quindi niente di fatto. Nei minuti finali il Cesena non spinge più sull’acceleratore e dunque si arriva al termine per la gioia dei veneti.

Col senno di poi, aver sostituito Laribi con Schiavone si è rivelata una mossa controproducente perché quest’ultimo, nonostante non abbia commesso errori madornali, invece di velocizzare il giropalla ha finito per rallentarlo. Le uniche note positive sono state un Garritano indiavolato, determinato come non mai ed il debutto del bomber della Primavera Akammadu.

Adesso che tutto è finito, anche i più pessimisti possono lasciarsi andare ad un pensiero colmo di speranza: quattro anni fa, il Cavalluccio conseguiva una salvezza in serie B, a tre anni di distanza dalla precedente promozione nella massima categoria. Contestualmente a tutto ciò, il Vicenza retrocedeva direttamente in Lega Pro (non si disputarono i play-out) mentre dal piano di sopra tornavano indietro Palermo e Pescara. Come se non bastasse, il Verona otteneva la promozione in serie A, classificandosi al secondo posto grazie ad uno 0 a 0 (in casa contro l’Empoli) perché la prima posizione era stata occupata da una squadra emiliana. Ora, tutti sappiamo bene cosa sia stata la stagione successiva del Cesena e dove si è arrivati. La preghiera è che questa serie di ricorsi storici e analogie verificatasi in quest’annata sportiva prosegua anche per la prossima serie B.