Bonini: “Con Edmeo sono stato un pirla. E non mi toccate Angelini…”

L’ex bianconero fra passato e futuro: “Che festa a Tokio col Trap nel 1985 e…alla Fiorita nel 1981! Bagnoli? Diceva tre parole in croce, però vinceva. Proprio come Beppe…”
14.02.2019 19:00 di Flavio Bertozzi  articolo letto 3433 volte
© foto di Federico De Luca
Bonini: “Con Edmeo sono stato un pirla. E non mi toccate Angelini…”

Qual è stato il caschetto d’oro più famoso degli anni ottanta? Se a Napoli e dintorni tutti vi risponderanno Nino D’Angelo, nel resto dello Stivale (Romagna compresa) il 99% della gente vi tirerà invece fuori il mitico Massimo Bonini.

Bonini, lei con la Juventus ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Il trionfo che ricorda con più affetto?
“Ogni successo ti lascia sempre qualcosa dentro. Se è vero che il primo Scudetto non si scorda mai, è anche vero che la gioia più grossa in carriera l’ho vissuta a Tokio, nel 1985. Quando assieme alla Vecchia Signora del Trap ho vinto la Coppa Intercontinentale. Battendo l'Argentinos Juniors in quella partita indimenticabile…”.

Lei all’ombra della Mole è entrato nella storia del calcio. Tutto, però, cominciò a Cesena. Alla corte di Bagnoli.
“Arrivai a Cesena giovanissimo, era il 1979. Il primo anno sfiorammo subito la A. La stagione successiva ci riprovammo e…arrivò il trionfo. Ricordo come se fosse ieri quel 2-0 rifilato all’Atalanta alla Fiorita, quella famosa vittoria che ratificò la promozione. Io segnai il primo gol, Garlini siglò il raddoppio”.

Non ha un piccolo rimpianto legato alla sua carriera? Magari un rimpianto 'targato' Cesena...
"Il rimpianto c’è. Ed è pure bello grosso. Era il 1993. Avevo 33 anni. Il Bologna era ormai fallito. Io ero reduce da un infortunio a un ginocchio ma ero ancora integro, smanioso di continuare a giocare a calcio. Volevo tornare a tutti i costi al Cesena. Anche gratis. Chiamai un dirigente bianconero per propormi, lui mi disse che non avevano bisogno di me. Lasciai perdere. E...staccai la spina. Il mio errore più grande? Fu quello di non andare a parlare di persona con il vecchio Lugaresi, in sede. Sono sicuro che Edmeo, guardandomi dritto negli occhi, avrebbe capito la mia voglia di…revival. Quella volta sono stato davvero un gran pirla...".

Torniamo ai tempi della Juve. Ci dica la verità: quante volte le hanno chiesto di tirare fuori l’aneddoto della sigaretta di Platini?
“Tante, troppe. Tutte le volte che si parla del sottoscritto viene sempre fuori questo aneddoto. Che volete che vi dica? Ormai me ne sono fatto una ragione. Di certo, se avessi incassato un euro ogni volta che ho dovuto parlare di quella ‘famosa’ sigaretta fumata da Le Roi, ora sarei ricco. Ricco sfondato…”.

Che poi, quel famoso aneddoto, diversi giornalisti l’hanno raccontato infarcito di inesattezze.
“Giustissimo! Ad esempio non è affatto vero che tale storiella si consumò fra il primo e il secondo di una partita di campionato. Il tutto si svolse ‘semplicemente’ nel quartier generale di Villar Perosa, prima di un un’amichevole in famiglia. L’Avvocato Agnelli scese negli spogliatoi per salutare la squadra. E vedendo Platini intento a fumarsi una sigaretta esclamò ‘Michel, lei fuma prima di una partita?’. Platini rispose: Avvocato, non si preoccupi. L’importante è che non fumi Bonini. E’ lui quello che deve correre, mica io…”.

Parliamo ora un po' del Cesena di oggi. Il diesse bianconero è un sammarinese come lei.
"So bene quanto Pelliccioni voglia bene al Cesena. Mi fa piacere vederlo lassù in vetta alla classifica con la sua 'creatura'. Non lo dico io, lo dicono i fatti: la squadra bianconera, dopo i robusti innesti portati dal mercato di riparazione, ha cambiato letteralmente marcia. Il Matelica non molla, ma il Cesena ora è davvero di un'altra categoria. Alfio si è già meritato sul campo la riconferma per la prossima stagione. Ovviamente in serie C...".

A proposito di futuro: che ci dice invece di mister Angelini?
"Dico che va assolutamente riconfermato pure lui! Chi dice che Beppe ha poca grinta, che Beppe parla poco, non ha capito nulla: nel calcio contano solo i risultati e lui, su quella panchina, sta facendo benissimo. Anzi, di più. Dodici vittorie nelle ultime tredici gare? Non devo aggiungere altro! Anche Bagnoli stava sempre zitto. In partita diceva tre parole in croce, di cui due in dialetto. Però noi 'capivamo' ugualmente tutti i suoi insegnamenti. E i punti, quasi sempre, li portava a casa il Cesena. Proprio come sta accadendo adesso...".