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CORRIERE ROMAGNA - Lauro se ne va in lacrime "Lasciare Cesena è un po' come morire"
14.07.2012 12:04 di Francesco Satanassi
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Fonte: corriere romagna Alle 17 è entrato per l’ultima volta in sede: ha firmato e salutato. Poi ha raggiunto la moglie e ha iniziato a preparare la valigia. Destinazione Norcia, dove da domani, nel ritiro della Ternana, ci sarà anche Maurizio Lauro. L’addio. Contratto biennale e una B da protagonista. Ecco la proposta della matricola umbra, molto diversa da quella del Cesena, che ha preferito non allungare il rapporto con il terzino e voltare pagina: «Purtroppo è andata a finire così - fa Lauro - non avrei mai voluto lasciare questa squadra, specialmente dopo una retrocessione amarissima. Sarei rimasto anche a scadenza, mi sarebbe bastato sentire la fiducia della società. E invece questa fiducia non l’ho sentita. Rispetto le scelte del Cesena, ci mancherebbe, però mi dispiace moltissimo che non abbiano più creduto in me e soprattutto mi dispiace lasciare la squadra e la città in cui avrei voluto chiudere la carriera. Ho vissuto i 6 anni più belli della mia vita, ho vinto tre campionati, perché io ci metto anche la salvezza con Ficcadenti, ho visto nascere mio figlio, sono riuscito a instaurare un rapporto totale non solo con i tifosi del Cesena, ma anche con la città. La cosa più bella è stata innamorarsi della gente comune, diventare amico di persone che neppure conoscevano la mia professione. Mi mancheranno tantissimo e per fortuna non ho salutato nessuno, perché i saluti mi fanno soffrire, specie in questa giornata, con un ex compagno (Budan, ndr) che sta passando ore terribili». Gli inizi. Questa è una storia cominciata nel 2006, quando Castori scelse un terzino ruvido dopo aver sfiorato la A. Lauro riavvolge il film e va a braccio per 45 minuti, il suo ultimo tempo da giocatore del Cesena: «L’impatto con la squadra e con la città è stato subito positivo, anche se il primo fu un campionato particolare visto che ci trovammo di fronte Napoli, Genoa e Juve. La squadra era più debole di quella che sfiorò la A, ricordo che quando entrai in sede per la prima volta c’era Ferreira Pinto che usciva dopo aver firmato con l’Atalanta, eppure ci salvammo senza problemi grazie a un ottimo girone d’andata. Assai più complicata la stagione successiva: saltai il ritiro per operarmi alla schiena, rientrai a settembre e mi strappai. Quell’anno non siamo mai riusciti a trovare un’identità di squadra e siamo retrocessi meritatamente». Si vola al 2008, l’estate più difficile: «E’ stata la più brutta perché la società decise di mettermi fuori rosa. Ma due giorni dopo la sconfitta con la Reggiana alla prima giornata, Bisoli mi convoca in sede e mi fa: “Voglio puntare su di te, sei dei nostri”. Ero un giocatore quasi finito, mi voleva solo il Real Marcianise. Grazie a Bisoli ho ricominciato a sorridere. E a vincere». I successi. Appunto, la doppia promozione dalla Prima divisione alla A è entrata nella storia e Lauro non ha rimosso nulla: «La prima è stata più difficile, perché la squadra era nuova e partimmo malissimo. Poi, dopo la sconfitta di Venezia, ci siamo ritrovati negli spogliatoi: Biasi, Veronese e io abbiamo usato parole forti e da quel giorno abbiamo cambiato marcia. Il momento più difficile dell’anno successivo è stato quando Bisoli mi propose di giocare terzino. Io non volevo: è stata la mia fortuna. Nella mia mente resteranno la gara di Piacenza ma anche gli assist per i compagni, su tutti quel doppio dribbling di Brescia, dove evidentemente c’era qualcuno ad aiutarmi dall’alto perché non so ancora come ho fatto». La serie A. Con Ficcadenti, l’anno dopo, Lauro ha cominciato piano e ha finito forte: «Davanti avevo Nagatomo, ma non ho mollato e da quando sono entrato in campo con il Cagliari non sono più finito in panchina. Il complimento più bello di questi 6 anni me l’ha fatto proprio Ficcadenti. A fine anno mi ha salutato e mi ha detto: “Sei stato un giocatore esemplare. Io non ti ho regalato nulla e tutto quello che hai avuto te lo sei meritato”. Non me l’aspettavo, soprattutto da un allenatore silenzioso che non rideva quasi mai. Lo devo ringraziare, perché mi ha dato fiducia, così come sarò per sempre grato a Castori e Bisoli: il primo mi ha portato qua, il secondo mi ha rilanciato. Sul campionato di quest’anno non ha più senso tornarci: è stata un’annata da dimenticare e basta, anche se alcune critiche alla vecchia guardia le ho trovate ingiuste».
Il futuro. Un sospiro e la chiusura: «Ora devo pensare alla Ternana. Il mio primo pensiero va a Cesena-Ternana: la mia gara. Sarà la più difficile della carriera». Altre notizie - Rassegna stampa
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