Venerdì 24 Maggio 2013
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CORRIERE ROMAGNA. Calcio-scommesse. De Falco, la battaglia non è finita

12.07.2012 13:59 di Giovanni Guiducci  articolo letto 587 volte
Fonte: Luca Alberto Montanari per il Corriere Romagna
© foto di AzFootball/TuttoLegaPro.com

 

«Tutto è cominciato con quel maledetto deferimento arrivato a fine aprile, quando mi è crollato il mondo addosso. Poi è arrivata la sentenza della Commissione disciplinare: 3 anni e 9 mesi di squalifica per tentato illecito. Non volevo crederci».
Riavvolgere il film degli ultimi mesi di Franco De Falco è come entrare in un frullatore e accenderlo, con il rischio di rimanere tranciati dalla lama tagliente della giustizia sportiva, per giunta con un'accusa infamante: illecito sportivo. «Non l'avrei proprio sopportato, l'illecito è un'etichetta che non mi ha mai sfiorato in carriera e mai mi sfiorerà, perché io sono un uomo leale e corretto. E infatti la Corte di Giustizia Federale mi ha dato ragione». Da tentato illecito a omessa denuncia: la posizione dell'ex direttore sportivo del Cesena si è notevolmente alleggerita e ora De Falco è un uomo più sereno ma con una gran voglia di continuare a combattere per ottenere giustizia fino in fondo.

La partita. «Sono stato condannato per una partita pulita e soprattutto regolare. Dalle carte è tutto molto chiaro: su Albinoleffe-Piacenza non ci sono state ammissioni, nè riscontri di alcun tipo, ma soltanto un flusso anomalo di scommesse. Nessuno ha parlato di combine e ancora oggi mi chiedo per quale motivo qualcuno abbia deciso di tirare in ballo il sottoscritto».
Quel "qualcuno" è Carlo Gervasoni: «In questi mesi mi sono chiesto per quale motivo Gervasoni abbia voluto coinvolgere me e altri ragazzi e francamente non sono riuscito a darmi una risposta. Anzi, probabilmente una spiegazione non esiste. Di questo processo ho letto migliaia di pagine di ordinanze, mi sono informato, ho cercato di approfondire con i miei avvocati e non sono arrivato ancora a una conclusione: di sicuro, però, sono convinto che ci siano tanti ragazzi innocenti come il sottoscritto che però non hanno ricevuto uno sconto e che ora dovranno rifarsi una vita. Per loro mi dispiace moltissimo, perché smettere di giocare a calcio a 24-25 anni non è facile».

Il processo. Per l'ex bomber della Triestina, che vive a Cesena da una trentina d'anni, sono stati mesi durissimi, come lui stesso spiega: «Non auguro a nessuno, neppure al mio peggior nemico, di trascorrere due mesi e mezzo simili. Mi hanno dato fastidio i commenti di alcune persone che hanno voluto gettare fango sulle persone senza neppure documentarsi, quelle che vedono la notizia e dicono: "Ecco, lo sapevo che avrebbero beccato anche lui". Purtroppo mi sono state appiccicate addosso alcune etichette che non mi appartengono, ma alla fine è stata fatta giustizia perché l'omessa denuncia non ha niente a che vedere con l'illecito e un anno di stop passa velocemente».
 

La famiglia. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto la moglie e i due figli di De Falco, oltre ovviamente agli amici del mondo del calcio: «Per fortuna ho una moglie che tutti gli uomini sognano di avere e due figli che mi hanno sempre rincuorato e difeso. Mi sono sempre stati vicini e mi hanno spronato a combattere per dimostrare la mia innocenza, perché loro sanno chi hanno vicino. Venerdì, quando ho ottenuto questo sconto, anche loro hanno capito che la giustizia esiste. Poi ci sono stati anche i messaggi degli amici e degli addetti ai lavori: Pippo Marchioro, dopo la seconda sentenza, mi ha telefonato ed era in lacrime per l'emozione, come se avessero assolto suo figlio. Mi hanno mandato messaggi tantissimi ex giocatori, ho sentito Igor Campedelli, Valentini e Marin e anche a Trieste, un'altra città a cui sono legato, mi sono stati vicini».
 

Il futuro. Adesso De Falco deve provare a dimenticare l'estate più difficile della sua carriera: «Credevo che peggio dell'estate del 2001, quando terminò il mio rapporto con il Cesena, non ci fosse nulla e invece non è così: undici anni fa fu il direttore sportivo De Falco a soffrire, stavolta invece ha sofferto l'uomo. Ora approfitterò di quest'anno di stop per aggiornarmi e per guardare un po' di partite. Avevo firmato un contratto dal 1º luglio con la Reggiana, ma ovviamente l'accordo non esiste più. Eppure i dirigenti emiliani sanno di potersi fidare e, nonostante tutto, mi hanno chiesto alcuni consigli. Potrei patteggiare per ridurre ulteriormente la pena, ma il patteggiamento è un'ammissione di colpa mentre io sono totalmente innocente. Dunque ricorrerò al Tnas perché anche l'omessa denuncia non regge. E se dovesse andare male, saranno cavoli di mia moglie, che mi dovrà sopportare per un anno intero a casa».


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